Il Louvre e Firenze, quando si parla di Leonardo da Vinci, non sanno proprio andare d’accordo: nel 2019 si celebreranno i 500 anni dalla morte del maestro, e per l’occasione sia il museo francese che le Gallerie degli Uffizi organizzeranno grandi eventi. Nessuna delle due istituzioni però è disposta a dare in prestito le meravigliose opere del da Vinci: forse Parigi e Firenze ricordano troppo bene quello che accadde oltre un secolo fa, quando la Gioconda venne rubata e ritrovata, due anni dopo, proprio a Firenze.

Il furto e il ritrovamento della Gioconda

Era il 12 dicembre del 1913: Vincenzo Peruggia, normalissimo ed anonimo imbianchino lombardo emigrato in Francia, viene arrestato nella sua camera d’albergo. L’accusa, quella di aver rubato uno dei quadri più famosi al mondo: un furto operato per patriottismo, affermò Peruggia, messo in atto con lo scopo di restituire all'Italia il celebre tesoro di Leonardo. Ad incastrare il ladro una lettera firmata Monsieur Léonard V inviata qualche giorno prima ad un collezionista d’arte fiorentino: la Monna Lisa sarebbe stata venduta solo a chi avesse promesso di farla tornare, e restare, in Italia.

Purtroppo il patriottico progetto di Peruggia non andò a buon fine: il collezionista si recò sul luogo dell’appuntamento dopo aver allertato il direttore del museo e le autorità, che arrestarono immediatamente l’imbianchino. Tutti conoscono le sorti della Gioconda, che tornò subito in Francia, ma quali furono le sorti di Vincenzo Peruggia?

Soprattutto in Italia il suo gesto venne salutato quasi come una forma di “eroismo patriottico”: condannato inizialmente ad un anno e quindici giorni di prigione, dopo appena un mese la pena venne ridotta a sette mesi e, subito dopo, questo ladro patriottico venne scarcerato. Uscito di prigione alcuni studenti unirono le forze per organizzare una colletta, per aiutare l’uomo che aveva cercato, con un gesto folle ma certamente coraggioso, di riportare la Gioconda “a casa”.

Perché la Gioconda si trova a Parigi?

Vincenzo Peruggia aveva cercato di risolvere a suo modo una diatriba che va avanti da molto molto tempo: perché la Gioconda si trova in Francia e non nel suo paese d’origine? Una domanda ricorrente, che ha innescato l’eterna rivalità fra i due Paesi, una rivalità che va ben oltre i campi di calcio. Leonardo da Vinci è italiano, e mai come l’anno prossimo, in occasione dei cinquecento anni dalla sua morte, sarebbe importante vedere tutte le sue opere riunite in un unico luogo. A Firenze, ad esempio.

Tale pretesa si basa sull'assunto che i francesi abbiano in qualche modo “rubato” l’opera: l’avversione verso i nostri cugini d’oltralpe ha motivazioni anche plausibili se si pensa che nell'Ottocento Napoleone portò via con sé dopo le Campagne d’Italia tutto quello che poteva trasportare. E sarebbe proprio Napoleone il presunto responsabile del furto della Monna Lisa: mai teoria è stata più errata.

Fu lo stesso Leonardo a portare la Gioconda con sé quando, nel 1517, accettò l’invito del sovrano Francesco I a recarsi presso la sua corte. Non conosciamo il reale motivo per il quale Leonardo portò con sé l’opera, ma una cosa è certa: i francesi non rubarono assolutamente nulla. Nonostante le documentazioni storiche confermino tale vicenda, la leggenda della Gioconda resta affascinante proprio per questo: per l’eterna nostalgia degli italiani nei confronti di uno dei capolavori più belli di sempre.