Trump accusa la Cina di interferenze nelle elezioni USA: le carte dell’intelligence americana lo smentiscono

In un discorso di poco meno di mezz'ora, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato l'allarme sulle presunte "vulnerabilità" del sistema elettorale statunitense. Secondo Trump, le elezioni americane sarebbero esposte ad attacchi da parte di diverse potenze straniere – su tutte ha attaccato la Cina, accusando Pechino di aver "ottenuto illecitamente" i dati elettorali di 220 milioni di elettori Usa. Poi è tornato sulle elezioni perse nel 2020, con l'accusa al governo cinese di aver interferito.
Nel corso del discorso, Trump ha anche annunciato che sarebbero stati desecretati documenti di intelligence con le prove delle sue affermazioni. In realtà, per la maggior parte queste carte smentiscono le affermazioni più radicali del presidente.
"Le nostre elezioni sono state rese vulnerabili a brogli e furti, e la fiducia dei cittadini americani è stata persa", ha insistito Trump. Come è noto, il leader repubblicano ha affermato più volte che le elezioni nel 2020 sarebbero state truccate, senza mai riuscire a dimostrare nulla e venendo smentito più volte nei tribunali.
Negli Stati Uniti, il discorso del tycoon è stato interpretato soprattutto come una mossa interna. In vista delle elezioni di metà mandato a novembre (dove i Repubblicani partano ampiamente sfavoriti dai sondaggi e potrebbero perdere il controllo del Congresso), e poi delle prossime presidenziali nel 2028, Trump starebbe preparando il terreno per lamentare nuovi brogli a suo svantaggio. In più, in questi mesi i parlamentari stanno discutendo un disegno di legge chiamato SAVE America Act: una riforma elettorale che obbligherebbe a presentare un documento d'identità e la prova di cittadinanza per votare, e restringerebbe molto l'uso del voto per corrispondenza – un meccanismo usato da milioni di cittadini. I Repubblicani stessi, però, sono scettici sul testo e infatti da settimane è fermo al Congresso.
Il discorso di Trump non è stato trasmesso da tutte le principali emittenti televisive. Fox, orientata a destra, l'ha mandato in versione integrale in diretta, ma i giornalisti in studio hanno sottolineato che non potevano confermare le affermazioni del presidente (in passato l'emittente ha dovuto pagare una sanzione di 787 milioni di dollari per aver rilanciato accuse di brogli); CBS ha scelto di mandare alcuni spezzoni in diretta, poi commentarli con giornalisti. ABC, CNN e NBC non hanno dato il discorso in diretta: per questo Trump ha minacciato di "revocargli la licenza".
Le accuse alla Cina e i documenti dei servizi segreti Usa
Parlando della Cina, il presidente statunitense ha detto che "documenti recentemente declassificati rivelano che, nel corso di diversi anni a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha perpetrato quella che è ritenuta la più grande violazione di dati elettorali della storia, ottenendo illecitamente quelli di 220 milioni di elettori statunitensi". Tra queste informazioni ci sarebbero stati "nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altri dati sensibili, necessari per la registrazione al voto".
Il messaggio tra le righe sembrava essere che la Cina avesse poi usato questi dati – o si preparasse a usarli – per interferire con il sistema di voto americano. In realtà, ci sono due chiarimenti da fare. Il primo è che si tratta di dati che nella maggior parte dei casi sono liberamente disponibili online o possono essere acquistati dalle amministrazioni degli Stati americani. Lo fanno, per esempio, le campagne elettorali dei candidati.
Il secondo è che l'intelligence degli Usa – secondo i documenti presentati proprio da Trump come "prove" – ha confermato che la Cina ha raccolto questi dati, ma non per truccare i risultati delle elezioni. "Riteniamo che la Cina non abbia messo in atto tentativi di interferenza, e che abbia preso in considerazione ma non abbia messo in atto tentativi di influenza per modificare il risultato delle elezioni presidenziali", si legge, secondo quanto riportato dal New York Times.
Gli agenti segreti hanno stabilito, insomma, di avere un "alto grado di fiducia" nel fatto che il governo cinese non abbia interferito nelle elezioni. Probabilmente perché, affermano, Pechino"non vedeva il risultato dell'elezione come un vantaggio sufficiente per la Cina per rischiare le conseguenze se fosse stato scoperto".
Il massimo che emerge dai documenti è che, secondo una minoranza di agenti – che sottolineavano di avere un livello di fiducia "medio" o "basso" in queste osservazioni – la Cina non sarebbe stata favorevole alla rielezione di Trump nel 2020. Come detto, però, non ci sono segnali di interferenze. I dati acquisiti dal governo cinese sarebbero serviti piuttosto per creare campagne più mirate per influenzare gli elettori americani – cosa poi non "messa in atto" per evitare rischi. Liu Chang, portavoce dell'ambasciata cinese a Washington, ha commentato dicendo che la Cina "non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni statunitensi".
Il ritorno ai brogli del 2020, mai dimostrati
Andando oltre le accuse sui dati elettorali, Trump è tornato più volte sulle elezioni del 2020 e i presunti brogli che gli avrebbero fatto perdere la rielezione. Brogli che, come detto, non sono mai stati dimostrati in alcun modo e non hanno mai avuto prove concrete o credibili.
Il presidente ha sollevato il caso del Michigan, dove un'indagine ha scoperto un gruppo che avrebbe ottenuto dei pagamenti per registrare elettori in modo irregolare, nel 2020. Si tratta di un episodio noto, che era emerso dopo la segnalazione di un funzionario elettorale. Va sottolineato che, in quella vicenda, il sistema funzionò: gli addetti si accorsero delle irregolarità, non inviarono le schede e le persone falsamente registrate non poterono votare.
Infine, Trump ha parlato della votazione elettronica affermando che nel 2020, in Venezuela – dove si usa un sistema tecnologico simile – i risultati del voto sarebbero stati alterati. Anche in questo caso, l'intelligence statunitense ha fatto (nei documenti rilasciati) un chiarimento importante. È possibile che in Venezuela ci fossero manipolazioni del voto, ma è impossibile che queste fossero state estese agli Stati Uniti: "Il sistema di tabulazione dei voti sarebbe difficile da manipolare su una scala abbastanza ampia da compromettere il risultato delle elezioni".