Ungheria, svolta autoritaria del Premier nazionalista Orban: si cambia la costituzione

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Un vero e proprio golpe bianco quello organizzato dal premier Viktor Orban, a capo del partito Fidesz: una modifica della Carta Costituzionale in senso autoritario, che rischia di trasformare il Paese in una dittatura.

Università sotto controllo governativo, famiglia riconosciuta esclusivamente come frutto del matrimonio fra uomo e donna, reato di vagabondaggio per i senzatetto, libertà di espressione limitata in nome "della dignità della Nazione, dello Stato e della persona". Sono i più importanti cambiamenti della Costituzione voluti dal premier ungherese Viktor Orban, a capo del partito Fidesz, per quello che è a tutti gli effetti un golpe bianco. Tutte leggi che il premier nazionalpopulista ed euroscettico aveva fatto passare ma che la Consulta aveva puntualmente respinto. Ora i giudici supremi non possono più rigettarle, perché appunto sono nella Costituzione. In tal senso Orban stabilisce pure un altro punto fondamentale: le "sue" leggi non potranno essere respinte dalla Corte Costituzionale, che potrà limitarsi a sollevare obiezioni di forma. Cosa che permetterà al primo ministro autocrate magiaro di far approvare qualsiasi norma successiva, non importa quanto repressiva. E infatti anche se il voto finale in parlamento é previsto per la settimana prossima, diversi punti salienti sono già passati al varo del parlamento per volere dello stesso Orban.

Un mezzo stravolgimento della Carta Costituzionale in senso autoritario, che rappresentata sopratutto una sfida ai dettami europei. Uno strappo gravissimo nei confronti di Bruxelles che, peraltro, arrivo a pochi giorni dalla nomina del suo braccio destro, il ministro dell'Economia criticato e mal visto dagli ambienti ecofinanziari europei e mondiali, Gyorgy Matolcsi, a capo della Magyar Nemzeti Bank (Banca centrale). Ora Bruxelles è pronta a vagliare ogni ipotesi di sanzione nei confronti dell'Ungheria e del suo leader. Si va dal ritiro del diritto di voto in sede europea alle sanzioni pecuniarie. Orban sembra deciso a non tornare sui suoi passi e, anzi, solo ieri dava l'approvazione alle parole dello stesso Matolcsy: "i big di economia e finanza europei e internazionali complottano e tramano contro la nostra patria".

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