Il papà di Giuseppe, ferito a Crans-Montana: “Dovrà ancora sottoporsi a interventi, ma ci sentiamo fortunati”

Le cartelle cliniche dei primi soccorsi prestati ai giovani italiani feriti durante la tragedia di Crans-Montana stanno arrivando. Si chiude un primo cerchio su quanto avvenuto quattro mesi fa a seguito del disastro che ha distrutto il bar Le Constellation e ucciso 41 persone, la maggior parte giovanissime tra i 14 e i 24 anni.
Quello dei ritardi nell'invio delle cartelle cliniche era diventato un caso mediatico: nonostante le richieste avanzate agli ospedali svizzeri, in particolare quello di Sion, molte famiglie non le hanno ricevute sino ad oggi. Tra loro c'è anche la famiglia del 17enne Giuseppe Giola, tra i ragazzi feriti la notte di Capodanno. Il padre Valentino, di professione avvocato, spiega a Fanpage.it perché questi documenti medici sono così importanti, e come sta suo figlio.
Le cartelle cliniche che stavate attendendo da tempo sono arrivate. Perché ottenerle è così importante?
Sì, avevamo fatto richiesta per ottenerle già il 27 gennaio, e oggi finalmente la nostra è arrivata. Sentendo gli altri genitori dei ragazzi feriti a Crans-Montana sappiamo che stanno arrivando quasi a tutti. Ci servono per capire cosa è successo quella notte, per conoscere le primissime diagnosi, per certificare se le attività svolte durante quei primi soccorsi sono state adeguate. E un domani serviranno anche per la fase risarcitoria.
Vi erano arrivate invece le fatture da migliaia di euro per quelle stesse cure.
Sì, proprio oggi però il presidente della Confederazione Elvetica ha confermato che non avanzerà richieste economiche allo stato italiano, e noi su questo punto eravamo già stati rassicurati. L'invio delle cartelle e la chiarezza sulla questione delle fatture è il risultato della pressione positiva del governo e dell'ambasciatore.
Suo figlio Giuseppe è stato il primo dei giovani feriti italiani ad arrivare all'ospedale Niguarda di Milano. Come sta oggi?
È uno dei fortunati, molti sono ancora gravi. Il 23 gennaio ha ripreso la scuola ma non si tratta di un percorso finito. Deve fare interventi di laser, e forse di chirurgia plastica. Non si tratta una passeggiata, soprattutto se pensiamo che si tratta di un ragazzo di 17 anni, ma ci riteniamo fortunati. Alcuni sono ancora in ospedale, venerdì siamo andati a trovarli.
Venerdì doveva anche riaprire il locale di Jacques e Jessica Moretti a Lens, non lontano da Crans-Montana.
Sì, patiamo molto quello che sta venendo fuori. Il pensiero che siano in procinto di aprire un nuovo locale e che lo stesso Moretti sia stato visto mentre lavorava alla canna fumaria è sconcertante: aveva fatto dei lavori anche nel bar di Crans-Montana [l'installazione della schiuma fonoassorbente nel seminterrato n.d.r.], e sappiamo tutti come è andata a finire. Inoltre, recentemente avrebbe dovuto testimoniare in Procura, ma ha mandato un certificato con la diagnosi di depressione, dice di aver perso 15 chili a causa dello stress. E poi viene avvistato mentre lavora per il nuovo locale.
Pensa che tornerà a Crans-Montana con Giuseppe dopo quello che è successo?
Io ci ho passato 50 anni, tutta la vita, e lo stesso mio figlio. Era il nostro posto del cuore e vorremmo essere abbracciati dalla popolazione di lì quando ritorneremo. Ci aspettiamo che ci stia vicino, non che prendano le difese dei Moretti. Vorremmo farlo per superare quello che abbiamo vissuto la notte di Capodanno, ma se verremo ritenuti un disturbo non ritorneremo.