La storia degli orsi della luna salvati dalle fattorie della bile in Vietnam: le foto esclusive

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Orso della luna. Credit: Daniela Rubino
L’etologa Chiara Grasso si è recentemente recata al Santuario degli Orsi Ninh Bình di FOUR PAWS in Vietnam, dove vengono salvati gli orsi sfruttati nelle orrende “fattorie della bile”. Il racconto dell’esperienza accompagnato dalle bellissime foto esclusive di Daniela Rubino.

Nei pressi del meraviglioso Parco Nazionale di Cúc Phuong, nel Vietnam settentrionale, si trova un luogo speciale dove animali sottoposti a indicibili sofferenze trovano ristoro e protezione, ma soprattutto la possibilità di assaporare una vita degna di essere vissuta. È il Santuario degli Orsi Ninh Bình di FOUR PAWS, organizzazione internazionale che da anni si batte in prima linea contro il maltrattamento animale. Nel caso specifico, il santuario è principalmente dedicato agli orsi della luna (Ursus thibetanus), conosciuti anche come orsi dal collare, orsi neri asiatici od orsi tibetani.

Questi plantigradi sono vittime di una delle più atroci forme di maltrattamento perpetrate dall'essere umano, talmente crudele da travalicare il concetto stesso di tortura. Sin da cuccioli, infatti, dopo la cattura vengono intrappolati in gabbie minuscole per l'estrazione della bile, un fluido prodotto dalle cellule del fegato che supporta la digestione (in particolar modo dei grassi) e la filtrazione del sangue. La bile di questi orsi è considerata un ingrediente di pregio nella medicina tradizionale asiatica, per questo motivo sono state messe in piedi mostruose fattorie della bile in diversi Paesi, dove gli orsi vengono quotidianamente torturati – anche per molti anni consecutivi – con lunghi aghi metallici e cateteri per l'estrazione del fluido.

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Orso della luna. Credit: Daniela Rubino

Sebbene la pratica “tradizionale” sia stata vietata praticamente ovunque in Asia, ancora oggi un numero significativo di orsi è tenuto prigioniero per foraggiare questo ricco mercato, ad esempio in Cina, dove la bile viene legalmente estratta attraverso metodi alternativi e meccanizzati. Ma ovunque si registrano ancora sacche di pura illegalità. In Vietnam il divieto risale al 2005: da allora, per chi possedeva una fabbrica, gli animali sfruttati si sono trasformati da fonte di reddito in un costoso problema. Per questa ragione tantissimi esemplari sono stati lasciati morire di fame e stenti nelle loro agghiaccianti prigioni, talvolta appena sufficienti a contenerne il corpo, come mostra la terribile immagine sottostante. Dei superstiti giunti sino ad oggi, si ritiene che alcuni vengano ancora sfruttati per l'estrazione della bile.

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Un orso imprigionato in una vecchia gabbia per l'estrazione della bile. Credit:<br />Asian Animal Protection Network

L'unica certezza è che, al di là del percorso lento e farraginoso della legge, molti orsi della luna hanno ancora assoluto bisogno di protezione: il Santuario degli Orsi Ninh Bình di FOUR PAWS nasce proprio con questo intento. Pur essendo un centro di recupero visitabile, a differenza di molti altri, non siamo comunque innanzi a un'attrazione turistica; si tratta di un luogo di riflessione e sensibilizzazione, dove il pubblico entra anche in contatto con documentari e materiale che mostrano la storia dell'abominevole pratica. Il santuario è inoltre uno strumento che permette alle autorità vietnamite di applicare la legge contro l'estrazione della bile. Senza un luogo dove poter trasferire gli orsi confiscati, infatti, le operazioni di sequestro sarebbero molto più complicate da portare a compimento.

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Orso della luna. Credit: Daniela Rubino

Fra chi ha avuto l'opportunità di visitare recentemente questo preziosissimo luogo vi è l'etologa e giornalista Chiara Grasso, che assieme a una dozzina di connazionali ha toccato con mano la sofferenza di questi sfortunati animali, così come lo straordinario e appassionato lavoro portato avanti dallo staff del centro, sito a un passo da Cúc Phương. Al santuario Ninh Bình, gli orsi della luna che erano stati privati di tutto trovano prati, stagni, alberi, rocce, nascondigli e un ambiente quanto più stimolante e vicino possibile a quello naturale. La semi-libertà (è impossibile rimetterli in natura) è un vero paradiso innanzi al mostruoso confinamento cui sono stati sottoposti fino al salvataggio.

