Stanno assumendo i contorni di una vera e propria rivolta di massa le proteste che da giorni sono in corso ad Hong Kong contro il governo locale, reo di aver presentato un progetto di legge per facilitare l’estradizione in Cina delle persone indagate e permettere alla Repubblica popolare cinese di processare in patria i cittadini che risiedono nell’ex colonia britannica. Da domenica oltre un milione di persone è sceso nelle strade di Honk Kong dando vita a quella che è stata definita la più imponente manifestazione di piazza negli ultimi tre decenni con blocco del traffico e scontri con la polizia. Eventi che hanno spinto le autorità locali a classificare le proteste come "sommossa", vale a dire il massimo allarme con conseguente possibilità di usare armi da parte degli agenti. Al momento i poliziotti in assetto antisommossa si sono limitati a usare manganelli, spray al peperoncino, gas lacrimogeni  e proiettili di gomma ma la situazione di tensione è altissima.

I manifestanti accusano il governo locale di essere filocinese e di violare lo statuto speciale che era stato concesso al paese quando è passato sotto la giurisdizione cinese negli anni '90. In pratica si teme che la Cina possa inglobare sempre di più Honk Kong nel suo sistema superando quella indipendenza giudiziaria fino ad ora in vigore. Anche se formalmente la legge ha come scopo quello di evitare che Honk Kong diventi il rifugio per criminali comuni, in realtà la possibilità di estradare chiunque sia accusato in Cina di reati che prevedono pene dai 7 anni in su mette a rischio la stessa libertà del'ex colonia. Molti infatti temono finte accuse solo per potere catturare e processare avversari politici oltre al fumoso procedimento giudiziario cinese.

Le proteste, che sono andate in scena anche oggi davanti al palazzo legislativo con blocchi e scontri, per il momento hanno ottenuto un primo successo con la sospensione della discussione della legge in Parlamento. La seduta che doveva iniziare questa mattina infatti è stata spostata a data da destinarsi. Si tratta però solo di uno stop temporaneo per placare i toni visto che il governo locale ha chiesto ai manifestanti di rispendersi assicurando che è seriamente intenzionato ad andare avanti su quella strada, forte dell'appoggio di Pechino.