Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, dopo nuove trattative con il premier turco Ahmet Davutoglu, ha chiesto ai leader europei di accettare un nuovo testo di accordo con Ankara sulla questione dei flussi migratori (ieri notte i lavori erano stati sospesi perché non era stato trovato un punto di equilibrio).

Il patto, che entra in vigore domenica, prevede che la Turchia accetta il principio che tutti i migranti (che siano rifugiati o persone in cerca di occupazione, non c'è alcuna distinzione) che vanno in Grecia torneranno in Turchia. Per ogni migrante tornato indietro, il governo turco invierà un migrante siriano nella Ue. È il meccanismo che viene ritenuto in grado di scoraggiare i viaggi nell'Egeo. Nel testo si prevede anche un'accelerazione dei primi 3 miliardi di euro ad Ankara e del processo di adesione della Turchia all'Ue.

I ritorni veri e propri "cominceranno a partire dal 4 aprile", ha chiarito Angela Merkel dopo la conclusione del vertice. La cancelliera ha precisato che "solo Ungheria e Slovacchia si sono dette non disponibili al piano di ricollocamenti dei rifugiati bloccati in Grecia".

"L'accordo raggiunto rispetta i requisiti che ci eravamo dati – ha detto in conferenza stampa il premier italiano Matteo Renzi – c'è un esplicito riferimento ai diritti umani, alla libertà di stampa e quei valori fondanti dell'Europa. La nostra posizione era sì all'accordo, ma non a tutti i costi, abbiamo ottenuto questo principio, adesso vedremo di lavorare per fare in modo che tutto vada nel miglior modo possibile. Alle parole ora devono seguire i fatti".

Sulla gestione dei flussi migratori in Europa stamattina sembrava infatti vicina la quadratura del cerchio: in mattinata il Presidente del Consiglio Ue, Tusk, quello della Commissione Ue Juncker e il premier olandese Rutte hanno incontrato il premier turco Davutoglu nel corso di un vertice che doveva portare a una soluzione condivisa: nella notte le posizioni hanno raggiunto un compromesso e dato mandato a Donald Tusk di esporre le condizioni europee al governo di Ankara. Nella serata di ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato che oggi le trattative saranno "tutto tranne che facili", lasciando presagire il raggiungimento di un accordo con numerosi aspetti critici. Il presidente francese Francois Hollande le ha fatto eco evidenziando che "c'è ancora molta strada da fare e non è possibile garantire una conclusione felice".

Anche Ankara non sarebbe soddisfatta del documento fatto circolare nel corso della notte, che chiede maggiori impegni sui tre miliardi aggiuntivi e sull'apertura dei capitoli per l'adesione all'Unione, su cui grava il risoluto ‘no' di Cipro. Tra gli ostacoli per raggiungere un'intesa con Erdogan, c'è anche la trattativa sulle modifiche normative chieste per garantire ai migranti di altre nazionalità la stessa protezione offerta ai siriani. Il punto è di primaria importanza per poter attuare il rimpatrio di tutti i migranti e richiedenti asilo arrivati in Grecia. Nel corso della notte si sarebbero incontrati diplomatici turchi ed europei per avvicinare le posizioni, ma solo quando saranno definiti tutti i punti del negoziato verranno riconvocati i 28.

L'ipotesi di accordo di cui si parlava ieri vedeva estremamente critici molti autorevoli osservatori. Come spiegavamo uno dei passaggi fondamentali sarebbe quello di "far rientrare, a spese dell'Unione, tutti i nuovi migranti irregolari che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche e assicurare che per ogni siriano che la Turchia riammette dalle isole greche, un altro siriano sia reinsediato dalla Turchia negli Stati membri dell'UE”. Non solo: se sarà basato su questi presupposti l'accordo si annuncia – oltre che eticamente discutibile – persino illegale perché contravviene a quanto stabilito dalla Convenzione dei diritti umani che proibisce l'espulsione collettiva degli stranieri.