Serpente trovato morto e annodato come un laccio di scarpe in Veneto, il CRAS che ha condiviso la foto: “Spregevole”

Dal Centro di Recupero Animali Selvatici (CRAS) Difesa Natura 2000 di Villabalzana (frazione di Arcugnano in provincia di Vicenza, Veneto) arriva una storia di una crudeltà inaudita contro gli animali, l'ennesimo esempio di quanto in basso riesce a spingersi l'essere umano. La vittima di questo crimine odioso, che ha sollevato una pioggia di commenti indignati sui social network, è stato uno sfortunato serpente, trovato morto e annodato come un laccio di scarpe da mani che hanno “gran poco di umano”, come giustamente sottolineato nel post pubblicato sulle pagine social del CRAS. Oppure, verrebbe da pensare che in realtà questo gesto spregevole ha fin troppo di umano, alla luce della violenza e delle sofferenze che continuiamo a infliggere alle altre creature del nostro pianeta, così come ai nostri simili.
“Non per necessità. Non per difesa. Solo per crudeltà. Ci sono gesti che raccontano molto più di chi li compie che della vittima che li subisce. Questo è uno di quelli”, si legge nell'accorato post pubblicato quest’oggi dai volontari del CRAS veneto. Sono persone dal cuore d'oro che, come in altre simili realtà diffuse nel nostro Paese, si impegnano giorno e notte per proteggere e salvaguardare la preziosa vita degli animali selvatici. Innanzi a simili comportamenti non si può che provare una profonda e sincera tristezza, ma anche rabbia per il fallimento della società, che porta alcune persone a compiere questi atti criminali e insopportabili. Sì, perché torturare e ammazzare un povero serpente è un reato penale.
“Ogni animale ha un ruolo insostituibile nell’equilibrio della natura. Anche quelli che fanno paura. Anche quelli che troppo spesso vengono odiati senza essere conosciuti”, scrive il CRAS veneto, ben evidenziando la sorte che spesso tocca ai serpenti. Possiamo averne paura per mille ragioni, anche ataviche e legate al nostro corredo genetico ancestrale, ma ciò non giustifica in alcun modo l'uccisione e la tortura: “La violenza gratuita non è mai un gioco, mai una bravata. È il segno di una profonda povertà d’animo. È spregevole”, sottolinea Difesa Natura 2000.
Il serpente, spiegano i volontari del CRAS a Fanpage.it, “è stato fotografato già deceduto”. È stato rinvenuto la mattina del 10 luglio 2026 sulla strada che collega Lumignano a Villabalzana, da un volontario che si stava recando a lavoro presso il centro. “Purtroppo, oltre a segnalare l'atto indegno sui social, per l'animale non si poteva fare più nulla”, hanno aggiunto i volontari, sottolineando che si trattava di un povero saettone (Zamenis longissimus), un serpente “noto anche come colubro di Esculapio, del tutto innocuo per l'uomo”.
Questa storia ci ha fatto tornare in mente una scena cui abbiamo assistito in prima persona nel 2023, con protagonista un altro serpente completamente innocuo, un biacco (Hierophis viridiflavus) (chiaramente, anche se fosse stata una vipera, la situazione non sarebbe cambiata di una virgola). Stavamo percorrendo una strada in provincia di Latina e ci siamo accorti del serpente sulla corsia opposta mentre l'attraversava, piuttosto lentamente. Poiché era in evidente pericolo, la prima cosa che abbiamo pensato di fare è stato cercare il primo punto di svolta agevole per posizionarci dietro al serpente e permettergli di terminare l'attraversamento. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo: gli occupanti di due auto che sopraggiungevano dal senso opposto, che vedevano perfettamente il grande serpente sull'asfalto – era in pieno rettilineo in una giornata limpida e assolata – hanno deciso deliberatamente di travolgerlo con i loro veicoli e ucciderlo. Poche scene ci hanno rattristato e riempito il cuore di rabbia come quella del povero biacco, ammazzato dalla crudeltà e dall'ignoranza di chi era al volante quel giorno.

Ma innanzi a chi vuole la natura e gli animali selvatici al servizio e a uso e consumo dell'essere umano, non ci si deve arrendere. “Noi continueremo a curare, salvare e difendere chi non ha voce”, hanno sottolineato con orgoglio i volontari del CRAS veneto, chiosando tuttavia che il rispetto per la natura “deve nascere prima: nelle coscienze”, “perché un mondo in cui si tortura una creatura indifesa è un mondo che ha perso”. E noi non possiamo far altro che dar loro ragione, ringraziandoli per il meraviglioso lavoro che svolgono quotidianamente nel proteggere gli animali, come mostrano le tante, emozionanti foto condivise sui profili del centro.