Il Consiglio dei ministri di lunedì sera ha varato un decreto per sostenere banca Carige, istituto in difficoltà. Il piano di ‘salvataggio' si compone di due parti: garanzie statali sulle obbligazioni, per un massimo di 3 miliardi di euro, attivabili fino al 30 giugno, e un fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca per un massimo di un miliardo in caso di ricapitalizzazione precauzionale. "Al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell'economia e preservare la stabilità finanziaria il ministero dell'Economia è autorizzato, fino al 30 giugno 2019, a concedere la garanzia dello stato su passività di nuova emissione di Banca Carige, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di stato, fino a un valore nominale di 3.000 milioni", recita il primo articolo del decreto, che ieri sera ha ottenuto la firma del Presidente della Repubblica, ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L'esecutivo va così in soccorso di Carige, che dovrà presentare un piano entro due mesi.

Sul governo si è abbattuta una pioggia di proteste, perché il M5S, appena due anni fa, criticò aspramente l'operato del governo Gentiloni, accusato di aiutare le banche con i soldi dei contribuenti. "Devono vergognarsi – tuona l'ex presidente del Consiglio Renzi – Sono bastati 10 minuti di una riunione notturna del Cdm per smentire 5 anni di insulti e menzogne contro di noi". Ora per rispondere agli attacchi Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Conte dicono che non si tratta di un vero e proprio ‘salvataggio' ma di un'eventuale nazionalizzazione, che però al momenti è soltanto un'ipotesi: "Confidiamo che la logica di mercato e che gli azionisti possano ricapitalizzare – ha spiegato ieri sera Conte – Se questo non arriverà, non intendiamo usare soldi dello Stato". Ma il decreto per Carige è scritto prendendo a modello il testo scritto per andare in soccorso di Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca. Il decreto legge del 2016, come sottolinea il Sole 24 Ore, è stato sostanzialmente copiaincollato: il testo del governo giallo-verde contiene le stesse regole per l'eventuale nazionalizzazione, compreso il burden sharing (ovvero il sistema di condivisione degli oneri che avviene nel contesto di una crisi finanziaria tra azionisti e obbligazionisti subordinati), e le stesse regole che stabiliscono quali sono le garanzie statali. Nella bozza, che è ancora soggetta ad approfondimenti dei tavoli tecnici, come sottolinea sempre il Sole 24 Ore, c'è un altro dettaglio interessante: il testo delle ‘Misure urgenti a sostegno di Banca Carige S.p.a – Cassa di risparmio di Genova e Imperia' è datato come ‘Decreto-legge [*] novembre 2018'. E ciò dimostra che l'ipotesi di un intervento statale era già allo studio negli ultimi due mesi.

Nonostante il Pd ora condivida la mossa del governo, sostiene che il M5S abbia attaccato per anni scelte che poi si sono rivelate necessarie. Lo sottolinea anche l'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Il decreto su Carige è quasi una fotocopia dei decreti messi a punto da noi, specie quello su Mps", ha detto in un'intervista a ‘La Stampa'. La decisione del governo giallo-verde è stata insomma giusta e tempestiva, ma "una cosa deve essere chiara a tutti. Questo governo si ritrova a fare quanto fatto dal governo precedente e che loro avevano violentemente criticato. Mi farebbe tanto piacere se riconoscessero quanto fatto prima di loro, invece che ricoprirci di insulti dicendo che si bruciavano soldi degli italiani. Se ci fosse un minimo di buona fede queste cose sarebbero riconosciute e ciò dimostra solo che viviamo in un clima di astio e che siamo sempre in campagna elettorale".

"Non prendiamoci in giro! Quando si fa a mercati chiusi un decreto che attiva le stesse azioni già adottate da noi, si fa una cosa esattamente negli stessi termini, ma con una fretta inaspettata. Vuol dire che lunedì è emerso qualcosa, altrimenti avrebbero atteso il week end prossimo per varare il decreto. Stanno facendo un'inversione ad U sulla politica bancaria così come l'hanno già fatta sul bilancio".

Poi Padoan solleva la questione del conflitto d'interesse contestato al premier Conte, in quanto socio di Guido Alpa, a lungo consigliere di Carige: "È giusta l' interrogazione del Pd. Viene spontaneo chiedersi se ci sia stato conflitto di interessi ed è bene che la vicenda sia chiarita. Chi sostiene la trasparenza come un dogma non si può meravigliare della domanda su un evidente conflitto di interessi, vista la posizione che Conte e il professor Alpa tenevano su Carige. Mi stupisce che ci si stupisca".