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1 Dicembre 2021
12:04

La Polonia pensa a una nuova stretta sull’aborto, Amnesty: “Ennesimo attacco ai diritti delle donne”

Oggi il Parlamento polacco discute una proposta di legge avanzata dal movimento Pro – Right to Life Foundation che cerca di equiparare l’aborto all’omicidio, aumentando ancora di più le pene: si andrebbe dai 5 ai 25 anni di carcere. E, in alcuni casi, all’ergastolo.
A cura di Annalisa Girardi
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La legge sull’aborto in Polonia, già tra le più restrittive e controverse in Europa, potrebbe diventare ancora più severa aumentando le pene per le donne che interrompono la gravidanza dai 5 ai 25 anni di carcere. E in alcuni casi, prevedendo l’ergastolo. Oggi il Parlamento polacco discute una proposta di legge avanzata dal movimento Pro – Right to Life Foundation che renderebbe ancora più severe le pene per le donne equiparando di fatto l’aborto all’omicidio.

Tra oggi e domani i parlamentari polacchi analizzeranno questo disegno di legge, che di fatto cerca di criminalizzare ulteriormente chiunque favorisca l'aborto. Dall’istante del concepimento l’embrione verrebbe considerato bambino, per cui chiunque deprivasse di vita un "bambino concepito", si legge nella proposta, rischierebbe dai 5 ai 25 anni di carcere. Oppure, in alcuni casi, l'ergastolo.

"Il disegno di legge che cerca di equiparare l'aborto all'omicidio è l'ultimo di un'ondata di attacchi crudeli e discriminatori ai diritti umani delle donne da parte dei legislatori polacchi che sta mettendo a maggior rischio la salute e la vita di donne, ragazze e persone che hanno bisogno di un aborto", ha commentato Esther Major, di Amnesty International per l'Europa.

Da ormai un anno il tema degli attacchi ai diritti delle donne in Polonia è purtroppo sempre più attuale. Lo scorso gennaio è entrata in vigore la legge che vietava l’aborto anche in casi di gravi malformazioni del feto. Di fatto abortire per le donne polacche è diventato impossibile: è consentito solo in caso di stupro, incesto o grave pericolo per la vita della madre. Anche se in realtà alcune settimane fa una donna è morta nel Paese perché i medici hanno atteso che il cuore del feto si fermasse da solo, prima di intervenire. Ma era ormai troppo tardi e una ragazza di 30 anni è morta.

"A causa di questa legislazione oppressiva, le donne sono spinte a ricorrere forme all’aborto non sicuro, a recarsi all'estero per abortire o a portare a termine la gravidanza contro la loro volontà, anche in caso di malformazione grave o mortale del feto", sottolinea una nota del Parlamento europeo, condannando poi il "contesto sempre più ostile e violento" in cui sono represse anche le manifestazioni delle donne che protestano per i loro diritti.

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