Venezuela, bimbo di 3 anni salvato dopo sei giorni sotto le macerie: il video del “miracolo” di Kleber

Quando i soccorritori lo hanno raggiunto era coperto di polvere, immobile e con lo sguardo fisso su chi stava scavando per riportarlo in superficie. Klieber, tre anni, è stato estratto vivo dalle macerie del complesso residenziale Los Corales Garden 1, nello Stato venezuelano di La Guaira, dopo aver trascorso sei giorni intrappolato sotto i resti dell'edificio crollato durante il violento terremoto che il 24 giugno ha colpito il Venezuela. Un salvataggio che molti, sul posto, hanno definito un "miracolo".
Le immagini diffuse dalle televisioni locali e rilanciate dal Ministero della Comunicazione mostrano il momento in cui la missione di soccorso giordana riesce a liberare il bambino. Appena estratto, tra i presenti scatta un lungo applauso. Il bimbo viene avvolto in un telo, affidato ai sanitari e trasferito in ambulanza verso l'ospedale. Non pronuncia una parola, ma osserva tutto con gli occhi spalancati, ancora segnati dall'esperienza vissuta.
Non è stato reso noto se il piccolo fosse insieme ai familiari al momento del crollo né quale sia la loro sorte. Il sisma ha provocato una devastazione enorme e il bilancio continua ad aggravarsi: le autorità parlano di quasi 1.800 vittime e circa 50mila dispersi, numeri ancora provvisori mentre le ricerche proseguono senza sosta.
Quello di Klieber non è l'unico salvataggio che ha provato a riaccendere la speranza tra chi continua a scavare da ormai una settimana. Poche ore prima era stato recuperato vivo anche Aaron Levi Cantillo, 21 anni, rimasto intrappolato sotto un edificio per cinque giorni. "Sono solo un ragazzo semplice che ha passato cinque giorni sotto un edificio. Ma io sono qui, e sono vivo", ha detto dopo essere stato soccorso.
Nei giorni scorsi era stato salvato anche Carlos Miguel, dodici anni, rimasto sepolto sotto le macerie per oltre 122 ore a Macuto, sempre nello Stato di La Guaira. Il ragazzino è stato estratto vivo grazie a una lunga e complessa operazione di soccorso, resa ancora più difficile dalle continue scosse di assestamento. Ad attenderlo c'era il padre, che appena lo ha rivisto gli ha detto: "Ci prenderemo cura di te, figlio. Starai bene, te lo prometto", prima di accompagnarlo in ambulanza.