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10 Novembre 2022
13:46

Perché i russi hanno annunciato ritiro da Kherson e cosa succede ora: l’ammiraglio Di Paola a Fanpage.it

Con il ritiro delle truppe da Kherson, i russi danno il via a una nuova fase del conflitto e aprono a un tavolo delle trattative. “In questo momento agli ucraini non conviene trattare per la pace visto che sono militarmente in vantaggio – spiega a Fanpage.it l’ammiraglio Giampaolo Di Paola – il silenzio di Putin? È un silenzio che fa molto rumore”.
Intervista a Giampaolo Di Paola
Già capo di stato maggiore della difesa, presidente del comitato militare della NATO e ministro della Difesa
A cura di Chiara Ammendola
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I russi hanno annunciato il ritiro da Kherson. Ieri pomeriggio il ministero della Difesa di Mosca ha fatto sapere che le truppe ripiegheranno sulla riva orientale del fiume Dnepr che divide l’Ucraina in due. Si tratta di una scelta militare e politica ben precisa che potrebbe essere il segnale, per la prima volta dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, di una disponibilità da parte di Mosca a trattare per la pace. Putin non ha commentato la disfatta, al contrario di quanto fatto in passato invece con le vittoria presunte ed effettive sul campo, come spiega a Fanpage.it l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, già ministro della Difesa.

“È chiaro che questa è una sconfitta sotto ogni punto di vista per i russi, sia perché il controllo di Kherson avvicina notevolmente le forze ucraine alla Crimea, sia perché Kherson e la sua provincia erano state dichiarate annesse, quindi politicamente il fatto di abbandonare quello che adesso i russi considerano territorio russo è di fatto una sconfitta notevole. Il silenzio di Putin? Il suo è un silenzio che parla forte. Se non avesse preso questa decisione avrebbe perso probabilmente tutti i territori conquistati finora. Era una decisione necessaria e lui lo sa bene. Ora deve capire come fare a non uscirne sconfitto”.

Le truppe russe stanno lasciando Kherson: possiamo parlare di una nuova fase del conflitto? 
Se guardiamo alla mappa dell'Ucraina in questo momento vediamo che Kherson è l'unica città ucraina che i russi hanno conquistato sbandierandone anche la vittoria in passato, vista anche la sua importanza storica: Kherson è stata fondata da Caterina la Grande nel 18esimo secolo, quindi è fortemente legata alla Russia.

Il problema è che Kherson non era più difendibile perché l'avanzata degli ucraini nel fronte Sud aveva reso impossibile i rifornimenti alla città e alle truppe di Mosca: queste ultime a ovest del Dnepr si sarebbero trovate isolate e quindi sarebbero state catturate o uccise. A questo punto, pur con un grande costo politico e militare, i russi hanno optato per il ritiro da Kherson per trincerarsi sulla riva orientale del fiume.

Ammiraglio Gianpaolo Di Paola
Ammiraglio Gianpaolo Di Paola

Cosa rappresenta per i russi questo ritiro? 
È chiaro che questa è una sconfitta sotto ogni punto di vista, sia perché il controllo di Kherson avvicina notevolmente le forze ucraine alla Crimea e quindi alla possibilità di colpirla con i sistemi che hanno a disposizione, sia perché Kherson e la sua provincia erano state dichiarate annesse, quindi politicamente il fatto di abbandonare quello che adesso i russi considerano territorio russo è di fatto una sconfitta notevole.

Quindi è chiaro che stiamo entrando in una fase nuova, perché adesso la Crimea sarà maggiormente sotto scacco così come quella parte a est di Dnepr, ora sotto controllo russo, che rappresenta l'unico collegamento via terra tra la Crimea e la Russia propriamente detta. Prima dell'invasione del 24 febbraio infatti la Crimea era collegata alla Russia solo attraverso il famoso ponte Kerch poi distrutto, quindi l'occupazione di quelle zone rappresentava un collegamento terrestre fondamentale: se queste zone passano sotto il controllo ucraino, sarà difficile continuare la difesa di quell'area per i russi.

Quali possono essere le prossime mosse dei due schieramenti?
I russi hanno rafforzato sulla linea sinistra del Dnepr sperando che l'inverno in arrivo congeli le operazioni degli ucraini e nel frattempo le riserve di Mosca in via di formazione siano pronte a combattere, così possono sperare di ricostruire in parte la difesa e resistere a una ulteriore offensiva degli ucraini. C'è anche da dire che gli ucraini non solo prenderanno il controllo di Kherson, ma possono avvicinarsi sul lato orientale del Dnepr anche venendo da nord, al momento giusto gli ucraini tenderanno una manovra a tenaglia, da ovest verso est e da nord verso sud.

Putin ha commentato con il silenzio il ritiro da Kherson
Per Putin fare una dichiarazione di questo tipo rappresenta una grande sconfitta però non c'è dubbio che l'ordine venuto dal ministro della Difesa, conoscendo come si sono sviluppate le cose, sia avvenuto col pieno consenso di Putin. La battaglia di Kherson è una battaglia militare e politica, chi tace acconsente: si è reso conto che Kherson era ormai poco difendibile, e se vuole sperare di mantenere quello che ha conquistato deve riassettare le sue difese. Il silenzio di Putin è un silenzio che parla forte perché quando c'era da annunciare le vittorie lo faceva a gran voce, mentre dinanzi alla sconfitta sta zitto.

Questo ritiro potrebbe significare una disponibilità a trattare?
Il fatto di aver ceduto un territorio conquistato potrebbe voler dire che stanno segnalando agli Stati Uniti una disponibilità a negoziare, certo, rinunciando a determinate province per salvare il salvabile. È chiaro che la posizione di Putin è ora molto più aperta a un negoziato rispetto a quanto fosse prima, ma è improbabile che ora gli ucraini siano disposti a trattare visto che sono avvantaggiati e prossimi a riconquistare ciò che di fatto è loro.

Un negoziato infatti inizia da un cessate il fuoco e al momento non è un'opzione che le truppe ucraine valuterebbero, non sarebbe nel loro interesse: in questo momento gli ucraini si aspettano una vittoria e cercheranno prima di riprendere quanto più territorio legittimamente gli compete per poi eventualmente negoziare. La bilancia pende dalla loro parte ed è normale pensare che rifiuterebbero un cessate il fuoco, anche perché è vero che i russi sono indeboliti e sono sulla difensiva, però se ci fosse un rallentamento dei combattimenti in inverno, i russi potrebbero ricostituirsi e raggrupparsi.

Se da un lato abbiamo un'apertura ai negoziati, dall'altro Putin, sentendosi messo alle strette potrebbe aumentare l'escalation atomica? 
In questo momento diciamo che la minaccia nucleare è stata verbale, per cercare di spaventare e instillare paura negli occidentali. In questo momento il centro di gravità dello sforzo di Putin è cercare di indebolire la forza di reazione della popolazione ucraina e spingere gli ucraini a fare pressione sul loro leader, Zelensky, affinché si sieda al tavolo delle trattative, il secondo riguarda gli europei, ovvero cercare di rompere l'unità degli europei e quindi il supporto che fino a ora, in maniera coesa e unitaria, hanno dato all'Ucraina. Che in concreto oggi Putin pensi di usare un'arma nucleare tattica credo che sia improbabile. Allo stesso tempo è chiaro che Putin vuole e deve uscirne bene da questa situazione, e a un certo punto dovrà rendere conto ai russi del disastro che ha combinato e che sta combinando. Messo alle strette però è difficile capire come reagirà.

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