Zapatero indagato per corruzione: cosa rischia e perché mette in difficoltà il governo Sánchez

Per la prima volta nella storia recente della Spagna, un ex presidente del Consiglio siede sul banco degli imputati. José Luis Rodríguez Zapatero, che ha guidato il paese tra il 2004 e il 2011, è stato infatti formalmente incriminato con l'accusa di traffico di influenze illecite e reati connessi alla corruzione. Un atto giudiziario senza precedenti per un paese abituato agli scandali politici, ma non a vederli arrivare fino a questo punto.
Nonostante la gravità del quadro, l'attuale premier Pedro Sánchez ha scelto la linea della difesa esplicita. Parlando in conferenza stampa dall'ambasciata spagnola presso la Santa Sede, Sánchez ha confermato il pieno supporto del Partito Socialista all'ex premier, dichiarando che, "dopo aver analizzato gli atti con esperti di diritto, non sussistono motivi per cambiare la sua posizione di totale fiducia".
Cosa è successo
Al centro dell'inchiesta c'è Plus Ultra, una piccola compagnia aerea spagnola specializzata nei collegamenti con l'America Latina, soprattutto con il Venezuela. Nel 2021, in piena crisi pandemica, il governo Sánchez le concesse un salvataggio da 53 milioni di euro. Non fu l'unica compagnia salvata, lo furono anche Air Europa, Air Nostrum e Volotea, ma Plus Ultra era di gran lunga la più piccola del gruppo, il che ha attirato fin da subito l’attenzione degli inquirenti. Secondo la procura, Zapatero avrebbe fatto pressioni sul governo per garantire quel salvataggio. In cambio, lui e la sua cerchia avrebbero ricevuto circa due milioni di euro, non direttamente ma attraverso un reticolo di società di consulenza riconducibili al suo amico e mediatore Julio Martínez Martínez (una delle quali ha sede a Dubai). Le figlie di Zapatero sarebbero state coinvolte tramite la loro agenzia di comunicazione, anche se, è importante sottolinearlo, al momento non risultano indagate. L'ex premier nega tutto, pur ammettendo di aver svolto attività di consulenza per alcune delle società di Martínez.
Il blitz e la cassaforte piena di gioielli
L'inchiesta avrebbe tuttavia subìto una fiammata drammatica dopo che l'Unità per i crimini economici (UDEF) ha perquisito l'ufficio di Zapatero. Gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato in una cassaforte un vero e proprio tesoro di oltre cento oggetti preziosi tra orecchini, collane e orologi d'oro e zaffiri, oltre a faldoni di documenti e agende personali dal 2020 al 2025. La segretaria dell'ex premier ha difeso la trasparenza dei beni sostenendo che si tratti in parte di cimeli ereditati dalla consorte Sonsoles Espinosa e in parte di doni ricevuti durante vecchi viaggi ufficiali. Ciononostante, il sequestro ha scatenato una forte indignazione nell'opinione pubblica spagnola, complici le intercettazioni in cui i membri della presunta rete criminale si riferivano a Zapatero usando nomi in codice come "Zorro", "Z" o "Zzz".
Venezuela, riciclaggio e diplomazia ombra
Il caso però non si fermerebbe qui. Gli inquirenti ipotizzano infatti che parte dei 53 milioni del salvataggio pubblico sia stata utilizzata da Plus Ultra per operazioni di riciclaggio in Venezuela attraverso società locali, con ulteriori flussi di denaro diretti verso paradisi fiscali come Gibilterra. Ed è proprio a questo punto che la vicenda assumerebbe una dimensione geopolitica. Zapatero ha sempre coltivato un canale di dialogo con il regime di Nicolás Maduro, presentandosi spesso come interlocutore informale in questioni diplomatiche delicate.
L'ipotesi degli inquirenti è che il raggio d'azione della rete andasse ben oltre il trasporto aereo, toccando accordi per il commercio di tonnellate di petrolio, oro e nichel venezuelani. Tali flussi paralleli avrebbero potuto servire anche a finalità politiche. A confermarlo ci sarebbero gli appunti manoscritti rinvenuti in un diario a casa del mediatore Martínez, che svelerebbero i retroscena di questa diplomazia ombra: la liberazione di prigionieri politici e l'intervento coordinato di agenti dell'intelligence per il trasferimento a Madrid del leader dell'opposizione venezuelana Edmundo González Urrutia nel 2024, un ruolo che lo stesso González aveva riconosciuto pubblicamente.
Anche Sánchez è nei guai?
Qual è il problema per il premier in carica Pedro Sánchez? Che Zapatero non è un semplice ex collega di partito: è un alleato politico di primo piano, una figura che ha apertamente sostenuto il governo socialista, ha fatto campagna elettorale per Sánchez e ha con lui un rapporto personale consolidato. La sua incriminazione è quindi anche un problema del governo, non solo di un singolo esponente. Stando a quanto riportato dalla stampa spagnola, l'esecutivo sarebbe stato colto impreparato dall'annuncio dell'indagine. Nei giorni seguenti, i collaboratori di Sánchez si sarebbero infatti mossi nel disorientamento, cercando di capire la portata reale del caso. La comunicazione interna al Partito Socialista sarebbe rimasta bloccata da un ulteriore ostacolo: su consiglio del suo legale, Zapatero ha scelto il silenzio pubblico fino a metà giugno, data della prima udienza. Questo significa che il governo dovrà reggere settimane di "pressione mediatica" senza poter imbastire una difesa coordinata.
Un governo sotto assedio
Il caso Zapatero arriva tra l'altro in un momento molto difficile per l'esecutivo. La settimana scorsa la polizia ha infatti perquisito la sede centrale del Partito Socialista nell'ambito di un'altra inchiesta parallela, che ipotizza un vasto giro di tangenti, appalti truccati e pagamenti in contanti in nero per finanziare l'apparato del partito. Un dirigente socialista ha sintetizzato la situazione con un'immagine: "Prima ci hanno sparato a una gamba, poi all'altra, poi alle braccia, ora al cuore, che è Zapatero. Resta solo il colpo alla testa, che è Sánchez". Tra gli alleati di governo le reazioni sarebbero diversissime: la sinistra di Sumar condivide con i Socialisti l'ammirazione storica per Zapatero e si trova anch'essa in difficoltà. Il Partito Nazionalista Basco, più pragmatico e meno legato a quella tradizione progressista, ha invece già fatto sapere che a suo avviso la legislatura è di fatto esaurita e che Sánchez dovrebbe convocare le elezioni entro l’anno, ben prima della scadenza naturale del 2027.