Yemen, scontri a Sana’a e a Taiz. E la Germania decide di chiudere l’ambasciata

Soldati yemeniti
In Yemen vanno avanti gli scontri tra le forze del presidente Saleh e quelle del capo tribale al Ahmar. Intanto la Germania ha deciso di chiudere l’ambasciata nella capitale yemenita.

L'aria che si respira in Yemen si fa sempre più pesante. Gli scontri tra le truppe del Presidente Ali Abdallah Saleh e quelle del potente capo tribale Sheikh Sadek al Ahmar vanno  ormai avanti da 5 giorni consecutivi. Oggi il teatro della battaglia è stato al Hassaba, un quartiere settentrionale della capitale Sana'a nel quale i due schieramenti si sono fronteggiati a suon di razzi e artiglieria. Gli scontri hanno riguardato anche Taiz, città a sud ovest della capitale, dove gli uomini di al Ahmar difendono i dimostranti riuniti in Piazza della libertà dopo che ieri le truppe del regime avevano aperto il fuoco sulla folla che protestava, uccidendo 2 persone e ferendone 20. Alcune tribù si starebbero mobilitando per portare nuove truppe a Taiz al fine di sostenere i dimostranti anti-governativi.

Le scene sono quelle di una vera e propria guerra civile. Ieri alcuni proiettili di mortaio esplosi contro la residenza presidenziale a Sana’a avevano fatto addirittura pensare alla morte di Saleh. Almeno questo era quanto sostenuto dall'opposizione yemenita, nonostante molte emittenti televisive si fossero affrettate a smentire il tutto e a parlare solamente di ferite lievi. Il portavoce del partito al governo Yasser al-Yamanili aveva poi dato conferma ufficiale a quanto riportato dalle televisioni e che cioè l'attentato aveva causato solo il ferimento del presidente, non la sua morte.

I violenti scontri che riguardano anche la capitale hanno indotto la Germania a chiudere l'ambasciata a Sana'a. I dipendenti lasceranno quindi lo Yemen al più presto. "Anche se i combattimenti nella capitale non coinvolgono direttamente gli stranieri, la pericolosità della situazione ha portato il ministero ad adottare questa decisione" – si legge in una nota del ministero degli esteri tedesco. I tedeschi si accodano quindi all'Italia che 3 giorni fa aveva deciso il rimpatrio di tutti i dipendenti a causa di "minacce di attentati contro ambasciate europee situate nell’area della nostra ambasciata".

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