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5 Luglio 2022
16:18

La Turchia ha ucciso 11 “terroristi curdi” delle YPG: quelli che hanno sconfitto l’Isis in Siria

Oggi il Presidente del Consiglio Draghi incontra Erdogan in Turchia: lui intanto rivendica l’uccisione di “11 terroristi curdi delle YPG”, quelli che hanno sconfitto l’Isis in Siria.
A cura di Davide Falcioni
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Questa mattina il governo turco ha rivendicato l'uccisione di "11 terroristi del PKK/YPG individuati nelle regioni dell'Eufrate", ovvero nella Siria Nord Orientale. Nella dichiarazione del Ministero della Difesa di Ankara si afferma che "non c'è via di fuga per i terroristi dal loro destino. Le nostre operazioni continueranno senza rallentamenti!". I membri delle YPG e YPJ (Unità di Protezione Popolare e Unità di Protezione delle Donne, ndr) hanno combattuto la guerra all'Isis. Sono stati loro, al prezzo di 12mila morti e con la collaborazione di molti Paesi occidentali, a sconfiggere lo Stato Islamico a Raqqa, Kobane e altre città della Siria.

L'operazione militare è stata portata a termine nel giorno in cui il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi si trova proprio ad Ankara per incontrare il leader turco Erdogan, con il quale discuterà di guerra in Ucraina, crisi alimentare e migranti.

Svezia e Finlandia nella Nato: via libera alla ratifica

Nel frattempo Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha avviato la procedura di ratifica dell'adesione di Svezia e Finlandia all'Alleanza atlantica. "Questo è veramente un momento storico per queste due nazioni, per la Nato e per la sicurezza condivisa", ha affermato, aprendo la cerimonia di firma dei protocolli di adesione. "Le porte della Nato restano aperte per le democrazie europee che sono pronte e vogliono contribuire alla sicurezza condivisa. Con 32 Paesi intorno al tavolo, saremo ancora più forti e i nostri popoli saranno ancora più sicuri mentre affrontiamo la più grande crisi di sicurezza in decenni", ha aggiunto Stoltenberg in una dichiarazione prima dell'avvio della cerimonia ufficiale.

A dire il vero per Finlandia e Svezia potrebbe essere ancora presto per cantar vittoria. Nei giorni scorsi, infatti, dopo la firma del memorandum trilaterale nel quale la Turchia ha rimosso il veto all'ingresso dei due Paesi scandinavi nell'Alleanza Atlantica, il presidente Erdogan ha minacciato di bloccare l'iter se Stoccolma e Helsinki non soddisfaranno in pieno le sue richieste. Quali? Tra le altre, l’abbandono del sostegno – in ogni sua forma – al popolo curdo e la fine dell’embargo sulle armi imposto alla Turchia nel 2019 in risposta all’offensiva proprio contro i curdi in Siria del Nord.

I cosiddetti
I cosiddetti "terroristi" ricercati da Erdogan

Insomma, Svezia e Finlandia dovranno consegnare alla Turchia 73 "terroristi", i nomi di 45 dei quali sono stati comunicati nei giorni scorsi dal quotidiano Hurriyet: si tratta per lo più di membri del PKK, ma ci sono anche persone accusate di aver avuto un ruolo nel tentato golpe del 2016 attribuito al FETÖ (movimento di Fethullah Gülen, ex alleato del presidente turco e oggi considerato dissidente).

Il giornalista condannato per aver criticato Erdogan

Tra i nomi indicati da Erdogan figurano anche giornalisti, insegnanti, ricercatori, che hanno paura di tornare in Turchia ed essere condannati. Bülent Kenes, ad esempio, è stato per anni capo redattore di Today's Zaman, un importante quotidiano in lingua inglese in Turchia. Intervistato dalla BBC l'uomo, che oggi vive a Stoccolma, ha affermato di essere diventato un bersaglio del governo per le sue critiche esplicite al presidente Erdogan. Nel 2015 è stato condannato a una pena detentiva sospesa per "aver insultato il presidente", in un tweet in cui si diceva che la defunta madre di Erdogan si sarebbe vergognata di lui.

Bulent Kenes
Bulent Kenes

L'insegnante torturata in carcere e rifugiata in Svezia

Tra gli altri c'è anche Aysen Furhoff, una donna arrivata in Svezia dopo aver scontato cinque anni di carcere in Turchia per aver tentato di "sovvertire l'ordine costituzionale" quando aveva 17 anni ed era membro del PKK. Dopo essere stata torturata in prigione, ha ottenuto protezione in Svezia. Ora ha 45 anni, vive a Stoccolma con suo marito e sua figlia, lavora come insegnante, e spiega alla BBC di non esser più coinvolta nella politica turca. "Ho lasciato quel Paese 20 anni fa. Se verrò rimandata lì sarà del tutto inutile. Tutti quelli che coi quali ho collaborato sono morti o in carcere".

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