Gli escrementi che trovi spesso su davanzali e terrazzi non sono di topi, ma di gechi
Non di rado, tra la primavera e l'autunno, su balconi, davanzali e talvolta anche dentro casa, ci si imbatte in piccoli escrementi marroncini e cilindrici, che fanno subito pensare alla presenza di topi o ratti nei paraggi e, in alcuni casi, anche di pipistrelli. Nella prima circostanza ci si allarma principalmente per il rischio sanitario, alla luce delle zoonosi (malattie trasmesse dagli animali) come la leptospirosi, strettamente connessa ai roditori; nel secondo, oltre che per la paura di malattie, si sobbalza anche per assurde credenze popolari, come la famigerata leggenda metropolitana sui capelli.
Alla luce di queste premesse, non c'è da stupirsi che trovare questi “ricordini” possa suscitare un certo fastidio e disgusto; ciò nonostante, nella maggior parte dei casi non c'è nulla di cui preoccuparsi. A lasciare gli escrementi, infatti, molto spesso non sono questi animali di interesse sanitario, bensì i gechi. Questi piccoli e simpaticissimi rettili, del resto, sono tra i più comuni e diffusi animali sinantropici in Italia, ovvero animali che vivono a stretto contatto con l'essere umano, sfruttando abitazioni, muri e altri manufatti a proprio vantaggio. Nelle nostre case trovano numerosi ripari, abbondanza di prede attirate dalle luci artificiali, temperature migliori rispetto agli ambienti naturali circostanti e minore presenza di determinati predatori. Non c'è dunque da stupirsi che il geco comune (Tarentola mauritanica) e il geco verrucoso (Hemidactylus turcicus) vivano a stretto contatto con noi, né che durante le loro “scorribande” su pareti e terrazzi lascino pure degli escrementi.
L'aspetto di queste deiezioni, come indicato, è marroncino e cilindrico, ma c'è un dettaglio che permette di distinguerle da quelle lasciate da piccoli mammiferi, come appunto roditori e pipistrelli. A spiegarlo in un post sui social l'ecologo marino Andrea Bonifazi, fondatore della pagina “Scienze Naturali”, divulgatore scientifico e scrittore: «C'è un modo semplicissimo per avere la certezza di chi sia il proprietario di quelle deiezioni: se hanno un pallino bianco, sono state espulse dai simpatici ‘rettili arrampicatori'». «Infatti, analogamente agli uccelli – prosegue il ricercatore – anche i rettili sono uricotelici, per cui eliminano l'azoto prevalentemente sotto forma di acido urico e urati, una strategia che gli consente di perdere relativamente poca acqua. Il pallino bianco è proprio urato, cioè la parte solida dell'escrezione azotata. È questo il motivo per cui l'urina non viene necessariamente prodotta come liquido separato, così come avviene nei mammiferi, ma esce perlopiù assieme alle feci come una massa bianca, pastosa o gessosa».
Il pallino bianco, come si vede nella foto qui sopra, può anche staccarsi facilmente, lasciando solo l'escremento marroncino. Pertanto, se non doveste vedere questo dettaglio, non significa per forza che a lasciarlo sia stato un topo, soprattutto se è attaccato su un muro verticale. Se invece si trovano tanti piccoli escrementi, senza pallino e magari vicino a brandelli di carta, Bonifazi spiega che a quel punto potrebbe effettivamente trattarsi di roditori. “Anche un escremento può avere un grande fascino, raccontandoci storie di evoluzione ed adattamenti vincenti… ma soprattutto ci aiutano a conoscere meglio la Natura che ci circonda e le specie che coesistono con noi, anche senza doverle necessariamente osservare direttamente”, ha affermato a Fanpage.it il ricercatore.
Tornando ai pipistrelli, si tratta di animali protetti che ogni giorno possono mangiare un gran numero di zanzare, insetti responsabili di molteplici patologie infettive. Avere questi animali nei pressi di casa, quindi, può essere anche un prezioso aiuto (sebbene sia concettualmente sbagliato considerare e rispettare la biodiversità solo per fini utilitaristici). Va inoltre ricordato che i nostri chirotteri non trasmettono la rabbia, una grave malattia potenzialmente mortale provocata da virus del genere Lyssavirus. L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) raccomanda comunque di non toccare mai i pipistrelli se privi del vaccino contro i Lyssavirus rabbia-correlati, da non sottovalutare. In caso di morsi e graffi va infatti seguita una profilassi antibiotica.