Impiccati all’alba in Giappone, le prime tre condanne a morte del governo Abe
Tre persone sono state uccise stamane in Giappone tramite impiccagione. All’alba hanno trovato la morte – l’annuncio delle esecuzioni è stato dato dal ministro della Giustizia – tre uomini di età compresa tra i 29 e i 62 anni. Sono stati condannati per la “gravità dei reati compiuti”, secondo quanto ha voluto sottolineare il ministro. Le esecuzioni sono avvenute a Osaka, Tokio e Nagoya: un 44enne era stato condannato per aver rapito e stuprato una bambina di sette anni, poi aveva mandato un messaggio alla madre con la foto della piccola e la scritta “presa”, per poi minacciare anche la sorellina. Un 29enne aveva ucciso un uomo e poi, dopo quattro anni, si era macchiato di altri crimini. Infine è stata eseguita la condanna a morte di un 62enne che aveva scontato 15 anni di carcere per aver ucciso una donna e poi strangolato la proprietaria di un bar per una rapina. “Non è necessario rivedere” la pena di morte, ha detto il ministro Tanigaki, secondo il quale “se ci fossero stati dei problemi avremmo fatto dei cambiamenti”. Le condanne eseguite stamattina sono state le prime da settembre e le prime sotto il nuovo governo di Shinzo Abe che si è insediato a dicembre.
Il Giappone è una delle poche democrazie di stampo occidentale, a parte gli Stati Uniti d’America, dove c’è ancora la pena di morte. Al momento, nel braccio della morte, ci sono più di 130 detenuti. E le esecuzioni di questa mattina hanno scatenato nuove proteste: in particolare Amnesty International si è scagliata contro il governo Abe: Hideki Wakabayashi, segretario generale della filiale nipponica dell’organizzazione internazionale che si batte per i diritti umani, ha definito “inaccettabile” il fatto che le esecuzioni procedano “con chiara ostinazione e costanza”. Secondo Amnesty il Giappone dovrebbe fermarsi e avviare “una seria riflessione”. La protesta dell’organizzazione contro quanto avvenuto stamane in Giappone prevede un sit-in nel pomeriggio davanti al ministero della Giustizia. E il loro no alla pena di morte non è isolato: anche il presidente dell’associazione degli avvocati, Kenji Yamagishi, ha rinnovato la richiesta di “moratoria affinché la società giapponese possa avviare un serio dibattito sull’argomento”.