Alluvione estrema in Corsica, Mercalli: “Allontanarsi dai fiumi è l’unico modo per proteggersi in gran parte d’Italia”

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Il professor Luca Mercalli, recentemente invitato alla trasmissione di Fabio Fazio "Che Tempo Che Fa" sul Nove. Credit: Getty
L’Alta Corsica è stata investita da un’alluvione straordinaria il 20 ottobre 2026, con un’intensità tale delle precipitazioni da aver battuto diversi record nazionali in Francia. In meno di 24 ore si sono sfiorati i 600 mm in alcune zone. Il climatologo Luca Mercalli spiega a Fanpage.it cosa è accaduto e quali sono i rischi in Italia.
Intervista a Luca Mercalli
Climatologo, Presidente della Società Meteorologica Italiana, giornalista e divulgatore scientifico

Martedì 20 ottobre 2026 l'Alta Corsica è stata investita da un fenomeno meteorologico estremo e distruttivo, caratterizzato da piogge talmente abbondanti da aver superato diversi record nazionali in Francia (in termini di intensità delle precipitazioni). In appena due ore, ad esempio, nell'area di Solenzara sono caduti più di 300 millimetri di pioggia. È un valore eccezionale che, nella zona pianeggiante orientale, la più colpita e dove si trova l'aeroporto, ha raggiunto quota quasi 600 millimetri in meno di 24 ore. Come spiegato dal portale specializzato in meteo meteoconsult, a Solenzara sono stati raggiunti “196,2 mm in un'ora, 420,6 mm in tre ore e 538,5 mm in sei ore”, valori che hanno stracciato i precedenti record di intensità pluviometrica. Drammatica anche la situazione a Ghisonaccia (o Ghisunaccia in corso), un comune di circa 5.000 anime a sud della regione, dove sono caduti tra i 300 e i 500 mm di pioggia. Proprio da qui sono giunte le immagini più drammatiche dell'alluvione; sono state riprese col telefonino da un automobilista, rimasto bloccato innanzi a una strada trasformata in un vero e proprio fiume di acqua e fango.

Al momento si registrano due vittime: un uomo travolto a Ghisonaccia e un'altra persona a Saint-Mitre-les-Remparts, nel dipartimento di Bouches-du-Rhône. Non è chiaro se la prima vittima sia l'uomo di 60 anni trascinato via dalla furia dell'acqua mentre percorreva in auto una strada della zona. Una persona che si trovava assieme a lui è riuscita a mettersi in salvo.

Ingenti i danni a strade, alberi e infrastrutture. Il ponte di Chisa è crollato comportando la chiusura dell'importante strada regionale 645, con conseguente paralisi del traffico. Migliaia di case sono rimaste senza corrente elettrica. Fortunatamente, nonostante la portata spaventosa del diluvio, il numero di vittime è stato limitato, anche grazie all'attivazione del servizio del sistema FR-Alert (analogo del nostro IT-Alert) e all'allerta meteo rossa diramata dalle 12:00 di ieri da Meteò France, con i quali si invitavano i cittadini dell'Alta Corsica a restare in casa e spostarsi solo in caso di urgenza.

Ciò che è certo è che siamo innanzi a un fenomeno meteo del tutto straordinario, legato alle temperature elevatissime registrate questa estate in Europa, con contestuali ondate di calore marine eccezionali nel Mar Mediterraneo. Gli scienziati avevano previsto che l'immenso accumulo di energia in atmosfera avrebbe dato vita a simili eventi nel corso dell'autunno e dell'inverno; ora abbiamo iniziato a viverli in prima persona, con effetti drammatici sotto gli occhi di tutti. Fanpage.it ha contatto il climatologo, Presidente della Società Meteorologica Italiana, giornalista e divulgatore scientifico Luca Mercalli per un commento sul disastro in Corsica e sui rischi che corriamo in Italia. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Mercalli, cos'è accaduto in Corsica e come è stato possibile arrivare a circa 600 millimetri di pioggia nell'arco di nemmeno 24 ore

Ce lo aspettavamo, perché il Mediterraneo è stato nuovamente riscaldato in maniera anomala, quest'anno dall'estate più calda della storia. Quindi durante l'estate abbiamo avuto un Mediterraneo che si è caricato di energia; la temperatura dell'acqua è arrivata a 30° e un mare più caldo vuol dire maggiore evaporazione. Quando arrivano le perturbazioni autunnali il mare diventa una fonte supplementare di umidità, perché più è caldo, più evapora. In questo momento il Mediterraneo è di circa 2,5° più caldo della sua normalità per il mese di ottobre. E 2,5° per una superficie marina è un valore enorme in termini di energia. Quindi più umidità vuol dire che le piogge diventano più intense. Ecco cosa è accaduto in Corsica, ma anche in Liguria.

