Per due mesi l'ufficio di controllo del crimine sulla fauna selvatica del governo indiano (WCCB), un organo statutario sotto il ministero dell'ambiente, delle foreste e dei cambiamenti climatici (MoEFandCC), ha portato avanti la cosiddetta “Operation Clean Art” per porre fine al commercio di pennelli realizzati con capelli di mangusta. Si tratta di un commercio che causa un vero e proprio sterminio dell’animale in questione dato che per ogni chilogrammo di pelo di mangusta utilizzato per la fabbricazione di pennelli vengono uccisi 50 animali. Numeri impressionanti anche considerando che la polizia alla fine dell’operazione ha sequestrato 54.352 pennelli realizzati con capelli di mangusta e 113 chilogrammi di capelli di mangusta grezzi. L’operazione ha portato anche all’arresto di 49 persone divise tra i maggiori centri del paese dove si assemblano i pennelli illegali: nell'Uttar Pradesh, nel Kerala, nel Karnataka, nel Maharashtra, nel Rajasthan e nel Tamil Nadu.

Gli sforzi per porre fine alla strage di manguste – Negli ultimi vent’anni le operazioni portate avanti dall’ufficio del governo indiano sono state ventotto, tutte per porre un limite a un commercio che porta allo sterminio di questi animali. Gli erpestidi o manguste sono una famiglia dell'ordine dei carnivori. Vivono nell'Asia meridionale e sud-orientale e in Africa: ne esistono 34 specie, tutte molto simili per forma e abitudini. E i pennelli fatti con il pelo della mangusta sono sicuramente particolarmente richiesti e pregiati. “Stiamo facendo del nostro meglio per interrompere la rete di fornitura e produzione, – le parole di HV Girisha, vicedirettore regionale WCCB – ma sfortunatamente la consapevolezza di questo crimine è bassa e fino a quando c'è una domanda, ci saranno persone che uccideranno la mangusta per i suoi capelli”.