T. rex venduto a 50 milioni di dollari, il paleontologo: “Vanità nemica della lungimiranza, possibile perdita per tutti”

Lo splendido esemplare di tirannosauro (Tyrannosaurus rex) chiamato Gus, uno dei più grandi e completi scheletri fossili di questa specie mai scoperti, è stato venduto all'asta da Sotheby's a New York per oltre 50 milioni di dollari (esattamente 50,1 milioni di dollari, 43,80 milioni di euro). La vendita record del 14 luglio 2026 ha “bruciato” la stima iniziale di 20-30 milioni di dollari e il primato di dinosauro più prezioso mai battuto all'asta; lo scettro apparteneva a uno stegosauro di nome Apex venduto sempre da Sotheby's (nel 2024) per 44,6 milioni di dollari.
Nel 2020 Christie's vendette per 31,8 milioni di dollari l'esemplare di tirannosauro Stan, per questo si riteneva che Gus avrebbe più o meno raggiunto una quotazione analoga, tuttavia l'asta tenutasi nella Grande Mela – nel contesto della Geek Week di Sotheby's – ha battuto ogni previsione. Ad aggiudicarsi il T. rex, specie di cui sono stati appena stati descritti i giovani più piccoli mai rinvenuti, è stato un partecipante anonimo che ha fatto la sua altissima offerta telefonicamente. Ciò gli ha permesso di portarsi a casa il colossale teropode del Cretaceo – di 67 milioni di anni – alto 3,8 metri e lungo 11,6 metri, dotato di un enorme cranio da 137 centimetri con tutte e sei le dentature.
A rendere Gus così speciale è la completezza dello scheletro (al 61 percento): è composto da ben 183 ossa fossili (oltre a una trentina di gastralia) e fino all'80 percento della massa ossea originale. Tutto il resto è stato aggiunto con la stampa 3D. Si tratta dunque di uno scheletro fossile eccezionalmente conservato e completo, che avrebbe fatto sicuramente la gioia di Alan Grant, il paleontologo della saga di Jurassic Park interpretato dal compianto Sam Neill, recentemente scomparso. Anche il professor Grant avrebbe sicuramente disapprovato la messa all'asta di un simile, preziosissimo reperto, che è stato – probabilmente – strappato alla scienza da qualche ricco collezionista. Non sappiamo ancora chi si è aggiudicato Gus, ma il facoltoso acquirente potrebbe essere anche uno Stato o un grande museo, come accaduto per il tirannosauro Stan, acquistato dal governo degli Emirati Arabi Uniti per essere esposto presso il nuovo Museo di Storia Naturale di Abu Dhabi. Tuttavia, non si può escludere che sia finito nelle mani di qualche ricchissimo imprenditore che vuole uno scheletro di tirannosauro da esporre nella sala della sua villa da sogno, ed è proprio questo processo che viene mal digerito dai paleontologi. Il fatto che i fossili abbiano raggiunto cifre esorbitanti sta infatti escludendo dalle aste proprio i musei e le istituzioni di ricerca che non possono permettersi simili investimenti. Ciò può disperdere un patrimonio scientifico di altissimo valore per vanità, esibizionismo e status sociale.
“Per quanto possa attrarre l’idea di possedere uno scheletro completo di dinosauro chiuso nel salotto di casa da sfoggiare durante party privilegiati, la vendita di scheletri di dinosauri privati dovrebbe essere molto ridimensionata, a mio parere”, ha affermato a Fanpage.it il paleontologo Filippo Bertozzo del Royal Belgian Institute of Natural Sciences di Bruxelles (presto si trasferirà all'Università di Lisbona), che ha recentemente descritto e nominato l'iguanodonte Cariocecus bocagei. “Un dinosauro completo (e magari appartenente a quelle specie accattivanti, come Tyrannosaurus, Triceratops o Stegosaurus) può raggiungere le decine di milioni di dollari di vendita, un prezzo che ormai è fuori dalla portata dei musei, e raggiungibili solo da miliardari. Ritengo che questa “caccia al pezzo cool” sia completamente esagerata e fuori scala, sotto vari aspetti”, ha tuonato il ricercatore veneto.
“Principalmente – spiega il dottor Bertozzo – un fossile tenuto tra le mura di casa non ha valore scientifico/umanitario, dato che non può essere pubblicato (come richiesto dalle riviste di settore, un esemplare deve essere depositato in una istituzione pubblica); secondariamente, la stessa spesa di un esemplare potrebbe pagare anni di ricerche, spedizioni e scoperte, che porterebbero il nome di tale mecenate tra le pagine della storia. Non sarebbe questo un modo più saggio e lungimirante se davvero si fa una spesa del genere per pura vanità? E, terzo punto finale: Quegli esemplari, tutti importantissimi per la scienza, possono rivelare una quantità enorme di dati scientifici, aiutandoci a capire di più del nostro mondo (soprattutto ora che ci troviamo dentro una nuova estinzione di massa, causata proprio da noi… quale modo migliore di studiare gli effetti dell’estinzione se non negli animali più spettacolari che ne hanno sofferto?). Inoltre permetterebbe di incentivare sempre più generazioni a studiare, sviluppare senso critico e avvicinarsi al mondo naturale.”
Le osservazioni di Bertozzo sono le stesse di moltissimi altri paleontologi, contrariati dalla deriva che ha preso il mercato dei fossili. Talvolta le polemiche accese riescono a far sospendere le aste, come nel caso di quella saltata a giugno in Francia relativa al fossile dell'elasmosauro “Nessie” (non un dinosauro) con una base di 200.000 euro. Ma non sempre è possibile. “Dato che questo dinosauro è stato ritrovato negli Stati Uniti, e in America si può fare ciò che si vuole con i reperti trovati sui propri terreni, l'asta sembra legale”, ha affermato al Guardian il famoso paleontologo Stephen Brusatte dell'Università di Edimburgo, tuttavia ha aggiunto che come scienziato “la cosa mi preoccupa comunque.” Dello stesso avviso il professor Richard Butler, paleontologo dei vertebrati presso l'Università di Birmingham, che ha definito "molto preoccupante l'attuale tendenza a commercializzare e vendere i fossili di dinosauro come opere d'arte rare a prezzi esorbitanti da parte delle case d'asta."
Fra l'altro, acquistare per cifre astronomiche qualcosa che si può ottenere praticamente identica ma senza arrecare danni alla scienza e alla collettività, non ha senso. “Possedere uno scheletro originale al giorno d’oggi, con tecnologie di replica estremamente perfezionate, è una pura perdita di soldi”, ha affermato il dottor Bertozzo. “Per un prezzo estremamente più irrisorio, si può benissimo avere uno scheletro 1:1 da sfoggiare in casa, incredibilmente somigliante all’originale stampato in 3D, lasciando così l’originale in un museo o università. Ne guadagnerebbero tutti, ma troppe volte la vanità è nemica della lungimiranza. Di sicuro, l’asta di ieri potrebbe portare ad una grossa perdita scientifica per tutto il mondo. Speriamo che l’acquirente lo doni ad una istituzione”, ha chiosato l'esperto. Non resta che attendere il nome dell'acquirente, nella speranza che si tratti di una persona (o istituzione) saggia che metta Gus a disposizione dei paleontologi.