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Il fossile di un gigantesco dinosauro dal collo lungo scoperto in Thailandia: Nagatitan è “l’ultimo dei titani”

I resti fossili di un enorme dinosauro sauropode, ovvero appartenente al gruppo dei cosiddetti colli lunghi, sono stati recuperati in una formazione geologica della Thailandia. I paleontologi si riferiscono alla nuova specie Nagatitan chaiyaphumensis come all'”ultimo dei titani”.
A cura di Andrea Centini
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Illustrazione del dinosauro sauropode Nagatitan chaiyaphumensis. Credit: Patchanop Boonsai
Illustrazione del dinosauro sauropode Nagatitan chaiyaphumensis. Credit: Patchanop Boonsai

I ricercatori hanno scoperto una nuova specie di dinosauro in Thailandia. Si tratta di un gigantesco sauropode, un cosiddetto “collo lungo” vissuto tra 100 e 120 milioni di anni fa, nel Cretaceo inferiore, circa 50 milioni di anni prima che l'asteroide dell'Evento di Chicxulub spazzasse via dalla Terra i dinosauri non aviani (e il 75 percento delle specie viventi dell'epoca). I paleontologi lo hanno chiamato Nagatitan chaiyaphumensis, un nome con diversi significati, come spiegato dagli autori dello studio in un comunicato stampa. Il nome del genere in maiuscolo si riferisce sia al Naga – un serpente acquatico della mitologia del Sud Est Asiatico – che ai Titani di quella greca, alla luce delle sue straordinarie dimensioni; per quanto concerne l'epiteto in minuscolo, invece, si tratta di un riferimento alla provincia thailandese di Chaiyaphum, dove sono stati recuperati i fossili che hanno permesso questo studio. È interessante notare che gli scienziati si riferiscono alla nuova specie come all'“ultimo titano della Thailandia”, alla luce del fatto che i suoi resti sono stati recuperati nella formazione geologica mesozoica più recente del Paese, dove vi è abbondanza di fossili.

A descrivere la nuova specie di dinosauro dal collo lungo rinvenuta in Thailandia è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra dello University College London (UCL), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento delle risorse minerarie del Museo Sirindhorn di Sahatsakhan e dell'Istituto di Ingegneria presso la Facoltà di Geotecnologia dell'Università di Tecnologia di Suranaree. I ricercatori, coordinati da Thitiwoot Sethapanichsakul e Paul Upchurch, hanno spiegato che i resti dei dinosauri sauropodi sono i più abbondanti fra quelli che vengono recuperati nei siti paleontologici della Thailandia, tuttavia sono “rari e frammentati” nella Formazione Khok Kruat dell'Aptiano-Albiano, quella in cui un decennio fa sono stati ritrovati i fossili di Nagatitan chaiyaphumensis. Si tratta della formazione geologica del Mesozoico più recente sul territorio thailandese e per questo, come indicato, i ricercatori si riferiscono al nuovo dinosauro come all'ultimo dei titani.

Il dottor Sethapanichsakul al fianco dell’omero del dinosauro. Credit: Thitiwoot Sethapanichsakul
Il dottor Sethapanichsakul al fianco dell’omero del dinosauro. Credit: Thitiwoot Sethapanichsakul

Nello specifico, i ricercatori hanno rinvenuto parti delle vertebre e del bacino, costole e un gigantesco omero, ovvero l'osso principale della zampa anteriore, alto quasi 1,80 metri. Il dottor Sethapanichsakul è stato fotografato al fianco del reperto, uno scatto che mostra tutta la sua imponenza. Mettendo a confronto questi reperti con i resti fossili di sauropodi più completi e attraverso modelli matematici, è stato determinato che il collo lungo thailandese aveva una lunghezza di circa 27 metri e un peso compreso tra le 27 e le 28 tonnellate. Aveva inoltre caratteristiche uniche su zampe, colonna vertebrale e bacino.

Era un vero colosso, sebbene massiccio circa la metà di giganti come il Patagotitan e il Ruyangosaurus, che avevano un peso stimato rispettivamente di 60 e 50 tonnellate. Questi enormi dinosauri impallidiscono comunque innanzi alla balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), l'animale più grande mai vissuto sulla Terra, che in passato – prima che la baleneria sterminasse gli esemplari più maestosi – poteva superare i 30 metri di lunghezza per oltre 200 tonnellate di peso. Oggi le misure sono inferiori, ma non si esclude che in futuro, grazie alla protezione, questi cetacei possano tornare al loro antico splendore. Ma torniamo al dinosauro thailandese.

Dimensioni di Nagatitan chaiyaphumensis. Credit: Thitiwoot Sethapanichsakul et al
Dimensioni di Nagatitan chaiyaphumensis. Credit: Thitiwoot Sethapanichsakul et al

I ricercatori, analizzando i dati di oltre 150 taxa e circa 600 caratteri distinti, sono giunti alla conclusione che il collo lungo del Cretaceo inferiore appartiene al clade dei somfospondilani Euhelopodidae. Era contemporaneo dei generi Phuwiangosaurus e Tangvayosaurus e viveva in un ambiente semi arido attraversato da un fiume, dove erano presenti squali, tartarughe, coccodrilli e altri animali. Nel suo ecosistema erano presenti anche alcuni pterosauri, iguanodonti e ceratopsidi ancestrali, oltre che carnivori carcharodontosauri e spinosauridi. La scoperta di questa specie aiuterà gli scienziati a comprendere più a fondo l'evoluzione del variegato e abbondante gruppo dei sauropodi nel Sud Est Asiatico.

Il mio sogno è continuare a impegnarmi affinché i dinosauri del Sud-est asiatico vengano riconosciuti a livello internazionale”, ha affermato il dottor Sethapanichsakul. “Una maggiore collaborazione internazionale tra la Thailandia e altre istituzioni come l'UCL può approfondire la nostra comprensione della paleobiologia della regione e applicarla a un contesto globale. Tutto ciò inizia con l'identificazione e la descrizione degli esemplari che abbiamo trovato. Possediamo una vasta collezione di fossili di sauropodi che non sono ancora stati formalmente descritti: tra questi potrebbero esserci diverse nuove specie”, ha chiosato l'esperto. Una ricostruzione a grandezza naturale della nuova specie è stata esposta a Bangkok. I dettagli della ricerca “The first sauropod dinosaur from the Lower Cretaceous Khok Kruat Formation of Thailand enriches the diversity of somphospondylan titanosauriforms in southeast Asia” sono stati pubblicati su Scientific Reports.

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