“Recuperare peso dopo averlo perso con i farmaci non è inevitabile ma è molto frequente”

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Patrizia Rovere Querini è la direttrice dell’Unità Operativa di Medicina generale a indirizzo salute metabolica e invecchiamento dell’Ospedale San Raffaele. Con lei abbiamo cercato di capire cosa succede quando si perde peso con i farmaci.
Intervista a Patrizia Rovere Querini
Direttrice dell’Unità Operativa di Medicina generale a indirizzo salute metabolica e invecchiamento dell'Ospedale San Raffaele

I farmaci più recenti utilizzati nel trattamento dell'obesità agiscono sul sistema delle incretine, ormoni prodotti dall'intestino che contribuiscono a regolare appetito e metabolismo. Tra questi ci sono la semaglutide, che imita l'azione dell'ormone GLP-1, e la tirzepatide, che agisce invece sui recettori di GLP-1 e GIP. "Questi farmaci agiscono sui meccanismi biologici che regolano la fame e la sazietà, riducendo l'appetito e il desiderio di mangiare", spiega a Fanpage.it la professoressa Patrizia Rovere Querini. Su Fanpage.it abbiamo pubblicato la storia di Francesca, una ragazza di 31 anni che ha usato uno di questi farmaci per dimagrire: dopo aver perso 30 chili, ne ha ripresi 7.

"L’obesità", sottolinea, "non è semplicemente il risultato di un'alimentazione eccessiva, ma una malattia biologicamente complessa, nella quale intervengono fattori genetici, ambientali, ormonali e infiammatori. Per questo la prescrizione di questi medicinali deve partire da una valutazione clinica individuale". In generale, le indicazioni comprendono le persone con obesità, con un indice di massa corporea pari o superiore a 30, e quelle in sovrappeso, con un indice almeno pari a 27, quando siano presenti complicanze correlate al peso. Non sono però farmaci adatti a tutti: esistono controindicazioni, come la gravidanza, e situazioni che richiedono particolare cautela, per esempio nelle persone fragili, negli anziani e in chi ha una ridotta massa muscolare.

"Il recupero del peso non è inevitabile in ogni singolo paziente, ma è molto frequente". Gli studi clinici, spiega Querini, mostrano che dopo la sospensione della semaglutide i pazienti recuperano mediamente circa due terzi del peso perduto nell'arco di un anno. Insieme al peso possono peggiorare anche diversi parametri metabolici che erano migliorati durante il trattamento. Questo non significa che tutti debbano assumere lo stesso farmaco per tutta la vita. La terapia deve essere personalizzata e rivalutata nel tempo, considerando benefici, tollerabilità e condizioni del singolo paziente.

"Per mantenere i risultati, la strategia più efficace, quando il trattamento è appropriato, efficace e ben tollerato, è innanzitutto non sospenderlo senza una ragione clinica. Questo non significa che ogni paziente debba proseguire necessariamente la stessa terapia per tutta la vita: dosaggi, molecole e obiettivi possono cambiare e il percorso va rivalutato nel tempo. Alimentazione equilibrata, attività fisica, mantenimento della massa muscolare e monitoraggio clinico restano fondamentali, ma non sono necessariamente alternative al farmaco. Sono componenti complementari dello stesso percorso di cura", conclude Querini. L'obiettivo, infatti, non è far dimagrire una persona per qualche mese, ma aiutarla a mantenere nel tempo condizioni di salute migliori, sottolineando durante le visite che l’obesità è una malattia cronica che va seguita con costanza.

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