Ex direttore dell’FBI James Comey incriminato per minacce a Trump dopo una foto di conchiglie col numero 8647

Una foto di conchiglie sulla sabbia a comporre il numero 8647 e pubblicata sui social è costata all’Ex direttore dell'FBI James Comey una incriminazione per minacce al Presidente Donald Trump. Le accuse nei confronti dell’ex numero uno dell’agenzia federale e ora uno dei massimi oppositori politici dell’amministrazione Trump, sono state formalizzate ieri dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, secondo il quale quel post con le conchiglie era una minaccia di morte nei confronti del Presidente.
Le accuse sono state approvate da una giuria del distretto orientale della Carolina del Nord, dove Comey ha scattato la foto pubblicata sul suo profilo Instagram quasi un anno fa, ma l’incriminazione è stata fortemente voluta dall’ex avvocato personale di Trump e ora a capo del dipartimento di Giustizia, Todd Blanche.
Del resto si tratta del secondo tentativo dell'amministrazione di perseguire uno dei suoi maggiori oppositori politici che indagò sui rapporti fra Mosca e Trump e licenziato in tronco nel 2017 dallo stesso Trump a indagine ancora in corso dopo la sua elezioni alla Casa Bianca. A settembre Comey era stato accusato di falsa testimonianza e intralcio ai lavori del Congresso proprio per le sue indagini sul Russiagate, ora l’accelerazione sulla famosa foto che poi lo stesso ex alto funzionario aveva cancellato.
L’immagine delle conchiglie disposte a formare i numeri "86 47", secondo il ministero della Giustizia, sarebbe una minaccia di morte a Trump visto che in gergo "86" significa eliminare o disfarsi di qualcosa, mentre "47" identifica il quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti.
La foto, accompagnata dal commento "una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia", era stata poi cancellata dallo stesso Comey dopo le polemiche. “Non mi sono reso conto che alcune persone associano quei numeri alla violenza" spiegò l’ex numero uno dell’Fbi aggiungendo di essere "contrario alla violenza di qualsiasi tipo".
L’indagine sullo scatto, avviata mesi fa dall'allora segretario del Dipartimento per la sicurezza interna Kristi Noem, si era arenata prima del licenziamento di Pam Bondi a favore di Todd Blanche. Due i capi d'imputazione: uno "per aver minacciato con consapevolezza e volontà "di uccidere e di infliggere lesioni fisiche" al presidente americano, l’altro per "aver trasmesso consapevolmente e volontariamente una comunicazione interstatale contenente una minaccia di morte" a Trump. Dai documenti del tribunale risulta che è stato emesso anche un mandato di arresto per Comey ma ciò non significa necessariamente che l'arresto sia imminente.
"Sebbene questo caso sia unico e l'atto d'accusa si distingua per il nome dell'imputato, la sua presunta condotta è dello stesso tipo di condotta che non tollereremo mai e che indagheremo sempre", ha dichiarato Blanche.
“Non finirà qui. Tuttavia, per quanto mi riguarda, nulla è cambiato. Sono ancora innocente. Non ho paura. Credo ancora nell’indipendenza della magistratura federale, quindi andiamo avanti”, ha detto invece Comey, aggiungendo: “È però fondamentale che tutti noi ricordiamo una cosa: questo non è il modo in cui il dipartimento di Giustizia dovrebbe operare”.