Il pensiero che ancora oggi ci sono animali condannati a un simile trattamento spezza il cuore, lasciando un segno ben più profondo di altre atrocità perpetrate dall'uomo ai danni di creature indifese. «Ho visto fisicamente e concretamente rinoceronti morti senza corna, elefanti senza zanne, eppure non sono mai stata così male come per questi orsi», ha affermato a Fanpage.it la dottoressa Grasso. «La sera piangevo nel letto e mi chiedevo: “Ma perché sto così male per loro? Che cosa hanno di diverso?” Non era nemmeno il fatto, come ho pensato a un certo punto, che sono animali antropomorfi: “Si vede che assomigliano all'essere umano, come postura, come gestualità, hanno le mani…”. Ma ho visto documentari con gorilla mutilati o morti: non era quello il punto. Ciò che mi ha colpito davvero è il fatto che, a differenza di tanti casi di maltrattamento legati alla medicina tradizionale, l'animale deve essere vivo. Nella maggior parte dei casi l'animale viene ucciso per prenderne delle parti. Nel caso degli orsi, invece, devono restare vivi. Si tratta di uno sfruttamento e di un maltrattamento che durano tutta la vita. Loro si svegliano al mattino sapendo che verranno maltrattati. La loro vita è una condanna per produrre la bile. Non possono morire.»

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Opera esposta al centro che mostra l'operazione crudele dell'estrazione della bile. Credit: Daniela Rubino

L'etologa ci ha raccontato anche della terribile sorte toccata a moltissimi esemplari, dopo l'introduzione del divieto di estrazione della bile. All'epoca in Vietnam vi erano circa 4.400 animali imprigionati, ma dopo essere stati dotati di microchip, oltre 4.000 sono stati semplicemente lasciati morire di fame e incuria da chi li deteneva, abbandonati nelle gabbie perché divenuti un costo. «Oggi – spiega la dottoressa Grasso – in Vietnam l'estrazione della bile è una pratica illegale. In Corea del Sud lo è dal primo gennaio di quest'anno. Ma in Cina parliamo ancora di circa 20.000 orsi sfruttati, con catture in natura. Dei 125 rimasti oggi in Vietnam non si sa bene cosa ne sarà. Non si sa nemmeno con certezza se vengano ancora utilizzati. I vari santuari presenti nel Paese, tra cui quello di Four Paws, ne recuperano alcuni, ma si parla di poche decine di individui. Qui, per esempio, ne ospitano 45.»

Potete vedere alcuni degli esemplari ospitati nel centro grazie alle bellissime fotografie di Daniela Rubino, giunta in Vietnam assieme al gruppo di Chiara Grasso: ha gentilmente condiviso i suoi scatti con Fanpage.it e i suoi lettori. «Ci sono luoghi che non si riescono a raccontare», ha affermato Daniela ai nostri microfoni. «Ti restano addosso come un peso, un misto di dolore e impotenza. Ogni giorno sentiamo storie di animali maltrattati che ci spezzano il cuore. Ma quando li hai davanti, quando incroci lo sguardo di chi ha vissuto davvero quell'inferno, tutto cambia. Vedi orsi che per decenni non hanno conosciuto altro che le sbarre di una gabbia stretta come il loro corpo, e che oggi finalmente possono rotolarsi nell'erba e addormentarsi al sole. Sono tornata in Italia con una rabbia sorda da gridare e i loro occhi.»

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Orso della luna. Credit: Daniela Rubino

L'immagine che più è rimasta impressa alla dottoressa Grasso è stata proprio quella delle gabbie, inconcepibili – se mai una gabbia possa esserlo – per animali possenti e fieri come gli orsi della luna. «Io sono alta un metro e cinquanta e questi orsi possono arrivare a un metro e ottanta, se non di più. Ero accovacciata dentro una gabbia dove loro passavano tutta la vita, tutto il giorno, ogni giorno. Passavano, o in alcuni casi, passano ancora.» «Cercano appositamente i cuccioli, uccidono la madre, li catturano e li sfruttano fino alla morte. Li nutrono con mangime per maiali e li tengono rinchiusi. Quello che mi ha fatto più male è l'idea di una sofferenza senza fine, che accompagna questi animali per tutta la loro esistenza. Si svegliano ogni giorno e quella è la loro vita.»

