Miliziani di Hurras al–Deen, il gruppo jihadista obiettivo della coalizione internazionale a guida Usa
in foto: Miliziani di Hurras al–Deen, il gruppo jihadista obiettivo della coalizione internazionale a guida Usa

Nella provincia di Idlib, in Siria, oggi pomeriggio un attacco missilistico ha ucciso almeno 40 militanti di Hurras al-Deen (I guardiani della religione), un gruppo jihadista affiliato ad Al Qaeda. Secondo fonti locali, a compiere l’attacco sarebbe stata la Coalizione internazionale a guida Usa. I missili – ancora da stabilire se lanciati da fuori la Siria o da un aereo partito dalla base di Incirlik, in Turchia – hanno colpito un campo di addestramento a Kafriya, nordovest di Idlib, mentre era in corso una riunione di alto livello a cui partecipavano anche i leader di altre formazioni estremiste. L’attacco è stato confermato anche dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, l’organizzazione con sede a Londra che da anni fornisce informazioni sul conflitto grazie ad una rete di collaboratori sul territorio siriano.

Un’alta colonna di fumo nero era ben visibile da molta distanza e le prime immagini del luogo dell’esplosione indicano che l’obiettivo è stato completamente distrutto. I morti sarebbero almeno 40 miliziani di Hurras al-Deen e ad un'altra formazione terrorista, Ansar al-Tawhid. Non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti effettuano un attacco contro Hurras al-Deen nella Siria nord-occidentale. Il 1 luglio gli Usa hanno dichiarato di aver colpito questa formazione terrorista collegata ad Al Qaeda, che può contare su circa 1.800 combattenti, molti dei quali non siriani, i cosiddetti foreign fighters.

La Russia annuncia un cessate il fuoco su Idlib

L’attacco al campo di addestramento dei jihadisti arriva poche ore dopo l’annuncio della Russia di un cessate il fuoco unilaterale su Idlib, dopo mesi di feroci bombardamenti. L’offensiva lanciata a fine aprile dall'esercito governativo ha già provocato oltre 500 morti, secondo le Nazioni Unite. L’ultima interruzione delle ostilità risale al 5 agosto ma è durata solo pochi giorni e i combattimenti sono ripresi con ancora più violenza. Nella provincia della Siria nord-occidentale vivono quasi tre milioni di persone, molte delle quali già sfollate diverse volte nel corso di questi otto anni di guerra. Come ha rimarcato Mark Lowcock, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, la situazione umanitaria è disastrosa, con decine di migliaia di altri profughi che si stanno riversando verso il confine turco. “Le immagini satellitari mostrano che intere città e villaggi sono stati rasi al suoloha affermato Lowcock davanti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu – e la maggior parte di quelli che possono, stanno fuggendo verso nord nel Governatorato di Idlib e più vicino al confine turco. Molte di queste persone vivono all'aria aperta, spesso protette solo da un telo di plastica. Circa 100 scuole sono state dedicate agli sfollati, compromettendo la loro capacità di fornire istruzione ai bambini. Quelli che non possono scappare – ha aggiunto Lowcock – si rifugiano negli scantinati o in ciò che resta delle loro case”.

Una famiglia siriana sfollata da Idlib costretta a vivere in campagna tra gli alberi di ulivo (Gettyimages)
in foto: Una famiglia siriana sfollata da Idlib costretta a vivere in campagna tra gli alberi di ulivo (Gettyimages)

A Maarat al-Numan, città teatro di orribili massacri nei giorni scorsi, sono più di novemila i civili, tra cui moltissime donne e bambini, fuggiti nelle ultime 24 ore. Attualmente ammassati nei campi coltivati della zona o sul ciglio delle strade. Migliaia di famiglie che hanno passato la notte all'addiaccio durante la loro marcia verso nord. Secondo l'ultimo rapporto dell'Onu aggiornato al 26 agosto, dal 1 maggio al 18 agosto scorsi sono 576mila i civili siriani che a Idlib e dintorni hanno abbandonato le loro case.

La manifestazione di centinaia di siriana al posto di confine turco di Bab Al Hawa (Gettyimages)
in foto: La manifestazione di centinaia di siriana al posto di confine turco di Bab Al Hawa (Gettyimages)

Ieri diverse centinaia di siriani hanno marciato verso il posto di confine di Bab Al Hawa, al valico con la Turchia per chiedere la cessazione dei bombardamenti su Idlib e l'apertura della frontiera turca. Gli agenti turchi, tuttavia, li hanno respinti con l’uso di gas lacrimogeni e colpi d’avvertimento.