Anche i vampiri hanno un nemico succhiasangue: i Nitteribidi
Fra le circa 1.400 specie di pipistrelli (chirotteri) note alla scienza, soltanto tre sono esclusivamente ematofaghe, ovvero si nutrono del sangue dei loro ospiti parassitati. Sono i cosiddetti vampiri, tutti appartenenti alla sottofamiglia Desmodontinae e distribuiti nel continente americano, dal Messico all'Argentina. Le tre specie sono il vampiro comune (Desmodus rotundus), più diffuso e specializzato nel consumare il sangue di grandi mammiferi come mucche, cavalli e altri animali d'allevamento; il vampiro dalle ali bianche (Diaemus youngi) che colpisce principalmente gli uccelli; e il vampiro dalle zampe pelose (Diphylla ecaudata).
I vampiri non succhiano il sangue, ma dopo aver inciso la pelle con i denti affilati rilasciano un composto anticoagulante – chiamato draculina – che permette loro di abbeverarsi in tranquillità. Questi pipistrelli ematofagi possono prendere di mira anche l'essere umano, tuttavia il rischio principale per la salute non è affatto rappresentato dall'azione “succhiasangue”, bensì dalle infezioni che possono trasmettere, come ad esempio la rabbia. È tra le zoonosi più pericolose in assoluto con cui ci si può contagiare entrando in contatto con un pipistrello, a causa dell'elevata letalità. Recentemente è morto un ragazzino in Canada dopo essersi svegliato con un esemplare sul volto e aver contratto la patologia.
I vampiri ematofagi (e non solo) sono curiosamente infestati da parassiti che li ripagano con la stessa moneta: sono anch'essi ematofagi. In sostanza, l'unico modo che hanno per sopravvivere è proprio nutrendosi del sangue dei pipistrelli. Un dettaglio particolarmente curioso di questi ectoparassiti obbligati risiede nell'aspetto: hanno zampe lunghe, sono privi di ali (atteri) e i loro occhi sono fortemente ridotti o persino assenti, in alcune specie. Visti in modo superficiale somigliano moltissimo a dei ragni, ma è sufficiente contare le zampe (sei in tutto) per rendersi conto che si ha a che fare con insetti estremamente specializzati. Si tratta infatti di ditteri, lo stesso ordine di mosche, zanzare e moscerini, e più nello specifico di ditteri appartenenti alla famiglia dei Nitteribidi o Nicteribidi (Nycteribiidae). A causa del loro aspetto sono conosciuti come "zecche" o "pidocchi dei pipistrelli", ma non hanno nulla a che fare con questi invertebrati.
«Privi di ali e con occhi estremamente ridotti, sembrano più dei giovani Facehugger che stretti parenti delle cosiddette mosche cavalline, da noi ben rappresentate da Hippobosca equina», ha scritto in un post su Instagram l'ecologo Andrea Bonifazi, divulgatore scientifico e fondatore della famosa pagina “Scienze Naturali” sui social. «I piccoli vampiri a sei zampe, una volta individuato il loro ospite – quasi esclusivamente pipistrelli -, non lo abbandonano più, trovando la loro unica risorsa trofica nel suo sangue. Anche la loro riproduzione avviene sugli sfortunati chirotteri, mentre lo sviluppo di larve e pupe avviene nei loro posatoi», sottolinea il ricercatore, evidenziando il ciclo vitale estremamente specializzato dei Nitteribidi. Non a caso, parliamo di ectoparassiti obbligati. «È proprio il caso di dirlo: in Natura esiste tutto e il contrario di tutto. Ed è così che anche uno degli animali che, ingiustamente, è tra quelli più vittima di timori e stereotipi, si ritrova ad avere un piccolo e inaspettato ‘nemico succhiasangue'», ha affermato l'ecologo romano a Fanpage.it.
I Nitteribidi, caratterizzati da una colorazione giallastra o bruna, hanno in genere piccole dimensioni, comprese tra 1,5 e 5 millimetri. Le loro lunghe zampe sono uncinate e permettono di muoversi agilmente sulla pelliccia degli ospiti. Quando le infestazioni di Nitteribidi sono significative, i piccoli succhiasangue possono arrecare danni anche gravi ai pipistrelli, compromettendone la capacità di volare e quindi di sostenersi e sopravvivere. In Europa sono presenti pochi generi, come Celeripes, Listropodia e Nycteribia, inoltre essi non hanno un legame stretto con la specie dell'ospite parassitato. In parole semplici, non sono così selettivi sulla specie di pipistrello da parassitare, a differenza di altri Nitteribidi.