Dopo decenni di carriera nelle corsie degli ospedali avrebbe potuto lasciare ai più giovani il compito di affrontare la pandemia da coronavirus ma, dopo appena due giorni a casa, è tornata in ospedale al fianco dei suoi colleghi per aiutare a curare i pazienti Covid ma probabilmente proprio lì è rimasta contagiata dal virus che in poche settimane l’ha uccisa. È la storia dei Betty Grier Gallaher, infermiera statunitense morta il 10 gennaio scorso il giorno prima del suo 79esimo compleanno al Coosa Valley Medical Center, in Alabama, lo stesso centro medico in cui aveva lavorato come infermiera di pronto soccorso per 53 anni.

A ucciderla il virus che l’ha colpita mentre faceva la cosa che le piaceva di più: stare in corsia per aiutare gli altri, i pazienti ma anche i colleghi più giovani. Betty aveva trascorso oltre cinquanta anni lavorando sempre nei pronto soccorso e scegliendo spesso di fare i turni di notte, perché le piaceva fare da mentore alle infermiere più giovani. Quando il virus ha iniziato a diffondersi negli Stati Uniti a marzo, i colleghi hanno cercato di farle lasciare quel lavoro in prima linea ma lei non ha voluto saperne.

Betty ha lavorato instancabilmente con i pazienti Covid per i successivi nove mesi, fino a quando non ha avuto i primi sintomi il 19 dicembre. Anche in quel momento ha cercato di minimizzare ma il test covid ha dato subito esito positivo. Pochi giorni dopo è stata ricoverata in ospedale. Solo in quel momento ha mandato un messaggio al figlio per dirgli che sarebbe finalmente andata in pensione dopo essersi ripresa dalla Covid. Il virus però non le ha dato scampo uccidendola tra lo strazio dei colleghi. “Il giorno in cui è morta, quasi tutto il nostro personale di pronto soccorso è andato in quella stanza, Non era il modo in cui volevamo vederla andare via Era il collante del nostro pronto soccorso” hanno raccontato i colleghi.