Terremoti in Sicilia, cosa sta succedendo: “Sequenza sismica dovuta alla compressione dell’Africa sull’Europa”

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Il sismologo e professore Nicola Alessandro Pino, già primo ricercatore dell’INGV, spiega a Fanpage.it la causa dei terremoti registrati oggi in Sicilia: “Si è attivata una fascia di sismicità ben nota, legata alla compressione che la placca africana esercità su quella euroasiatica”.
Intervista al prof. Nicola Alessandro Pino
geofisico e sismologo, docente della Scuola di Scienze e Tecnologie, Sezione di Geologia dell’Università di Camerino

Più di dieci scosse in meno di un’ora, oltre trenta da questa mattina, di cui la più forte di magnitudo 5,5, registrata alle 12:19 di oggi, 23 ottobre 2026 nel Tirreno Meridionale, con epicentro al largo della Sicilia. Cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto al professor Nicola Alessandro Pino, geofisico e sismologo con oltre trent’anni di attività di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Professore buongiorno, ci spiega cosa sta succedendo? Tanti terremoti in così poco tempo, è stata diramata anche un’allerta di livello arancione per il rischio maremoto… cosa sappiamo?
Si è attivata una zona sismica ben nota che, dal punto di vista della tettonica, coincide con una complessa zona di convergenza lungo il margine di convergenza tra la placca africana e la placca euroasiatica. Questa struttura genera frequenti terremoti che, solitamente, raggiungono profondità medio-elevate.

In questa sequenza sismica, le profondità si aggirano comunque intorno ai 10 km, raggiungendo al massimo i 25 km, quindi non sono nell’ordine di centinaia di chilometri, come spesso avviene più a est, nell’area di subduzione in corrispondenza dell’arco calabro.

Una fascia di sismicità nota? Ci aiuti a capire?
Parliamo di una fascia di sismicità che dalla Sicilia orientale, più o meno dalla provincia di Messina, si estende verso la Sicilia occidentale, quindi verso la provincia di Palermo, lungo tutta la costa tirrenica. Si tratta di una zona di compressione, cioè di una zona che esprime la sismicità dovuta appunto alla compressione del continente africano, che sta tenendo progressivamente a chiudere il Mediterraneo.

Non parliamo quindi di una singola faglia, ma di un sistema di faglie?
Esattamente, in questa zona si estende tutto un insieme di faglie in successione. Non proprio una dietro l’altra, ma più o meno parallele alla costa della Sicilia, volendone semplificare la descrizione.

Quando si verifica un terremoto di magnitudo più o meno medio-forte, in questa zona si sussegue una serie di terremoti: parliamo pertanto di una sequenza sismica, in cui si verfica un terremoto di magnitudo maggiore, che può essere preceduto e a cui seguono terremoti più deboli. Una sorta di reazione a catena, o volendo, una serie di ripercussioni tra le altre faglie.

L’innesco di questi terremoti è il rilascio dell’energia che si accumula per effetto della compressione che la placca africana sta esercitando su quella euroasiatica, nell’ambito di un processo che avviene su una scala di milioni di anni. In pratica, fino a quando l’Africa continuerà a spingere verso l’Europa, stringendo il Mediterraneo, questa zona sismica continuerà ad accumulare sforzo, che viene rilasciato sotto forma di terremoti.

Qualcuno ha ipotizzato che il vulcano Marsili possa avere un ruolo?
Lo escluderei, anche perché questo vulcano sottomarino si trova in una diversa area del Tirreno, distante qualche centinaio di chilometri dall’epicentro di questi terremoti, che vediamo invece tutti localizzati nella lungo il margine di convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica.

È stata diramata anche un’allerta maremoto di livello arancione, perché?
In generale, i terremoti che scuotono in maniera molto rapida il fondale marino possono generare maremoti, perché sollecitano tutto lo spessore della colonna d’acqua a muoversi.

Avendo epicentro in mare, al largo della Sicilia, questi terremoti possono quindi dislocare una superficie che, sul fondo del mare, può innescare il movimento di tutta la colonna d’acqua sovrastante, che poi si propaga e genera il maremoto.

Sono ore di forte preoccupazione, per la frequenza con cui si stanno registrando le scosse. Cosa dovrebbero fare i siciliani e chi si trova in Sicilia?
Se durante le scosse si è in casa, ci si può riparare sotto un tavolo robusto, evitando di uscire per strada. Se invece si è all’aperto, bisogna allontanarsi dagli edifici, perché i cornicioni, ma anche banalmente i vasi appoggiati sui davanzali, rischiano di cadere. Per chi si trova invece sulla direttamente sulla costa, è invece opportuno fare attenzione a quelli che possono essere segnali di un maremoto, come il ritiro o l’innalzamento insolito del mare. In ogni caso, in questa fase di allerta, la regola generale è raggiungere una zona elevata.

Considerando tuttavia l’intensità con cui è stata avvertita la scossa principale, che è intorno al terzo-quarto grado della scala Mercalli, con alcune località delle Isole Eolie dove si è arrivati a un quarto-quinto grado, possiamo dire che si tratta di valori al di sotto della soglia del danno. Potrebbero essere caduti calcinacci o qualcosa di instabile già di suo: bisognerà vedere cosa ci diranno i report, ma non credo che si siano verificati danni seri.

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