Se il vulcano Marsili erutta il problema non sarà la lava ma le frane: i dati su 50.000 anni di attività
È il gigante nascosto del Mar Mediterraneo. Un vulcano dal profilo immenso. Lungo circa 70 km, largo 20 km, con un’altezza che arriva a 3 km. Tutto sotto il mare. Nel suo punto più alto il vulcano Marsili arriva a 500 metri di profondità. È un vulcano difficile da studiare: è stato scoperto negli anni ’20 del secolo scorso, quindi in un periodo relativamente recente. E non solo: capire cosa succede in un massiccio di roccia e lava a migliaia di metri di profondità non è semplice. Le campagne di studio sui sedimenti hanno rivelato nel corso degli anni qualche informazione che aiuta a capire meglio come si muove, e soprattutto quando si è mosso.
Una premessa. Attorno al vulcano Marsili si è mosso parecchio interesse negli ultimi giorni. Alla base di tutto c’è uno sciame sismico che ha interessato la Sicilia. Il vulcano sottomarino si trova a Nord della Sicilia, nel Mar Tirreno. Al momento non è stata accertata, ma neanche sospettata, nessuna correlazione tra i terremoti registrati in questi territori e l’attività del Marsili. Lo ha spiegato anche il sismologo Nicola Alessandro Pino in un'intervista a Fanpage.it. Eppure questa può essere l’occasione per conoscere meglio questa struttura.
C’è uno studio, pubblicato nel 2023, che cerca di analizzare attraverso i sedimenti tutta la storia recente di questo vulcano, almeno in termini geologici. È un lavoro di ricerca a cui hanno partecipato gli scienziati Derek E. Sawyer, Roger Urgeles e Claudio Lo Iacono. Si intitola 50,000 years of recurrent volcaniclastic megabed deposition in the Marsili Basin, Tyrrhenian Sea e si può trovare sulla rivista Geology.
I tre scienziati hanno ricostruito la storia dei grandi eventi registrati negli ultimi 50.000 anni, un periodo di tempo in cui attorno il bacino del vulcano Marsili sono stati depositati dei “volcaniclastic megabed”, una formula con cui si può tradurre con depositi vulcanoclastici. In breve, parliamo di accumuli di frammenti di roccia che derivano dall’attività vulcanica. L’obiettivo era quello di capire la frequenza delle frane e dei processi di trasporto dei sedimenti che hanno formato la zona attorno al vulcano Marsili. Le analisi del team di ricerca hanno portato alla luce quattro strati:
- Megabed M1 | Risale a circa 8.000 anni fa
- Megabed M2 | Risale a circa 18.000 anni fa
- Megabed M3 | Risale a 32.000 anni fa
- Megabed M4 | Risale a 36.000 anni fa
L’importanza di queste misurazioni si può leggere considerando un altro studio: Tsunamis from prospected mass failure on the Marsili submarine volcano flanks and hints for tsunami hazard evaluation. Questo testo, pubblicato nel 2020 sul Bulletin of Volcanology, riguarda l’analisi degli scenari in caso di frane del vulcano, le stesse che hanno provocato in passato i depositi noti come megabed. I rischi legati a un vulcano così massiccio sono esattamente questi.
Il problema non è la lava che potrebbe uscire, ma il dissesto provocato dall’attività magmatica: le frane, come quelle che hanno portato alla creazione dei megabed, possono liberare energia cinetica in grado di trasferirsi alla massa d’acqua che circonda il vulcano. Questo passaggio rischia di provocare una serie di tsunami, onde che nello scenario peggiore sono in grado di arrivare fino a 20 metri di altezza e abbattersi sulle prime terre emerse nel giro di 10 minuti.