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La megattera Timmy rischia di esplodere, corsa contro il tempo per trasferirla: “Era una femmina”

La carcassa della megattera Timmy, trovata innanzi a un’isola danese, si sta gonfiando da giorni e secondo gli esperti rischia di esplodere da un momento all’altro. Per questo motivo si sta organizzando un’operazione per portarla al largo. La balena è femmina e non maschio, come si credeva fino ad oggi.
La carcassa della megattera Timmy. Credit: Getty
La carcassa della megattera Timmy. Credit: Getty

La megattera Timmy è stata trovata morta innanzi alla costa dell'isola danese di Anholt, nonostante un tentativo di salvataggio che è stato aspramente criticato dagli esperti. Ora la carcassa del grande cetaceo di una dozzina di metri e circa 12 tonnellate è a serio rischio esplosione – sì, le balene morte possono esplodere – a causa dei gas sprigionati dalla decomposizione. Per questo motivo, come raccontato da Euronews.com, l'Agenzia danese per l'ambiente e la natura in collaborazione con la Guardia costiera proveranno a trainare il mammifero marino al largo con funi e un rimorchiatore.

Il corpo della megattera (Megaptera novaeangliae), così chiamata per le lunghissime pinne pettorali, è troppo vicina alla spiaggia e per questo è stato creato un cordone di sicurezza per evitare che curiosi e giornalisti si avvicinino troppo. In caso di esplosione, infatti, non solo si rischierebbe di essere investiti da pezzi dell'animale, ma anche di essere esposti a gas e fluidi potenzialmente in grado trasmettere malattie. A maggior ragione se si considera che stiamo parlando di un animale in putrefazione, in cui stanno proliferando microorganismi decompositori.

È proprio questo processo che fa accumulare gas nel corpo delle balene morte, in particolar modo metano. A causa dell'abbondante strato di grasso tipico dei cetacei, i gas non riescono a trovare vie di fuga e creano sacche tra organi e tessuti che continuano a espandersi e a far aumentare la pressione, fino a raggiungere un punto critico. Timmy, come mostrano le immagini, si sta gonfiando da giorni e il rischio di esplosione è concreto, per questo si è deciso di agire. Curiosamente, non si tratta di un maschio, come si è ritenuto sino ad oggi, ma di una femmina: a sostenerlo è il cetologo Fabian Ritter, che in una dichiarazione rilasciata a t-online si dice sicuro al 90-95 percento. La ragione risiede nel fatto che ha notato la presenza delle due fessure legate alle ghiandole mammarie e alla mancata estroflessione del pene, che normalmente si verifica nelle balene maschio decedute.

Il trasferimento di Timmy non è comunque un'operazione agevole perché il traino potrebbero catalizzare il fenomeno esplosivo mettendo a rischio le persone coinvolte. La balena potrebbe anche lacerarsi rendendo il tutto ancora più complicato. Quando il pericolo sarà scongiurato, le squadre di intervento trasferiranno i resti della balena presso il porto di Greena dove biologi marini e veterinari eseguiranno un esame ncecroscopico (un'autopsia) per determinare le cause della morte.

L'unica certezza è che gli esperti si aspettavano questo esito e avrebbero evitato la disperata e costosissima missione di “salvataggio” finanziata da due milionari, per non infliggere a un animale morente ulteriore stress e sofferenze, sebbene in molti covava l'umana speranza che una simile operazione avrebbe potuto restituire il cetaceo all'oceano (e per questo è stato chiamato anche Hope). Quando balene, delfini e zifidi si avvicinano molto alla costa sino a spiaggiarsi, spesso è per malattie, ferite o perché magari molto anziani o disorientati. Nelle acque più basse possono sentirsi più al sicuro, dato che devono emergere per respirare (sono mammiferi marini e hanno i polmoni come noi).

Timmy era stata notata la prima volta all'inizio di marzo nel Mar Baltico, innanzi alla città tedesca di Wismar, dove si ritiene sia entrata dall'Atlantico settentrionale, forse mentre seguiva banchi di aringhe. Si è impigliata più di una volta nelle reti da pesca che sono state rimosse con successo, sebbene una volta scappò con una corda ancora intorno al corpo.

Il 23 marzo si è arenata su un banco di sabbia nella baia di Lubecca (Mare del Nord), più precisamente a Timmendorfer Strand nel villaggio di Niendorf (Germania), l'evento che ha trasformato la sua odissea in un evento internazionale. La megattera, che proprio in quell'occasione è stata soprannominata Timmy, è apparsa subito molto sofferente – per gli attrezzi da pesca e la ferita procurata dall'impatto con una nave – e gli esperti dissero che non si sarebbe potuto fare nulla per salvarla, e la cosa migliore da fare era lasciarla lì a vivere le ultime fasi della sua vita. Ciò nonostante, l'opinione pubblica ha spinto comunque per il tentativo di salvataggio che alla fine è stato effettuato, grazie al finanziamento di 1,5 milioni di Euro da parte di due milionari. La megattera è stata trasferita in una chiatta piena d'acqua e portata al largo. L'animale inizialmente sembrava aver reagito bene, ma come indicato è stato trovato morta innanzi all'isola danese di Anholt il 2 maggio (la conferma dal GPS installato).

“Dal punto di vista del benessere animale e dell'etica, i tentativi di salvare Timmy sono stati una cattiva idea. La balena era in pessime condizioni di salute. Come scienziato esperto di fauna selvatica, ritengo che l'eutanasia sarebbe stata l'opzione più umana”, ha affermato in un articolo pubblicato su The Conversation la biologa Vanessa Pirotta dell'Università Macquarie, specializzata in fauna selvatica. “Trasferire Timmy su una chiatta gli avrebbe probabilmente causato ulteriore dolore e sofferenza. Non sorprende che sia morta poco dopo il tentativo di salvataggio, viste le sue già precarie condizioni di salute. Di fatto, l'operazione di salvataggio ha scioccato gli scienziati marini. Gli esperti di spiaggiamento del Comitato Internazionale per la Caccia alle Balene hanno definito le operazioni di salvataggio "sconsigliabili" per motivi di benessere animale e sicurezza umana”, ha aggiunto la scienziata. “Quando si tratta di un animale che soffre – ha chiosato – assicuriamoci che il suo benessere, e non il nostro desiderio umano di ergerci a salvatori, sia la priorità assoluta.”

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