Le foto dello scarabeo vespa, il coleottero che sembra un imenottero visto in Toscana. Bonifazi: “È mimetismo batesiano”

Durante una passeggiata in un paese della provincia di Massa-Carrara, in Toscana, l'ecologo marino Andrea Bonifazi si è imbattuto in un esemplare di un bellissimo coleottero, uno scarabeo vespa (Plagionotus arcuatus) appartenente alla famiglia dei cerambicidi (Cerambycidae), gruppo di insetti che in genere presenta antenne lunghissime e un corpo slanciato. Il giovanissimo Andrea Dominizi di Velletri ha vinto il prestigioso Young Wildlife Photographer of the Year 2025 con la fotografia “After the destruction” nella quale è ritratto proprio un cerambicide. Nello specifico, si tratta di un esemplare di Morimus asper – lungo circa 4 centimetri – su un tronco abbattuto sui Monti Lepini, in provincia di Latina. Molti di questi insetti sono infatti xilofagi polifagi (si nutrono di legno di varie specie di piante) e depongono le uova nelle cataste di legna, tronchi, rami e altre fonti.
L'esemplare ritratto dal 17enne dei Castelli Romani, tuttavia, è completamente diverso dal cerambicide immortalato dal dottor Bonifazi in Toscana. Quest'ultimo, infatti, somiglia tantissimo a un imenottero, in particolar modo a una vespa, con la sua “livrea” a forte contrasto gialla e nera. Lo si vede perfettamente negli scatti dell'insetto che il ricercatore ha gentilmente condiviso con noi, in cui lo si vede camminare placidamente sulle sue dita. Non a caso il nome comune di Plagionotus arcuatus, come indicato, è scarabeo vespa, alla luce della straordinaria somiglianza. “Il suo aspetto è incredibilmente simile a vespidi del genere Polistes o Vespula e, a meno che non si sia entomologi, a prima vista potrebbe ingannare anche noi. Guardando le due foto, le somiglianze sono incredibili!”, ha scritto il ricercatore in un post su Instagram della pagina “Science Naturali”, di cui è fondatore.
Ma perché questo innocuo coleottero xilofago si è evoluto replicando l'aspetto di un “pericoloso” e velenoso imenottero? A spiegarlo è lo stesso divulgatore scientifico, sottolineando che siamo innanzi a un classico caso di mimetismo batesiano, “adattamento evoluto da molti animali che, assumendo l'aspetto di specie ben più pericolose di loro, riescono ad evitare di essere predati.” In parole semplici, gli animali inermi che sfruttano questa forma di mimetismo – così chiamata in onore del biologo ed entomologo inglese Henry Walter Bates – replicano colori (e a volte anche comportamenti) di specie aposematiche per difendersi dai predatori. L'aposematismo è una sorta di "segnale di pericolo" ed è presente in moltissime specie tossiche, velenose o semplicemente disgustose: spesso sono gialle e nere, rosse e nere e così via, proprio per segnalare ai potenziali predatori di stare alla larga. Specie come il piccolo cerambicide si sono evolute per somigliare ad animali da cui è meglio stare alla larga, una strategia difensiva che aumenta il tasso di sopravvivenza, pur essendo innocue o buonissime da mangiare.

“L'esempio classico [di mimetismo batesiano] sono i sirfidi, famiglia di ditteri che annovera molte specie pressoché identiche ad api o vespe, sebbene del tutto innocue”, spiega Bonifazi. “Imitare gli imenotteri velenosi non è però solo una prerogativa dei ditteri e questo meraviglioso esemplare di Plagionotus arcuatus, coleottero cerambicide diffuso in Italia, ne è un valido esempio”, ha aggiunto il divulgatore scientifico, autore del libro Ventimila specie (o quasi) sotto i mari. “È affascinante constatare come in Natura alcuni colori rappresentino degli avvertimenti espliciti, agendo come il semaforo rosso quando stiamo guidando: servono ad intimare ai potenziali predatori di fermarsi ed evitare di attaccare. Rosso e giallo sono tra i colori più diffusi anche se non sempre coincidono con una reale pericolosità… e questo coleottero "travestito" da vespa ne è la dimostrazione”, ha dichiarato a Fanpage.it il ricercatore.

Lo scarabeo vespa, lungo un paio di centimetri, è una specie piuttosto comune in Italia, tanto da essere persino inclusa su diversi siti di aziende specializzate in disinfestazioni. La ragione risiede nel fatto che questo bellissimo coleottero può scavare tunnel di diversi centimetri all'interno del legno, indebolendo sia strutture non trattate che piante. È attratto in particolar modo dal legno fresco, appena tagliato. Tra le specie predilette da Plagionotus arcuatus figurano quercia, faggio, castagno, salice e carpino, con queste ultime due meno preferite. La specie è diffusa in Europa e in Asia minore.