presidente comunista cuba

Ville, yacht privati e addirittura un'intera isola tutta per sé. Così avrebbe vissuto Fidel Castro a Cuba, come un vero e proprio Re, c uno stile di governo “a metà tra un grande feudatario medievale e Luigi XV”. Almeno secondo la descrizione che ne fa ne fa l’ex bodyguard Juan Reinaldo Sánchez nel libro ‘La Vie Cachée de Fidel Castro’. Insomma, secondo il racconto il Lider Maximo, protagonista della rivoluzione cubana, non se la passerebbe affatto male e il suo stile di vita non avrebbe nulla a che fare con la sobrietà ed il rigore di un capo comunista. “Contrariamente a quanto ha sempre sostenuto, Fidel non ha mai rinunciato agli agi capitalistici nè ha mai scelto di vivere in austerità. Al contrario, il suo stile di vita è quello di un capitalista senza alcun tipo di limite", ha scritto Sanchez nel libro, in cui si riferisce di uno barca, di una casa sull'isola caraibica Cayo Piedra e di un corpo di almeno 10 guardie al suo seguito, tra cui due "donatori di sangue". Senza dimenticare l’immensa tenuta de L’Avana con di pista da bowling, campo da basket e centro medico.

Castro non andava mai da nessuna parte senza due donatori di sangue e almeno dieci guardie del corpo, una delle quali doveva segnare ogni cosa che faceva su un blocco degli appunti ‘per la storia’” scrive ancora Sánchez, come riportato dal Corriere della Sera. “E poi spiava chiunque, compreso Hugo Chávez, e teneva sempre una pistola nei piedi quando era sulla Mercedes presidenziale”.

Della vita privata di Fidel i cubani finora sapevano poco, anche la stampa non è mai parlato. “Fino agli anni Novanta non ho mai fatto troppe domande su come funzionasse il sistema perché è così che fanno i bravi soldati, limitandosi a eseguire gli ordini”, racconta l’ex bodyguard, che ha fatto parte della guardia di Castro per 17 anni. La situazione per Sanchez è cambiata quando Castro ha chiesto di andare in pensione. Per lui si sono addirittura aperte le porte del carcere dove ha anche subìto torture. “Vedevo Castro come un dio, mi bevevo ogni sua parola, credevo a tutto quello che diceva e lo seguivo ovunque, tanto che sarei morto per lui” ricorda l'uomo che poi di essere riuscito a fuggire negli Stati Uniti. “Ma poi ho capito che aveva mentito, per lui la ricchezza era uno strumento di potere e sopravvivenza politica ed era convinto che Cuba fosse di sua proprietà”.