Cosa fare se si entra in contatto con un pipistrello: dal lavaggio al consulto medico. I consigli dell’UKHSA

Quando si entra in contatto con un pipistrello è doveroso consultare un medico a causa del potenziale rischio di infezioni, soprattutto in presenza di graffi, morsi o contatto diretto con le mucose (bocca, occhi etc). La raccomandazione degli esperti dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), indicata in un opuscolo in PDF destinato al personale che entra frequentemente in contatto con i pipistrelli, è infatti quella di non toccare mai questi animali senza vaccinazione: “La manipolazione di chirotteri (vivi o morti) da parte di persone non vaccinate deve essere evitata (es. volontari)”. Il riferimento è al vaccino contro i Lyssavirus rabbia-correlati. Qualora dovesse avvenire un contatto, anche fortuito, è dunque fortemente consigliato consultare un medico, che deciderà o meno se sottoporre il paziente a un trattamento ad hoc, spesso con antibiotici. I pipistrelli, infatti, sono portatori di molteplici agenti patogeni – virus e batteri – e possono trasmetterli in vario modo. Quello della rabbia si trasmette fondamentalmente attraverso la saliva.
Chiaramente questi mammiferi alati non hanno alcuna colpa; sono – giustamente – protetti in modo rigido e fanno semplicemente la loro vita, ma a causa della distruzione dell'habitat naturale e della frequentazione degli ambienti urbani, i contatti con l'essere umano sono sempre più frequenti. Ciò rappresenta un rischio sanitario soprattutto in Africa e in Asia, dove circolano patogeni potenzialmente molto pericolosi.
Bambino di 11 anni morto in Canada dopo essere entrato in contatto con un pipistrello
In questi giorni sta circolando la notizia di un bambino di 11 anni morto in Canada a causa della rabbia, una grave malattia provocata da virus del genere Lyssavirus che gli è stata trasmessa proprio da un pipistrello (di specie sconosciuta). Il chirottero è trovato sul volto del ragazzino dopo una notte trascorsa in un cottage dell'Ontario. Come riportato nel case report pubblicato sulla rivista scientifica Canadian Medical Association Journal (CMAJ), il bambino non presentava graffi o segni di morsi, pertanto i genitori hanno pensato che fosse al sicuro da qualunque infezione, nonostante il contatto diretto con le mucose del viso. Una sottovalutazione che il ragazzino ha purtroppo pagato con la vita: alcuni giorni dopo, infatti, ha sviluppato sintomi neurologici (formicolio, gonfiore e intorpidimento di una parte del viso), si è aggravato rapidamente e dopo due settimane di ricovero è deceduto in ospedale. La rabbia, dopo lo sviluppo dei sintomi, è una malattia sempre mortale. Ed è solo una delle tante patologie che i pipistrelli possono trasmettere all'uomo. Fra esse figurano anche l'ebola – il cui ceppo Bundibugyo è attualmente responsabile di una grave epidemia nella Repubblica Democratica del Congo – e coronavirus potenzialmente in grado di scatenare epidemie o pandemie, come nel caso della SARS e della COVID-19.
Quali sono i rischi
A causa della distruzione dell'ambiente naturale e dell'urbanizzazione, come indicato, il rischio di entrare in contatto con i chirotteri e contrarre patologie (vecchie e magari nuove) è significativo e sempre più alto. Poiché i pipistrelli sono un serbatoio naturale per molteplici agenti patogeni, con i quali spesso convivono senza mostrare sintomi, è doveroso prestare la massima attenzione in caso di contatto. Ma è doveroso fare alcune premesse. Come indicato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), l’Italia è attualmente “indenne da rabbia”. L'ultima epidemia, durata tre anni, si è infatti conclusa circa 15 anni, nel 2011, quando risultarono infette alcune volpi tra Friuli Venezia Giulia, la provincia di Belluno e le province di Trento e Bolzano. A seguito della vaccinazione orale dei canidi la rabbia è stata debellata e nel 2013 l'Italia è risultata di nuovo indenne. Come indicato dalla Federazione Nazionale Ordine dei Medici Veterinari (FNOVI), il 27 maggio di quest'anno è stato riscontrato un caso di rabbia in un cane di proprietà nel comune di Vittorio Veneto, ma non si è trattato di un caso autoctono. Il cane, infatti, era stato portato illegalmente dal Marocco, dove la malattia è circolante. Dopo aver manifestato una grave sintomatologia nervosa l'animale è stato soppresso con l'eutanasia.
Pur essendo la rabbia assente dall'Italia, come spiegato dall'IZSVe, sono state identificate fino a 14 specie di virus correlati al virus della rabbia (RABV) appartenenti al genere Lyssavirus. Nei pipistrelli europei, spiega l'istituto nell'opuscolo, sono stati identificati 5 Lyssavirus rabbia-correlati, fra i quali le due specie più diffuse sono "European Bat Lyssavirus (EBLV) 1 e 2." I ricercatori spiegano che la circolazione di Lyssavirus rabbia-correlati nei chirotteri italiani è "solo ipotizzata dalla positività sierologica evidenziata in diverse colonie di vespertilionidi e molossidi." "Tuttavia – prosegue l'istituto – lo scarso numero di campioni analizzati non ha permesso allo stato attuale né di confermare l’infezione né di classificare il tipo di virus eventualmente circolante." In sostanza, in Italia potrebbero circolare questi patogeni da non sottovalutare, proprio per questo in caso di contatto diretti con i pipistrelli è fondamentale consultare il medico. Se il pipistrello è in difficoltà vanno contattati enti e associazioni che possono prendersene cura, grazie all'intervento di personale specializzato.
Cosa fare se si viene morsi o graffiati da un pipistrello
Nell'opuscolo dell'IZSVe per gli operatori che manipolano frequentemente questi animali si specifica che, in caso di morso o graffio, "è indispensabile prevenire l'infezione." La ferita va "lavata abbondantemente con acqua corrente e sapone per almeno 5 minuti" e poi disinfettata con sostanze antivirali (es. tintura di iodio), senza strofinare". Subito dopo ci si deve recare dal medico curante, "il quale valuterà l’evento indirizzando l’interessato alle strutture sanitarie competenti".
Anche l'Agenzia Britannica per la Sicurezza Sanitaria (UKHSA) sottolinea che, dopo il contatto con un pipistrello, è importante:
- Lavare immediatamente con acqua e sapone la zona di qualsiasi morso o graffio
- Contattate tempestivamente un operatore sanitario affinché possa valutare l'esposizione e predisporre il trattamento post-esposizione. Anche se avete già ricevuto il vaccino antirabbico, è comunque importante consultare un medico.
Sottolineiamo che i consigli dell'IZSVe sono in un opuscolo per gli specialisti che manipolano frequentemente questi animali, sempre con dispositivi di protezione individuale (DPI). La raccomandazione generale è quella del consulto medico per ogni contatto con i pipistrelli (che non si attaccano ai capelli, come vuole l'assurda leggenda metropolitana).