Immigrazione: per la Germania un “affare” da 22miliardi di euro all’anno

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Un recente studio ha dimostrato che gli immigrati in Germania producono un surplus di 22miliardi di euro per il bilancio statale.

La vulgata più diffusa negli ultimi mesi è quella che gli immigrati rappresentino un costo esorbitante per i contribuenti, "costretti" a pagare loro non solo il soggiorno in Italia nelle apposite strutture di accoglienza, ma anche un "gettone giornaliero" consistente: alcuni leader politici – Salvini, ma anche Grillo, su tutti – hanno diffuso cifre inesatte e su esse costruito un robusto consenso elettorale, sostenendo tra le altre cose anche che il nostro paese sarebbe letteralmente invaso dai richiedenti asilo. Anche questo non è vero: un rapporto stilato dall'Ocse ha svelato che tra il 2011 e il 2012 il numero di nuovi immigrati permanenti è passato da 572mila a 258mila, con un calo del 19%. Insomma, chi parla di un paese letteralmente invaso non fa che diffondere una bufala. Nel ranking degli stati dell’area Ocse a maggior immigrazione l’Italia è passata dal terzo posto al quinto. Davanti a noi Stati Uniti (oltre un milione), Germania (400mila), Gran Bretagna (286mila) e Francia (259mila). L'Ocse ha smentito anche il collegamento tra aggravamento della condizione economica e arrivo di immigrati: in Germania, dove l’economia gode ancora di buona salute, è stato registrato un aumento dei flussi del 38% tra 2011 e 2012.

Ma rimaniamo in Germania, dove come abbiamo visto il numero di richiedenti asilo è sensibilmente più alto che in Italia. Un recente studio condotto dal centro di ricerche Zew ha dimostrato che complessivamente pagano, in tasse, molto più di quanto ottengano dallo Stato: i 6,6 milioni di cittadini senza passaporto tedesco nel 2012 hanno prodotto un surplus di 22 miliardi di euro sul bilancio statale, pagando ciascuno 3.300 euro di tasse e contributi. Non solo: "Il 67% degli stranieri che vivono in Germania ha pagato più tasse di quanto abbia ottenuto dallo Stato. Tra i tedeschi sono il 60%", spiega Zew, che sostiene anche che il contributo degli stranieri potrebbe essere molto più consistente se il loro tasso di istruzione fosse più alto. Per questo si ritiene che il ministero dell'istruzione tedesco debba prestare maggiore attenzione alle esigenze dei richiedenti asilo. Carità? No, semplice visione opportunistica, come è evidente. Che in italia, tuttavia, sembra mancare del tutto.

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