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28 Gennaio 2022
17:46

Nel silenzio generale la Libia sta abbandonando i migranti nel deserto senz’acqua

A riferirlo è l’Onu: sarebbe un modo per impedire nuovi sbarchi in Europa. Epulsioni decise dallo stesso dipartimento che gestisce i centri di detenzione.
A cura di Giacomo Andreoli
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Mentre l'opinione pubblica italiana ed europea si concentra da una parte sulle elezioni per il Quirinale e dall'altra sulle tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina ai confini del Vecchio Continente, la Libia sta abbandonando i migranti nel deserto senz'acqua: a dirlo è l'Ufficio dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani (Unhcr). Secondo l'agenzia internazionale decine di persone verrebbero espulse dai centri di detenzione e obbligate a superare i confini terrestri del Paese, in zone aride e caldissime. Tutto questo senza che venga fornito loro nemmeno qualcosa da bere.

L'azione, secondo il funzionario Benjamin Lewis, «sembra legata all'impegno per rafforzare la protezione delle frontiere esterne della Libia in modo da impedire ai migranti di arrivare in Europa». Per Lewis le espulsioni sarebbero state decise dal dipartimento libico per la lotta all'immigrazione illegale. Si tratta della stessa istituzione che gestisce anche i centri di detenzione, tristemente noti per gli abusi sui migranti.

L'operazione, secondo diverse testimonianze raccolte dall'Onu, sarebbe rapidissima. Si parla di espulsioni di persone con "una velocità impressionante". Lo stesso dipartimento, poi, indica che tra il 2019 e il 2020 sono state espulse dalla Libia 7.500 persone. La maggior parte di loro è arrivata in Sudan o in Ciad.

Campi di detenzione in Libia e sbarchi, l'Europa ancora tentenna

Il governo Draghi non ha mai preso una posizione netta sulla questione migratoria e sui cosiddetti "lager" libici. Il premier ha provato alcune volte a convincere i colleghi europei a rivedere le politiche comunitarie sull'integrazione, con più solidarietà nei confronti dei Paesi più esposti come l'Italia. L'atteggiamento, però, è stato timido e nulla è ancora cambiato. L'ultima visita a Tripoli risale allo scorso aprile, quando l'ex numero uno della Bce parlò di "problemi umanitari", ma allo stesso tempo ringraziò i libici per i salvataggi realizzati. Dichiarazioni allora contestate dal centrosinistra.

Al livello europeo il presidente di turno dell'Ue Emmanuel Macron ha auspicato che l'Unione possa fare passi avanti per riformare i trattati di Schengen e Dublino, garantendo contemporaneamente maggior ordine e aiuto reciproco nella distribuzione dei migranti. Ma finora rimangono i veti incrociati tra i governi dei Paesi membri a bloccare qualsiasi progresso.

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