I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono chiamati ‘ipocriti' dal Pd. Motivo dello scontro è la decisione presa dal Consiglio dei ministri in fretta e furia ieri sera, cioè quella di sostenere Banca Carige, con il decreto legge su garanzie e ricapitalizzazione, che di fatto spiana la strada verso una nazionalizzazione dell'istituto. In pratica lo Stato, per aiutare l'istituto in difficoltà, che la Bce ha deciso di commissariare d'urgenza lo scorso 2 gennaio, garantirà sui futuri prestiti che Carige chiederà sia mediante bond che con finanziamenti diretti a Banca d'Italia. Poi, se nei prossimi mesi la Bce chiederà a Carige di aumentare il proprio capitale, (dopo il mancato aumento da 400 milioni dovuto al ‘no' del principale azionista della banca, la famiglia Malacalza) Carige potrebbe richiedere l'intervento diretto del Tesoro nel capitale. Così come è avvenuto con Mps.

L'ex premier Matteo Renzi non fa sconti: "Devono vergognarsi", dice, visto che "sono bastati 10 minuti di una riunione notturna del cdm per smentire cinque anni di insulti e menzogne contro di noi". Ma c'è di più. I Dem parlando anche di un possibile conflitto d'interesse per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che è stato "socio di Guido Alpa, a lungo consigliere di Carige e della sua Fondazione" e a sua volta "consulente di Mincione, banchiere socio Carige".

Ma perché adesso il Pd presenta il conto al M5S? L'8 marzo del 2017 Luigi Di Maio attaccava apertamente il governo Gentiloni, per aver deciso di salvare le banche italiane: "Poi è arrivato lei presidente Gentiloni – tuonava Di Maio – Il suo primo atto politico? Un decreto per trasferire 20 miliardi di euro alle banche italiane".

E ancora: "Dopo 4 anni passati a dirci che non c'erano soldi per il reddito di cittadinanza, per le forze dell'ordine, per le imprese italiane, per il fondo per le disabilità, ha cacciato fuori dal cilindro 20 miliardi. Complimenti".

A luglio 2017 era un arrabbiato Alessandro Di Battista, che durante una conferenza stampa alla Camera puntava il dito contro "i decreti sulle banche scritti direttamente dai consigli d'amministrazione delle banche, con la compiacenza del sistema mediatico". Di Battista ricordava la mozione di sfiducia del M5S contro "quella bugiarda della Boschi, da cui aspettiamo ancora la querela, che diceva di non essersi mai occupata di banche", e ancora citava il caso di Mps, "spolpata dal Pd e salvata dal Pd con soldi nostri, e sui giornali si fa finta di nulla".

"I soldi per regalare banche ci sono, ma sul reddito di cittadinanza ci dicono che è utopia. Come si fa a votare ancora questa gente?" aggiungeva.

E sempre in quell'estate, a fine luglio, l'ira dei pentastellati esplodeva nell'Aula del Senato, durante le dichiarazioni di voto sul decreto banche venete, su cui il governo aveva posto la questione di fiducia. Allora il gruppo dei senatori del M5S cominciò a lanciare false banconote da 500 euro, al grido di "Ladri! Ladri!", rivolto ai banchi del Pd. Servì l'intervento di Gasparri, in quel momento vicepresidente del Senato, per placare gli animi.

"La coerenza è merce rara e non alberga tra i banchi del governo e della maggioranza. Lo abbiamo visto con il varo della manovra e continuiamo ancora oggi. Infatti, pur tra piroette e salti mortali, bugie ed inganni, la verità si fa strada e la propaganda cede il passo alla realtà. Dopo aver giocato per mesi con i mercati danneggiando i risparmiatori, le finanze pubbliche ed il sistema creditizio, tra cui la stessa Carige, il Governo gialloverde interviene con un provvedimento di salvataggio". Lo dice Stefania Craxi, senatore di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Affari esteri di Palazzo Madama. "Il tutto con un comportamento da ladri di Pisa, con un decreto varato in fretta e furia, in notturna, forse per non far emergere nell'opinione pubblica i rapporti pregressi, tutti da chiarire, del Presidente del Consiglio – prosegue Craxi – ma cosa avrebbero detto i grillini a parti inverse? I soliti due pesi e la solita doppia morale! Infatti, sostenere un Istituto bancario non significa di per sé salvaguardare interessi oscuri o dei più forti. Urge che qualcuno spieghi loro che senza banche forti, non c'è credito. Il tutto a scapito di imprese e famiglie".

Il capo politico del Movimento Cinque Stelle si difende così: "Quante balle dei giornali, di Renzi e della Boschi sulle banche. Proprio loro parlano. Ma secondo voi se stessimo aiutando le banche i media e questi politici falliti continuerebbero a farci la guerra? Svegliaaaaa!!! La Camera dei Deputati si muova ad approvare l'istituzione della commissione di inchiesta sulle banche. Ne vedremo delle belle". Il vicepremier rimanda al mittente le critiche dei dem, in un post su Facebook, con un elenco di dieci punti: "Non abbiamo dato un euro alle banche".

"Abbiamo scritto in una legge che se serve lo Stato potrà garantire nuovi titoli di Stato e potrà ricapitalizzare. Speriamo non serva – scrive Di Maio su Facebook – "Se si dovesse usare quella garanzia o se si dovessero mettere soldi pubblici, banca Carige deve diventare di proprietà dello Stato. Ovvero deve essere nazionalizzata". E "in questo modo non ci sarà nessun regalo ai banchieri e nessun azionista e obbligazionista truffato". Di Maio continua: "Non sarà come Etruria perché salviamo tutti gli obbligazionisti e correntisti. Non sarà come le banche venete perché non la venderemo a due euro dopo averla ripulita dei debiti con i soldi pubblici". E ancora: "Renzi e la Boschi che fanno le vittime fanno ridere i polli: se avessero fatto come noi non ci sarebbero stati risparmiatori sul lastrico, ma evidentemente ai loro amici e parenti non conveniva. Ora vedremo chi è stato a non restituire i soldi a Carige affossandola. Ci batteremo in Europa per riformare il sistema di vigilanza bancaria e faremo la separazione tra banche commerciali e d'affari. Cose che nessuno si è mai sognato di fare". Quindi conclude: "Noi abbiamo messo 1,5 miliardi per i truffati delle banche di cui è responsabile il vecchio governo. Non ci saranno altri truffati".

E Salvini passa al contrattacco: "Mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti a loro difesa".