Costringe la moglie a fare sesso con 120 uomini, condannato a 4 anni di carcere in Svezia

Un tribunale svedese ha condannato a quattro anni e cinque mesi di carcere un uomo di 61 anni accusato di aver costretto la moglie a intrattenere rapporti sessuali a pagamento con numerosi uomini. Gli episodi secondo i giudici si sarebbero protratti per circa tre anni.
La vicenda ha suscitato grande attenzione in Svezia. L’uomo, residente nella provincia di Ångermanland, è stato riconosciuto colpevole di favoreggiamento della prostituzione aggravato, tentato stupro, aggressione, minacce e di un reato minore legato agli stupefacenti. Il tribunale distrettrettuale di Härnösand ha stabilito che sarebbe stato lui a spingere la donna verso la prostituzione, gestendo gran parte dell’organizzazione degli incontri.
Secondo quanto emerso durante il processo, l’uomo avrebbe pubblicato annunci online, organizzato gli appuntamenti e controllato i contatti con i clienti. La moglie sarebbe stata costretta a incontrare decine di uomini, in alcuni casi anche attraverso pressioni e intimidazioni. Gli investigatori hanno ricostruito circa 120 clienti coinvolti nella vicenda.
"Il tribunale distrettuale ha accertato che è stato l’uomo a spingere la donna a entrare nella prostituzione ed è stato anche la persona che ha gestito la maggior parte dell’organizzazione", si legge nella nota diffusa dai giudici. Le condotte sono state considerate particolarmente gravi perché la vittima sarebbe stata "sfruttata senza scrupoli".
Il giudice Johan Ahlberg ha spiegato che l’uomo avrebbe "influenzato e costretto la moglie a compiere atti sessuali su se stessa, a trasmetterli online, ad accogliere altri clienti e a cercare di convincere vicini e clienti ad avere rapporti sessuali con lei". In diversi casi, ha aggiunto il tribunale, sarebbero state utilizzate "pressanti insistenze e un linguaggio sgradevole e sprezzante".
Durante il processo, la procuratrice Ida Annerstedt aveva dichiarato che la donna viveva in una condizione di forte paura nei confronti del marito. Secondo l’accusa, l’uomo le avrebbe rivolto minacce pesanti, arrivando a dirle di non farlo arrabbiare perché altrimenti "il mostro sarebbe stato liberato".
Il 61enne ha sempre respinto le accuse, sostenendo di essersi limitato ad aiutare la moglie nell’organizzazione di incontri che, a suo dire, sarebbero stati consensuali. Il tribunale, però, non ha accolto la sua versione e ha riconosciuto un quadro di controllo e coercizione. Oltre alla pena detentiva, l’uomo dovrà versare alla donna un risarcimento di 200mila corone svedesi.
I giudici hanno invece respinto le otto accuse di stupro contestate all’uomo: in sette episodi non sarebbe stato possibile stabilire con certezza se la partecipazione della donna fosse stata volontaria, mentre in un altro caso non sono stati chiariti gli atti sessuali avvenuti.
Anche gli uomini che avrebbero pagato per gli incontri sono finiti sotto processo. Dei 29 imputati per acquisto di prestazioni sessuali, 28 sono stati condannati: per alcuni sono state disposte pene detentive, mentre altri hanno ricevuto multe o condanne sospese.
Il caso è stato accostato a quello francese di Gisèle Pelicot, la donna il cui marito Dominique Pelicot è stato condannato nel 2024 per averla drogata e aver permesso ad altri uomini di abusare di lei mentre era incosciente. Un paragone evocato per la gravità delle accuse e per il ruolo centrale del marito nello sfruttamento della propria compagna.