Come si opera un nodulo al polmone: è l’intervento cui sarà sottoposto Papa Leone XIV
Papa Leone XIV questa settimana sarà operato al Policlinico Gemelli per l'asportazione di un nodulo polmonare, che in occasione dell'Angelus di domenica 11 ottobre 2026 egli stesso ha confermato essere a uno «stadio molto iniziale e localizzato». La rimozione chirurgica di un nodulo al polmone non viene eseguita sempre, ma solo quando i medici, dopo aver valutato il caso, decidono che si tratta del percorso migliore da seguire per il paziente. Come spiegato nel portale del dottor Lawrence Okiror, chirurgo toracico e robotico specializzato nella valutazione della nodulazione polmonare presso il London Bridge Hospital, la maggior parte dei noduli polmonari «è completamente benigna», tuttavia «una parte richiede una valutazione e una percentuale minore necessita di trattamento.» L'asportazione chirurgica, sottolinea l'esperto, viene applicata «quando il nodulo è quasi certamente canceroso, o quando la biopsia lo ha confermato.» In sostanza, l'intervento non è un passaggio predefinito, ma può essere l'opzione più indicata sulla base del quadro clinico del paziente.
Quando si asporta un nodulo al polmone
Il dottor Okiror specifica che il primo fattore a rendere necessaria la rimozione chirurgica è la crescita del nodulo in immagini seriali. In parole semplici, se nella seconda TAC risulta più grande della prima, allora il nodulo sta crescendo e mostra instabilità, quindi la resezione è raccomandata. Se non è in crescita ma presenta «bordi irregolari e appuntiti, densità parzialmente solida o a vetro smerigliato, posizione nel lobo superiore e dimensioni superiori a 6 mm», allora c'è una maggiore probabilità di malignità: anche in questo caso si raccomanda l'asportazione. Si interviene anche quando il nodulo, spesso asintomatico, provoca sintomi come dolore e difficoltà respiratorie (dispnea), che possono emergere in base a posizione e dimensioni della neoformazione.
È interessante notare che, come specificato dai professori H. Hoffmann e H. Dienemann in un articolo pubblicato su PubMed, la presenza di un nodulo polmonare deve essere sospettata come neoplasia, “a meno che non ne sia stata accertata la benignità.” I medici, pertanto, solo dopo aver fatto tutte le valutazioni del caso attraverso imaging, anamnesi e altre indagini stabiliscono se è opportuno o meno intervenire sul nodulo polmonare, come è stato deciso per Papa Robert Francis Prevost.
Un'altra ragione per cui si decide di intervenire chirurgicamente è quando la biopsia ha confermato che si tratta di un tumore polmonare. In questo caso «l'asportazione chirurgica rappresenta il principale trattamento curativo per gli stadi I e II della malattia», evidenzia il dottor Okiror. L'intervento in taluni casi può fungere sia da diagnosi che da trattamento, quando ci si trova innanzi a un nodulo in una posizione complessa per intervenire in sicurezza con una biopsia e il sospetto che si tratti di una neoformazione maligna è alto. Curiosamente, quando un paziente è piuttosto ansioso e continua a ricevere esami che non confermano la natura del nodulo, si può intervenire per «rassicurarlo definitivamente», spiega il medico britannico.
Come si opera un nodulo polmonare
Esistono vari approcci per operare un nodulo al polmone, che vengono stabiliti dall'equipe medica in base al quadro clinico del paziente e alle soluzioni disponibili. Tutti prevedono l'anestesia generale. La toracotomia è un intervento chirurgico invasivo in cui le costole vengono allargate e si pratica un'ampia incisione sul torace. Tra gli interventi minimamente invasivi figura invece la chirurgia toracoscopica video-assistita (VATS), basata sull'introduzione di dispositivi medici – come una piccola telecamera e strumenti di taglio – che vengono fatti passare da piccole incisioni. La RATS o chirurgia toracica robotica o robot-assistita è incentrata sull'utilizzo di robot di ultima generazione che garantiscono una maggiore precisione durante il trattamento. Ad esempio, il robot da Vinci Xi permette di eseguire resezioni mini-invasive come lobectomia o segmentectomia attraverso incisioni di appena 1-2 centimetri. Il prelievo del tessuto attraverso queste tecniche può avvenire anche attraverso la modalità “wedge resection”, ovvero resezione a cuneo, in cui il dispositivo medico rimuove il nodulo assieme a una piccola porzione di tessuto sano circostante.
Tempi di recupero, rischi e dolore post-operatorio, naturalmente, sono sensibilmente superiori per una toracotomia, un cosiddetto intervento “a cielo aperto”. Nel caso del Papa, come annunciato dal portavoce vaticano Matteo Bruni, si prevede un ricovero di circa una settimana, quindi sarà sottoposto a un intervento mini-invasivo, considerando che nel caso della toracotomia i tempi possono essere persino di mesi. Il Pontefice ha invece subito confermato che sarà in Perù all'inizio di novembre.
Dopo l'intervento il paziente può avvertire fastidio e dolore anche piuttosto intenso, difficoltà respiratorie, mobilità ridotta e affaticamento. Solitamente i medici prescrivono farmaci ed esercizi di respirazione per catalizzare il processo di guarigione. Il paziente, naturalmente, viene sottoposto a un periodo di monitoraggio più o meno prolungato sulla base alla natura del nodulo. Se confermato il cancro, alla resezione chirurgica si possono accompagnare chemioterapia e radioterapia.