UPDATE: L'alleanza con Farage e la sconfitta alle elezioni europee hanno innescato una vera e propria resa dei conti nel Movimento 5 Stelle, con critiche più o meno pungenti avanzate sia da semplici attivisti che dai parlamentari. A queste critiche Grillo ha risposto dando spazio, sul suo blog, a un contributo di Aldo Giannuli, che ha scritto: "Si stanno levando molte voci che chiedono le “dimissioni” di Beppe Grillo (ho visto una dichiarazione in questo senso anche di parlamentari del M5s o ex del movimento), anche in questo blog ci sono interventi che vanno in questo senso e qualche autorevole amico me lo ha scritto in una mail privata. Tutti, più o meno, ricordano la frase con cui Grillo diceva che si sarebbe ritirato se non avesse “vinto”. Bene, allora discutiamone. In primo luogo: dimettersi da cosa? Grillo non ha cariche formali nel M5s, non ne è il segretario. Per cui la richiesta di dimissioni può significare solo che deve smettere di parlare e magari chiudere il suo sito. Mi sembra una richiesta eccessiva, che non si può fare neanche al leader più sconfitto del sistema solare: ma, allora, fatte le dovute proporzioni, uno come Veltroni cosa avrebbe dovuto fare?".

Pochi giorni dopo la chiusura delle urne delle elezioni europee 2014, in casa Movimento 5 Stelle è tempo di analizzare i motivi che hanno determinato un risultato elettorale certamente inaspettato alla vigilia del voto. Così, i responsabili della comunicazione del Movimento 5 Stelle producono un documento di autoanalisi (diviso in 4 capitoli, che isola i diversi "momenti") in cui vengono messi nero su bianco i punti dolenti che hanno determinato la netta vittoria elettorale di Matteo Renzi. Si parte proprio dalla considerazione che i voti a 5 Stelle non si sono dispersi e che ovviamente non si può parlare di una vera debacle, ma che Matteo Renzi "ha stravinto, con percentuali senza precedenti", determinate probabilmente da una convergenza di fattori diversi: "Sondaggi dopati, chiamata alle armi degli altri partiti, comunicazione esterna, cancellerie europee e mercati finanziari".

Non manca però un passaggio sulla "scelta paradossale" dello slogan elettorale, #vinciamonoi: "Ci si è creduto così tanto da aver spinto gli altri partiti a crederci e quindi a reagire con la chiamata alle armi. Generalmente le elezioni europee non hanno avuto un'importanza primaria. Sostenendo che si trattasse di un voto politico, sono stati spinti a dare il massimo". Ma soprattutto non mancano critiche alla gestione centralizzata della comunicazione / proposta politico elettorale, per quel che riguarda l'atteggiamento degli eletti e di chi è stato sotto i riflettori: "Ciò che i parlamentari hanno percepito è stato l'atteggiamento di sfiducia nei loro confronti. Seppur elogiati per il loro impegno, i parlamentari M5s non sono ancora percepiti come affidabili. Mancano di umiltà e a volte sono percepiti come saccenti". Restano poi molte perplessità sulla questione delle candidature, centrale proprio in una elezione che prevede le preferenze individuali: "I nostri candidati erano sconosciuti e non averli esposti mediaticamente ha fatto sì di creare un"onta di incertezza (quando non di sospetto) su di loro".

Stando poi a quanto risulta a Fanpage, si tratterebbe di un documento pensato "ad uso interno", divulgato ad arte da una "certa area" del gruppo di comunicazione. Ed in effetti, le reazioni dei parlamentari più vicini a Grillo sono state durissime e hanno aperto ufficialmente le ostilità all'interno del gruppo di comunicazione 5 Stelle. Sotto accusa sono finiti gli estensori del documento, contro i quali sembra essersi schierata anche la coppia Messora – Casalino. Del resto, da qualche ora circolano voci che vogliono imminente il cambio di guardia a palazzo Madama e Montecitorio, con Messora "spedito" a Bruxelles e Casalino accantonato "definitivamente". Insomma, dopo la sconfitta alle Europee, si avvicina la resa dei conti interna anche per il Movimento 5 Stelle.