È un ragazzo di soli 19 anni, Brandon Scott Hole il suo nome, il killer che ha aperto il fuoco in un deposito della FedEx a Indianapolis uccidendo in pochi minuti almeno otto persone e ferendone altre prima di suicidarsi. Il nome del responsabile dell’ennesima sparatoria americana è stato reso noto solo diverse ore dopo l’accaduto. L’omicida, secondo quanto emerso, è un ex dipendente della compagnia. Sarebbe arrivato in auto sul luogo della strage, quindi avrebbe iniziato a sparare sui presenti. Le prime quattro persone sono state uccise nel parcheggio, altre quattro nell’edificio. Con quel fucile il diciannovenne si è poi tolto la vita. Secondo alcune fonti ancora da confermare, Brandon Scott Hole era stato segnalato dalla famiglia alla polizia in quanto ritenuto pericoloso, capace di compiere atti violenti. La polizia lo aveva anche interrogato e gli aveva sequestrato un fucile.

La ricostruzione della sparatoria a Indianapolis

La sparatoria in un magazzino di FedEx vicino all'aeroporto di Indianapolis ha provocato almeno 8 vittime. L'assalitore è morto suicida. Secondo la ricostruzione pubblicata dal giornale locale Indianapolis Star, intorno alle 23 ora locale di giovedì la polizia ha risposto a una telefonata che dava l'allarme su una sparatoria in corso nel centro logistico FedEx che si trova vicino all’aeroporto della capitale dello stato dell’Indiana. Arrivati sul posto, gli agenti hanno trovato la sparatoria in corso. I feriti sono stati portati negli ospedali della città e in un hotel è stato allestito un centro di accoglienza per i familiari delle persone non raggiungibili. Jeremiah Miller, uno dei dipendenti dell'azienda, ha raccontato "di aver visto un uomo che imbracciava una specie di ‘fucile automatico' e di aver udito almeno 10 colpi: "Mi sono immediatamente abbassato e ho provato molta paura", ha aggiunto. Le vittime della sparatoria sono persone tra i 19 e i 74 anni.

Biden: "Agire contro la violenza delle armi"

Dopo la sparatoria il presidente Joe Biden ha parlato del problema delle armi negli Stati Uniti: “La violenza da armi da fuoco è una epidemia in America. Ma non dobbiamo accettarla. Dobbiamo agire. Troppi americani stanno morendo ogni giorno per la violenza delle armi da fuoco, questo macchia il nostro carattere e squarcia la vera anima della nostra nazione. Noi possiamo, e dobbiamo, fare di più per salvare vite”. Quella di giovedì è la terza sparatoria a Indianapolis quest'anno. La prima risale a gennaio, con l'uccisione di cinque persone tra cui una donna incinta, la seconda a marzo ha provocato quattro vittime, di cui un bambino.