Un gruppo di ranger del Parco nazionale del Salonga co–gestito da Wwf nella Repubblica Democratica del Congo (Karine Aigner/Salonga National Park)
in foto: Un gruppo di ranger del Parco nazionale del Salonga co–gestito da Wwf nella Repubblica Democratica del Congo (Karine Aigner/Salonga National Park)

Alcuni guardiani del Salonga, il parco nazionale co-gestito dal Wwf nella Repubblica Democratica del Congo, hanno commesso stupri di gruppo nei confronti di donne incinte, ucciso un abitante di un villaggio e torturato altre persone. E’ quanto emerge da un’inchiesta di BuzzFeed pubblicata nei giorni scorsi. Per il sito di informazione statunitense, inoltre, Wwf avrebbe cercato di insabbiare i risultati dell’indagine. Le prove sono state raccolte in un rapporto stilato da un gruppo di avvocati, attivisti, funzionari e un dipendente dello stesso Wwf. Il dossier con le testimonianze delle violenze è stato presentato a marzo 2019 ma non è ancora stato reso pubblico.

Secondo l’accusa, alcuni guardiani del Salonga, incaricati di prevenire il bracconaggio nella più grande riserva naturale africana, si sono macchiati di crimini orribili. Gli investigatori sono arrivati nella Repubblica democratica del Congo nella primavera del 2018, dopo le denunce di stupri di gruppo, omicidio e torture compiute dai ranger del parco. Dall'inchiesta – di cui BuzzFeed è entrato in possesso di una copia – risulta che quattro donne sono state violentate dai guardaparco. Una delle vittime era incinta e, a causa dell’aggressione, ha cominciato a sanguinare tanto da dover essere ricoverata in una clinica locale dove, pochi giorni dopo, ha abortito. Un'altra donna – continua il rapporto – ha implorato invano le guardie di “risparmiarla perché era incinta di 6 mesi”. Il marito ha raccontato di essere stato testimone dello stupro e di essere stato percosso dalle guardie. Un funzionario del parco di Salonga, a conoscenza delle violenze, aveva promesso di trattenere gli stipendi dei ranger per compensare le famiglie, che tuttavia non hanno mai visto alcun risarcimento.

Un altro crimine documentato dall'inchiesta riguarda la morte di Gaby Simba, un uomo arrestato dai guardaparco mentre stava raccogliendo acqua vicino al suo villaggio. I ranger volevano che gli rivelasse il nascondiglio di Shomba, il fratello sospettato di bracconaggio. Quando sono arrivati alla capanna, Shomba è riuscito a fuggire e i guardiani si sono accaniti sul fratello, torturandolo fino alla morte. Le indagini – lamentano gli autori – sono durate solo 8 giorni e sono state concluse in modo frettoloso, senza poter sentire altre testimonianze di gravi crimini commessi dai ranger del Salonga. Uno degli investigatori, infine, ha raccontato di essere stato minacciato di morte se non avesse abbandonato subito le sue ricerche.

Secondo quanto riporta BuzzFeed, il Wwf e il governo congolese sapevano dei crimini commessi dai guardiani del parco di Salonga. “Hanno avviato un'indagine – scrive BuzzFeed – dopo che Rainforest Foundation UK ha inviato al Wwf un rapporto con le accuse di stupro e omicidio”. E qui entra in gioco un altro aspetto dell’inchiesta giornalistica. Sì, perché sembra che Wwf abbia cercato di insabbiare il rapporto chiedendo agli autori di non rendere pubbliche le loro conclusioni. Un’accusa che il Fondo Mondiale per la Natura ha rifiutato sostenendo che “le affermazioni di BuzzFeed non coincidono con la nostra comprensione dei fatti”.

In una nota, la Ong per la tutela dell'ambiente chiarisce che: “Nel giugno 2018, in risposta alle accuse di sei crimini violenti nel parco nazionale di Salonga, il Wwf e l'Istituto del governo congolese per la conservazione della natura (Iccn) hanno lanciato un'indagine che ha incluso anche le prove raccolte da Rainforest Foundation UK. […] L’inchiesta si è conclusa a febbraio di quest’anno e il 4 marzo abbiamo annunciato un riesame indipendente guidato da Navi Pillay, l'ex Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani”. E per quanto riguarda la richiesta di non rendere pubblici i risultati dell’inchiesta? “La relazione non è stata resa pubblica – si difende Wwf – per tutelare la salute e la sicurezza delle vittime e delle loro comunità e per non interferire con le indagini e il processo contro i presunti colpevoli”. A maggio 2019, dopo un incontro con il governo di Kinshasa, Wwf ha detto che saranno adottate alcune misure, tra cui la sospensione dei guardiani accusati delle violenze e un nuovo codice di condotta per tutti gli impiegati del parco.

Dal 2015, il parco di Salonga è gestito dal Wwf assieme all'Istituto del governo congolese per la conservazione della natura (Iccn). Situato nel bacino del fiume Congo, il parco di oltre 33mila chilometri quadrati di foresta tropicale rientra nei siti Patrimonio dell’Umanità. Ma la sua biodiversità è minacciata dalle attività di bracconaggio. Nel Salonga, il Wwf ha tra gli obiettivi proprio quello di proteggere il ricco ecosistema, “sviluppando le capacità dei dipendenti per gestire al meglio il parco, combattendo il bracconaggio in modo più efficace, monitorandone scientificamente la biodiversità e costruendo le infrastrutture necessarie”. Tuttavia, alla luce delle denunce dei crimini commessi da alcuni guardaparco, è evidente che qualcosa non ha funzionato.