News sul killer di Budrio
15 Febbraio 2018
22:33

Igor il russo al giudice: “Sono arrivato in Spagna in bicicletta, raccoglievo frutta”

“Sono arrivato in Spagna il 21 settembre, in bicicletta”: è quanto Norbert Feher avrebbe detto davanti ai magistrati di Alcaniz dopo il suo arresto. Sempre secondo il suo racconto, dopo i delitti compiuti in Spagna voleva tornare nella zona di Valencia, dove aveva alcune conoscenze.
A cura di Susanna Picone

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Norbert Feher, il criminale serbo noto anche come Igor il Russo e Igor Vaclavic, avrebbe detto nell’interrogatorio davanti ai giudici di Alcaniz di trovarsi in Spagna, dove è stato arrestato, dal 21 settembre 2017 e di esserci arrivato in bicicletta. Secondo quanto riportano i media spagnoli, il killer avrebbe detto anche di aver usato 23 identità diverse nel corso della sua lunga latitanza e che dopo il suo arrivo in Spagna lo scorso settembre avrebbe lavorato per un periodo nella raccolta della frutta a Lerida. Inoltre, avrebbe aggiunto di aver vissuto nei comuni di Xirivella e Catarroja, nei pressi di Valencia, prima di trasferirsi a Teruel dove sarebbe stato dalla fine novembre o inizio dicembre, e dove poi ha ucciso agenti della Guardia Civil e allevatori. Sempre secondo il suo racconto fatto durante l’interrogatorio dopo l’arresto e riportato dai media spagnoli, dopo i delitti Igor voleva tornare nella zona di Valencia, dove aveva alcune conoscenze.

I delitti compiuti in Italia e Spagna da Norbert Feher

Il serbo è accusato di tre omicidi nel Paese iberico e di almeno altri due in Italia, quelli del barista di Budrio Davide Fabbri e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri, commessi nell’aprile dello scorso anno tra le province di Bologna e Ferrara. Arrestato lo scorso dicembre in Spagna, Norbert Feher si trova dal 20 dicembre nel penitenziario di Zuera, a Saragozza, e – stando a quanto riportano i media spagnoli – in carcere vive da eremita, senza aver relazioni con nessuno. Non esce mai dalla sua cella, neppure durante le due ore d’aria consentite dal suo regime di detenzione, e mai fa né riceve telefonate. Secondo i media locali, il criminale passa il suo tempo a leggere libri, soprattutto di tema religioso o fumetti, che chiede alla biblioteca del carcere.

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