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Terremoto in Venezuela

Terremoto Venezuela, a 1 mese dal sisma migliaia di persone vivono ancora per strada. MSF: “Situazione critica”

Il racconto di Andreas Spaett, responsabile dei programmi di MSF in Venezuela, a Fanpage.it a un mese dalle due scosse di terremoto che hanno distrutto parte del Paese: “Situazione critica, la popolazione ha bisogno di supporto. Molti sperano ancora di trovare qualche disperso”.
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Esattamente un mese fa, il 24 giugno scorso, due devastanti scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il Venezuela, provocando morte e distruzione. Il bilancio ad oggi è impressionante: si parla di 5.398 decessi, 16.740 feriti e 17.907 sfollati. Le autorità non hanno diffuso un bilancio ufficiale dei dispersi, mentre una piattaforma cittadina conta circa 29.500 persone scomparse. Altre seimila persone almeno continuano a vivere accampate in strada tra La Guaira e Caracas, senza un rifugio adeguato né servizi essenziali. È quanto ha denunciato Medici senza Frontiere che da settimane assiste la popolazione locale.

Fanpage.it ne ha parlato proprio con Andreas Spaett, responsabile dei programmi di MSF in Venezuela, che non solo si occupa della gestione della situazione in varie città colpite dal sisma, ma si trovava a poche ore di auto da Caracas quando si è verificato il terremoto.

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Come è la situazione in Venezuela oggi, a un mese dal sisma che ha devastato il Paese?

"La situazione è critica. Ci sono ancora molte persone che vivono per strada o in campi improvvisati. Molti sperano ancora di trovare qualche disperso. Speranza che però si riduce sempre di più ogni giorno che passa. Ora si tratta più che altro di recuperare i corpi che mancano all'appello e consegnarli alle famiglie. Molti ancora non riescono ad avere accesso ai servizi di base, come acqua, cibo, assistenza sanitaria e di salute mentale. E penso che sarà così ancora per almeno i prossimi due mesi".

Come sta affrontando MSF l'impatto a lungo termine sui sopravvissuti e sugli operatori sanitari stessi?

"Al momento non siamo ancora in una fase di approccio a lungo termine perché riscontriamo ancora esigenze di emergenza e quindi per ora gestiamo quattro cliniche mobili nelle zone in cui assistiamo tutte queste persone che non si sono ancora riprese e forniamo loro assistenza sanitaria di base. Anche l'assistenza alla salute mentale è uno dei pilastri fondamentali del nostro lavoro, insieme all'approvvigionamento idrico e ai servizi igienico-sanitari.

Come dicevo, siamo ancora in una fase emergenziale e, naturalmente, progetteremo supporto a lungo termine e capiremo come intervenire anche nella fase di recupero".

State riscontrando focolai o rischi di malattie trasmesse dall'acqua o altre infezioni?

"Per fortuna non riscontriamo questo problema. Certo, è qualcosa che bisogna prevenire in situazioni del genere, come abbiamo visto in relazione ad altri disastri naturali. Ma per ora non lo vediamo. Abbiamo segnali positivi nelle nostre cliniche mobili, perché non abbiamo riscontrato, ad esempio, un aumento dei casi di diarrea. La prevenzione si basa principalmente sul trattamento dell'acqua, sull'accesso all'acqua potabile sicura e al cibo sano, e al momento direi che è tutto sotto controllo".

Dove si trova al momento?

"Io sono a La Guaira, una delle zone più colpite dal terremoto. Abbiamo diversi punti in cui operiamo a La Guaira, a Catia La Mar, a Caraballeda e abbiamo anche un'altra clinica mobile a Caracas, dove molti edifici sono crollati e ci sono persone ancora per strada. Ad esempio, abbiamo una clinica mobile nella zona di Avenida Boli'var, dove assistiamo circa 3.000 soggetti che vivono per strada e che attualmente si accampano davanti alle loro case, in attesa che vengano ristrutturate".

Lei era in Venezuela quando c'è stato il terremoto? Cosa ricorda?

"Sì, certo. Sono qui da poco, da due mesi. Ero in un'altra città del Paese, Barcellona, che dista circa 4-5 ore di macchina da Caracas. Anche lì il terremoto è stato avvertito in maniera piuttosto forte. In quel momento mi trovavo in un edificio al dodicesimo piano e tremava davvero molto. I miei colleghi e i vicini avevano paura e tutti abbiamo cominciato a correre giù per le scale per uscire velocemente all'esterno. Ci siamo riuniti sul lungomare, anche se all'inizio non ci abbiamo capito molto".

Qual è il suo messaggio alla comunità internazionale riguardo alla situazione attuale in Venezuela?

"Il messaggio è chiaro: il Venezuela ha bisogno di supporto, come qualsiasi altro Paese in una situazione simile. La portata di questo disastro è enorme. Si deve aiutare la popolazione locale anche se c'è un incredibile movimento di solidarietà, con le persone che cercano di supportarsi a vicenda. Ovviamente, però, un disastro di queste proporzioni è troppo grande per un singolo Paese. Pertanto, incoraggio tutti a donare e a contribuire alla ricostruzione delle aree colpite nei prossimi mesi e anni".

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