La Grecia volta pagina e pone fine all'era Tsipras e alla sua formazione di centrosinistra Syriza. È questo il verdetto uscito dalle urne delle elezioni politiche in Grecia che si sono svolte domenica 7 luglio. A urne chiuse infatti gli exit poll confermano le previsioni della vigilia del voto dando in nettissimo vantaggio il candidato di centrodestra Kyriakos Mitsotakis e il suo partito conservatore Nea Dimokratia. Al partito di  Mitsotakis i sondaggi post voto infatti danno una forchetta di preferenze compresa tra il 38,5 e il 41,5%, un divario enorme rispetto a quanto viene attribuito a Syriza che si attesterebbe invece tra il 27  e il 30%. Se questo dati dovessero essere confermati a scrutinio concluso, Nea Dimokratia potrebbe formare un governo tutto suo ottenendo tra i 155 ed i 167 seggi sui 300 totali nel parlamento ellenico, la maggioranza assoluta. La campagna elettorale infatti ha polarizzato gli elettori tra i due schieramenti principali e nemmeno l'affluenza superiore alle attese, attorno al 63-65%,  ha favorito i partiti minori.

Un divario così ampio che ha spinto Alexis Tsipras ad ammettere la sconfitta elettorale e a telefonare al suo avversario e Kyriakos Mitsotakis per congratularsi. "I cittadini hanno scelto. E noi rispettiamo il risultato, perché il cambio di governo è l'essenza della democrazia, non un paradosso. Ho fatto i complimenti a Mitsotakis e domani gli consegnerò l'ufficio del primo ministro" ha detto il premier greco uscente , aggiungendo che Syriza ha fatto "scelte difficili" per cambiare il paese, "pagando un alto prezzo"e che il paese che oggi consegna al nuovo governo "è molto diverso" dallo stato in bancarotta che ricevette nel 2015, con avanzo di bilancio e occupazione in crescita. "Oggi siamo uno stato rispettato" ha sottolineato Tsipras, assicurando: "Ora analizzeremo i nostri errori e poi saremo un'opposizione responsabile ma molto attiva in Parlamento. Non gli riserverò il trattamento che ho avuto dai miei predecessori, ma lo accoglierò per il passaggio di consegne. Spero che questa vittoria di Nea Dimokratia non sia l'occasione di vendetta, specie contro i diritti dei lavoratori"

Secondo gli stessi exit poll forniti dalla società Alco per tutti i canali televisivi greci,  tutti gli altri partiti che si sono presentati a queste elezioni politiche in Grecia sono molto più indietro. Nel dettaglio, dopo Nea Dimokratia e Syriza, ci sarebbero i socialisti di Kinal  con una percentuale compresa tra il 6,5 e l'8%; i comunisti di Kke tra il 5 e il 6%, il movimento di Yanis Varoufakis, Diem 25, attestato  tra il 3 e il 4%. Al limite della soglia di sbarramento del 3 per cento ci sarebbero invece i nazionalisti di Elliniki Lysi, dati tra il 2,8 e il 3,5%, e i neonazisti di Alba Dorata che crollerebbero tra il 2,8 e il 3,8%, dimezzando i consensi rispetto ala passata tornata elettorale in Grecia. Per Atene quindi si prospetta un ritorno al passato così come era già emerso alle ultime elezioni europee concluse con una sonora sconfitta del partito di governo, un dato che poi ha portato alla crisi e alle dimissioni del premier  Tsipras con elezioni anticipate.