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La dottoressa Chiara Grasso in una gabbia per orsi. Credit: Chiara Grasso

Gli orsi salvati da questa atrocità e trasferiti al centro possono finalmente tornare a respirare, ma il loro recupero è differente da quello di altri animali strappati dalle mani criminali dell'uomo. «Assumono quotidianamente farmaci per curare non tanto le ferite fisiche, che vengono trattate altrettanto bene, quanto quelle psicologiche ed etologiche, i traumi», ha evidenziato l'etologa. Alcuni orsi osservati nel santuario mostravano stereotipie, ovvero comportamenti ripetuti, ma per l'esperta non c'è nulla di sorprendente, alla luce della vita d'inferno trascorsa bloccati in una gabbia e costantemente infilzati per il prelievo della bile. «Probabilmente dovranno assumere psicofarmaci e seguire terapie per i traumi subiti per il resto della loro vita.» «Non a caso – aggiunge – l'unico individuo che si è avvicinato alla rete era un orso arrivato al santuario da cucciolo. Avevano catturato due fratelli dopo aver ucciso la madre, con l'intenzione di utilizzarli per l'estrazione della bile. Per fortuna i responsabili furono scoperti subito e i piccoli furono allevati a mano. Quei due orsi non hanno conosciuto il male vissuto dagli altri ospiti del santuario. Gli altri hanno un rapporto con l'uomo estremamente timoroso o addirittura aggressivo. E come potrebbe essere altrimenti? L'uomo gli ha fatto di tutto.»

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Orso della luna. Credit: Daniela Rubino

Dopo aver lodato le strutture esterne ed interne del santuario, oltre allo splendido lavoro svolto dai keeper, la dottoressa Grasso si è detta ottimista sul fatto che prima o poi questa forma di sfruttamento finirà, ma il problema è che tra le leggi e l'effettivo svuotamento delle gabbie trascorrono decenni. «Il problema – spiega – è che la bile d'orso funziona. Non è come assumere il cavalluccio marino pensando di ottenere prestazioni sessuali straordinarie o bere una pozione al corno di rinoceronte per diventare più forti. In quei casi c'è una componente simbolica e culturale molto forte. La bile d'orso, invece, ha realmente delle proprietà e produce benefici.» «Esistono circa 32 erbe che possono offrire effetti simili, ma impiegano più tempo. In Vietnam oggi si utilizzano alternative, come le erbe medicinali o i farmaci occidentali. Tuttavia, se potessero, molte persone continuerebbero a usare la bile d'orso.»

Secondo l'esperta esiste ancora un importante mercato illegale alimentato dalla Cina, dalle scorte residue e forse anche dai circa 125 orsi ancora presenti negli allevamenti. «La bile viene utilizzata per escoriazioni, ustioni, problemi della pelle e per disturbi dell'apparato gastrointestinale ed epatico. Se fosse soltanto una credenza sarei più ottimista.» Nel frattempo il sistema di estrazione è cambiato: «Non c'è più necessariamente una persona che ogni giorno inserisce una siringa per estrarre la bile. In molti casi il processo è stato meccanizzato: agli orsi viene applicato un sistema simile a una stomia collegato a una sacca dalla quale la bile viene raccolta. Una fine arriverà, come è arrivata per le pellicce e come probabilmente arriverà per altre pratiche. Ma quanto tempo servirà ancora? Quanti animali dovranno soffrire prima che una legge venga applicata davvero, che si diffonda la sensibilizzazione e che questi animali siano finalmente liberati? Perché il problema principale è che continuano ancora a catturarli in natura.»

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Orso della luna. Credit: Daniela Rubino

Prima di osservare gli orsi del centro, durante la visita il gruppo di Chiara Grasso è stato invitato a visionare un documentario dedicato alla storia delle fattorie di bile. «È stato devastante», ci ha riferito: «Eravamo in dodici e non c'era una sola persona che non piangesse o che non fosse sconvolta.»

L'esperta ha affermato che sensibilizzare sulle condizioni di questi orsi è importante, anche in Italia, perché «più persone sanno, più si crea opinione pubblica, più cresce la pressione anche a livello internazionale», ma ha anche aggiunto che gli animali negli allevamenti intensivi soffrono sotto i nostri occhi. «Quante mucche da latte vengono sfruttate per gran parte della loro vita? Quante galline vengono utilizzate per produrre uova e poi abbattute quando la produttività diminuisce, pur potendo vivere molto più a lungo? Quante capre, pecore, tori e maiali vivono situazioni simili?», si chiede l'etologa. È importante acquisire una consapevolezza su una sofferenza evitabile, conclude, così come possono essere evitabili prodotti alimentari derivati dallo sfruttamento degli animali.

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