Il piccolo di 4 anni davanti al commissariato di polizia a Gerusalemme
in foto: Il piccolo di 4 anni davanti al commissariato di polizia a Gerusalemme

“La polizia israeliana ha emesso un ordine di comparizione contro Muhammad Rabi' Elayyan, un bambino di 4 anni di Al Isawiya, un sobborgo di Gerusalemme est”. E’ questa la notizia pubblicata dall'agenzia palestinese Wafa martedì 30 luglio. Le autorità avrebbero voluto interrogare il piccolo sul lancio di pietre contro una pattuglia di agenti. Le immagini di Muhammad mentre arriva piangendo in commissariato, accompagnato dal padre e da una folla di vicini di Al Isawiya, sono state riprese da diversi media arabi, tra cui Al Jazeera. E l’effetto è stato immediato: indignazione e rabbia contro un evidente violazione dei più elementari diritti dell’infanzia nonché delle stesse leggi di Israele, secondo cui un bambino di età inferiore ai 12 anni non può essere arrestato, interrogato come sospetto o processato.

Stando alla versione palestinese, inoltre, non sarebbe un caso isolato: solo negli ultimi giorni sono altri due i bambini convocati in commissariato. Mercoledì sera è toccato a Malak Sadr, un bimba di 8 anni di Hebron, in Cisgiordania. I soldati israeliani hanno fatto irruzione in casa sua e hanno consegnato al padre il mandato di comparizione per Malak, accusata di aver agito contro i coloni ebrei che vivono nella città palestinese. Anche Qais Firas Obaid, un piccolo di 6 anni di Gerusalemme est, è stato chiamato a rispondere davanti agli agenti per aver gettato degli oggetti contro un veicolo della polizia.

Malak Sadr, 8 anni, di Hebron durante l’irruzione dei soldati israeliani a casa sua (Middle East Monitor)
in foto: Malak Sadr, 8 anni, di Hebron durante l’irruzione dei soldati israeliani a casa sua (Middle East Monitor)

Di fronte alla diffusione di queste notizie è intervenuto il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld che ha bollato la vicenda come una fake news. “Convocare i genitori per presunte infrazioni commesse dai figli – ha chiarito Rosenfeld – è una procedura standard”.

“Contrariamente a quanto affermato – scrive la polizia israeliana su Twitter – poiché il minore non aveva l’età per essere incriminato, gli agenti hanno consegnato un ordine di comparizione al padre per venire a discutere in commissariato e chiarire con lui le azioni del figlio”. “Con nostro dispiacere – hanno spiegato ancora le autorità – questo è parte di un fenomeno grave e pericoloso nell'area, in cui i bambini piccoli vengono usati per lanciare pietre contro le forze di sicurezza, alcuni di questi [casi] si verificano sotto la supervisione di adulti e familiari in piedi vicino a loro, e tale è stato il caso di questo incidente”.

“Il mandato di comparizione era rivolto sia a me che a mio figlio”, ha invece ribadito Rabiaa Elayyan, il padre di Muhammad. “Quando hanno visto tutta l’attenzione dei media, hanno capito che il caso sarebbe diventato uno scandalo e hanno ritrattato”. Dopo l’interrogatorio, il papà del piccolo di 4 anni ha affermato che gli ufficiali israeliani gli hanno intimato di prendersi più cura del figlio, troppo piccolo per scontrarsi con l'esercito. “Ho risposto loro che Muhammad non sa nemmeno cosa sia l'esercito”.

Nelle carceri di Israele 220 minori palestinesi

L’arresto di un minore palestinese durante una protesta fuori alla moschea al–Aqsa a Gerusalemme (Gettyimages)
in foto: L’arresto di un minore palestinese durante una protesta fuori alla moschea al–Aqsa a Gerusalemme (Gettyimages)

Al 31 ottobre 2018, i minori palestinesi detenuti nelle carceri di Israele erano 220. E’ quanto emerge dal rapporto di Human Right Watch. Nella maggior parte dei casi, i minorenni sono stati arrestati per aver lanciato pietre contro le forze di sicurezza ebree. Ai giovani palestinesi – denuncia Hrw – viene applicato il codice penale militare e gli vengono negate le garanzie legali concesse invece ai loro coetanei israeliani in Cisgiordania, compresi i coloni. Tutele elementari come quelle che prevedono la proibizione di interrogatori senza la presenza di un tutore. “L’esercito israeliano – ammonisce l’organizzazione per i diritti umani – ha fatto spesso uso di una forza spropositata durante l’arresto dei minori e, spesso, anche di violenza durante la loro custodia”.