Ci spieghi

Non ho notizia di danni importanti, però nella zona di Savona ieri abbiamo comunque avuto 250 mm di acqua in un pomeriggio. Anche questa zona ha subito l'effetto di amplificazione delle piogge causata dalla temperatura dell'acqua molto calda. Ma non dimentichiamo che pochi giorni prima era stata nuovamente colpita Valencia, a soli due anni dalla gravissima alluvione del 2024, quella che fece 230 morti. A Valencia abbiamo avuto di nuovo 700 mm di pioggia in una giornata, che è la pioggia che cade a Bologna in un anno.

Possiamo dire che questi fenomeni sono figli della crisi climatica?

È figlia solo in termini di amplificazione. Non tutta la pioggia importante è colpa della crisi climatica; 100 anni fa le alluvioni c'erano. Però la crisi climatica aggiunge maggiore intensità, e quando hai una maggiore intensità aumentano i danni, evidentemente.

Con quale frequenza possiamo aspettarci fenomeni del genere nei prossimi anni, alla luce del costante incremento delle temperature?

Sostanzialmente, l'aumento della quantità di umidità nell'aria aumenta del 7 percento per ogni grado di temperatura in più. Adesso che abbiamo 1 grado e mezzo vuol dire circa il 10 percento di umidità e di potenziale pioggia in più. Questo come regola fisica generale, poi ci possono essere altri fattori che la aumentano ancora di più, come le montagne. La Corsica è infatti montagnosa e c'è un effetto di ulteriore amplificazione: quando l'aria umida colpisce le montagne, intensifica ancora di più la produzione di pioggia. Quindi, sostanzialmente, più farà caldo in futuro e più gli eventi di questo genere diventeranno frequenti.

In Italia quali sono le regioni più esposte al rischio di simili eventi?

Non c'è regione d'Italia che sia esente dal rischio, a turno ce l'hanno un po' tutte.

Torna in mente cosa è accaduto all'inizio di quest'anno in Sardegna, Calabria e Sicilia.

In quel caso la pioggia violenta era legata al vento, quando c'è stata la mareggiata del ciclone Harry del 20 di gennaio. I danni gravi li ha fatti il vento che ha generato onde di 10 metri di altezza sulla costa siciliana, comportando distruzione sul lungomare. Un'alluvione con danni gravi c'è stata una decina di giorni fa in Calabria.

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Quali opere si possono fare per proteggersi dai fenomeni meteo estremi?

Poche. Perché contro la crisi idrogeologica possiamo fare argini, ma solo limitatamente a piccole zone di centri storici, per esempio quelli particolarmente importanti da proteggere. Ma la maggior parte del territorio ha un solo modo per proteggersi di fronte all'aumento delle alluvioni: allontanarsi dai fiumi. Dobbiamo evitare di costruire nelle zone riconosciute già a rischio alluvione, ma purtroppo l'ISPRA ci dice che anche nel 2025 ci sono stati comuni che hanno dato autorizzazioni a costruire in zone inondabili, dove la cartografia italiana dice già che "quella è zona pericolosa". Quindi siamo nell'assurdo. Stiamo ancora autorizzando a costruire in zone riconosciute a rischio. Figuriamoci quelle che diventeranno a rischio un domani. Ovviamente la cartografia fotografa la situazione di oggi, ma con l'incremento delle piogge ci sono zone nelle cartine che oggi sono dichiarate sicure, ma che potranno diventare esposte alle piogge più violente domani. Quindi dovremmo essere ancora più cauti e non costruire più nelle zone inondabili.

Quindi bacini di laminazione e altre infrastrutture simili non sempre sono sufficienti a proteggere chi già si trova in situazioni di rischio

È un grosso problema perché non c'è la possibilità di evitare il rischio al 100 percento, si può solo ridurre in parte. Ma come abbiamo visto in Romagna a maggio del 2023 e nell'autunno del '24, non puoi proteggere tutto il territorio di fronte a onde di piena di 9 metri. Non puoi fare argini alti 100 metri. L'argine aiuta, ma ci sarà sempre un punto debole dove poi cede, con quelle quantità di acqua. Quindi non c'è un modo di evitare, ma c'è almeno la possibilità di salvare le vite umane attraverso la previsione meteorologica. Quindi si può dare l'allerta e salvare almeno la vita, ma case e infrastrutture non è affatto facile.

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