Sono state dichiarate concluse le operazioni di salvataggio nella miniera di carbone di Soma, in Turchia, dopo aver recuperato i corpi degli ultimi due minatori rimasti intrappolati dall’esplosione del 13 maggio scorso. Il bilancio finale è di 301 vittime. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz: “L’operazione di salvataggio è stata condotta a termine. Non ci sono altri minatori rimasti sottoterra”, è quanto ha detto ai giornalisti. Intanto un nuovo incendio è scoppiato questa mattina non distante dal posto dove operano i soccorritori, ritardando la loro avanzata nelle gallerie.  Il ministro ha affermato che le cause dell’incidente devono ancora essere accertate, anche se sembra sempre più probabile che si sia trattato di un guasto elettrico a provocare l’incendio e una serie di esplosioni. Yildiz ha infine assicurato che saranno adottate le misure necessarie contro l’azienda proprietaria della miniera, se saranno accertate sue responsabilità.

Intanto continuano le proteste nel Paese: in particolar modo la folla avrebbe reagito a Smirne quando alcuni agenti della polizia avrebbero tentato di arrestare un bambino di 10 anni che era insieme ai genitori durante una manifestazione di protesta antigovernativa. Il ragazzino, secondo quanto ha riferito il sito del quotidiano Hurriyet, alla fine è stato rilasciato. La tragedia nella miniera di Soma ha suscitato intensa emozione in tutto il Paese e scatenato proteste contro il governo di Recep Tayyip Erdogan. Venerdì la polizia ha disperso violentemente con idranti e lacrimogeni circa 10mila persone che manifestavano nella città teatro della tragedia per denunciare le condizioni di lavoro dei minatori.