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Opinioni
Guerra in Libia
20 Gennaio 2020
13:53

Libia, i boia del Darfur combattono al fianco di Haftar in nome del petrolio

Le milizie sudanesi Janjawid, accusate di crimini contro l’umanità in Darfur ora combattono in Libia con il generale Haftar finanziati da Emirati, Arabia Saudita ed Egitto. Si temono stragi di civili. Human Rights Watch li chiama “i senza misericordia” per loro efferatezza. Solo in Sudan hanno causato 400mila morti e 2 milioni di sfollati.
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Guerra in Libia

A combattere in Libia contro il governo Serraj non ci sono solo il generale Haftar e i suoi uomini. Dall’Africa sub-sahariana migliaia di mercenari hanno raggiunto il fronte di guerra libico per sostenere il generale. E’ una guerra sporca, quella in Libia, per il controllo del territorio dove a combattere sul campo ci sono egiziani, libici, siriani turchi, sudanesi mentre a bombardare sono i caccia del Golfo, egiziani e sauditi. In Libia circolano armi nonostante ci sia un embargo internazionale. Arrivano illegalmente come accusano le Nazioni Unite in un documento riportato da Human Rights Watch: diversi paesi coinvolti tra i quali Turchia, Emirati, Giordania e Sudan. Un disordine totale dove i paesi dall’area, come la Turchia ed Egitto, i paesi del Golfo ma anche Europa, Russia ed Usa cercano di stabilire una superiorità militare sul campo sostenendo i loro alleati, una guerra per procura che si traduce in un controllo e sfruttamento dell’oro libico: il petrolio. Ma non solo. C’è anche il business dei migranti, il fruttuoso commercio dei disperati in mano alle milizie di entrambi gli schieramenti in conflitto.

Janjawid, le spietate milizie sudanesi in Libia

In questo scontro senza fine in Libia, accanto al generale Haftar ci sono anche le temutissime milizie sudanesi, le Janjawid comandate da un generale oscuro quanto violento, il secondo uomo più importante del Sudan, il vice-presidente del Consiglio Militare Sudanese che di fatto controlla il paese: Hemitti, responsabile e artefice dei disastro umanitario in Darfur. Human Rights Watch lo accusa di violazione sistematica dei diritti umani in Darfur dal 2003 al 2015 e definisce i suoi uomini, i Janjawid, in un rapporto, come i senza misericordia; per le atrocità commesse contro vittime innocenti. Secondo le Nazioni Unite il conflitto da lui scatenato avrebbe causato la morte di almeno 400 mila persone e lo sfollamento di 2 milioni di sudanesi: intere città spezzate dalla fame, donne, bambini, anziani morti di sete, di abusi, di malattie. Da luglio scorso Hemitti ha inviato i suoi uomini a combattere sul fronte libico al fianco di Khalifa Haftar per la conquista della capitale Tripoli, sostenuti e coperti negli scontri dall’aviazione egiziana, saudita e degli Emirati Arabi.

Le armi del Golfo invadono la Libia

Le armi e le munizioni che arrivano agli uomini di Haftar e i suoi mercenari, tra i quali gli spietati Janjawid sudanesi, fanno un lungo giro. I soldi sono sauditi e degli Emirati, le armi pure. Il trasporto logistico è gestito dal vicino Egitto, che facilmente può far entrare uomini e armi attraverso la frontiera. Non è un caso infatti se il Presidente egiziano Al Sisi sta cercando ultimare rapidamente la costruzione di una enorme base militare egiziana al confine con la Libia. Nello specifico i soldi e le armi, secondo Al Jazeera, sono gestiti dalla società Trust International Group LLC, di proprietà di Tahnun Bin Zaid, secondo uomo degli Emirati Arabi, responsabile del controspionaggio estero del paese del Golfo. La Trust International si occupa, come si legge nel loro sito, di consulenza nel campo militare e della sicurezza, vendendo tecnologia e armamenti in tutto il mondo. Il terreno per testare le armi e verificarne l'efficacia di certo non manca: La Libia e lo Yemen sono ottimi banchi di prova per la tecnologia militare della piccola ma potente monarchia del Golfo. E con i Janjawid sul campo di battaglia per la conquista di Tripoli accanto al generale Haftar, e i soldi senza fine del Golfo, si temono stragi di civili come in Darfur. I pericolosissimi mercenari sudanesi, definiti ha Human Rights Watch, "senza misericordia" per la loro efferatezza negli scontri, ora si aggirano nei sobborghi della capitale libica, pronti per l'attacco finale contro il governo di Serraj. Secondo le stime delle Nazioni Unite solo nel dicembre scorso, durante la battaglia di Tripoli hanno perso la vita 284 civili e 128mila sono i libici sfollati costretti a fuggire dai combattimenti in corso.

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