Era nata da sole due settimane la piccola Kiara, morta lo scorso 13 agosto dopo aver contratto l'herpes neonatale. E ora la mamma Kelly Ineson, 30 anni, di Dewsbury, West Yorkshire, ha condiviso la sua storia con la stampa per mettere in guardia tutti i genitori. "Non avrei mai pensato che un bacio potesse mai uccidere la mia bambina. Eppure è capitato. Bisogna fare attenzione, sempre". La piccola si era ammalata pochi giorni dopo la nascita. Aveva avuto dei problemi respiratori ed aveva perso improvvisamente peso, così è stata così trasferita d'urgenza in ospedale. La diagnosi era chiara: aveva contratto il virus dell'herpes. Dopo quattro giorni di ricovero ha sviluppato un'infezione ai reni ed è stata indotta in coma, dal quale non si è mai più risvegliata. Tuttavia, i medici concordano nel sottolineare che, anche se si fosse slavata, i danni subiti dal suo cervello sarebbero stati irreversibili.

Probabilmente è stata contagiata da un parente o conoscente, malgrado il divieto imposto dai suoi genitori di non avvicinarsi a lei se erano malati e la raccomandazione di lavarsi sempre le mani. L'herpes neonatale è infatti una patologia causata dal virus dell'herpes simplex, che soprattutto nei neonati ha un alto tasso di mortalità. Può essere trasmessa anche durante il parto dalla madre, ma più frequentemente da persone a loro volta infette, ed è molto più diffusa di quanto si creda: solo nel Regno Unito colpisce un bambino ogni 100mila. "I medici mi hanno detto che Kiara ha contratto il virus dopo essere stata baciata da qualcuno – ha dichiarato Kelly, già mamma di altri tre bimbi avuti da una precedente relazione -. Siamo sempre stati molto attenti a non far avvicinare troppo le persone a lei, ma non è bastato. Dopo il ricovero, non ho mai avuto molte speranze che sopravvivesse. Non avrei mai pensato che la mia bambina potesse essere uccisa da un bacio".

Quello di Kiara non è il primo episodio del genere. I genitori del piccolo Kit, morto in circostanze simili, hanno creato una fondazione per promuovere la consapevolezza sul tema, mentre è di qualche mese fa la notizia di un bimbo di sei anni, a cui questa patologia ha arrecato gravi danni cerebrali permanenti e che per questo è stato risarcito con ben 42 milioni di euro dal servizio sanitario inglese.