"Sono tutti morti i membri dell'equipaggio del sottomarino ‘San Juan' della marina militare  argentina scomparso nel sud Atlantico il 15 novembre scorso". A spegnere definitivamente ogni piccola residua speranza di famigliari ed amici dei marinai è stato  il ministro della Difesa argentino, Oscar Aguad, che facendo il punto sulla situazione delle ricerche e sulle cause della scomparsa del'imbarcazione ha sottolineato "Secondo la Marina, le condizioni estreme in cui è avvenuta la scomparsa e il lasso di tempo trascorso sono ormai incompatibili con l'esistenza in vita". Alla domanda se si potessero ritenere le 44 persone a bordo "tutte morte" ha quindi risposto "esatto".

È la prima volta che un membro delle autorità politiche nazionali argentine conferma pubblicamente la morte certa dei militari scomparsi nelle acque dell'Oceano. In realtà però le autorità militari già nei giorni scorsi avevano chiarito l'esito tragico della scomparsa dopo giorni di  inutili ricerche e speranze vane. Due settimane dopo la sparizione, il portavoce dell’Armada infatti aveva ammesso che non c'erano più speranze e che quindi le ricerche dei possibili superstiti sarebbero state sospese anche perché non vi erano tracce certe da poter seguire.

"Si è già superato il doppio del tempo previsto dai protocolli internazionali per trarre in salvo l'equipaggio di un sottomarino" aveva spiegato l'ufficiale confermando che le ricerche sarebbero proseguite solo per capire dove si fosse inabissato il sottomarino. Secondo l'inchiesta in corso, alla base della tragedia l'ingresso di acqua nel sottomarino. Nella sua ultima comunicazione con la base, il 15 novembre, il "San Juan" infatti segnalò l'ingresso di acqua nella nave, quindi un cortocircuito e un principio di fuoco che, secondo la Marina Argentina, però era stato risolto. Tre ore dopo quest'ultima comunicazione, le agenzie internazionali hanno rilevato un rumore compatibile con un'esplosione ce potrebbe aver squarciatolo lo scafo