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Chi è Aung San Suu Kyi, la leader birmana arrestata oggi dopo un colpo di stato dell’esercito

Chi è Aung San Suu Kyi? Vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1991, è al momento capo di fatto del governo in Myanmar, dove nelle scorse ore si è verificato un colpo di stato da parte dell’esercito che ha portato al suo arresto. I militari da settimane denunciano irregolarità durante le elezioni legislative dello scorso novembre, vinte in modo schiacciante dalla Lega nazionale per la democrazia, partito che Aung San Suu Kyi ha fondato nel 1988.
A cura di Ida Artiaco
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Gli occhi del mondo sono oggi puntati sul Myanmar: nelle scorse ore c'è stato infatti un colpo di stato dell'esercito che ha arrestato Aung San Suu Kyi, leader del partito che ha la maggioranza nel parlamento, cioè la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), e di fatto capo del governo. Non solo. I militari hanno anche dichiarato lo stato di emergenza e sospeso le trasmissioni della tv di Stato dopo che da diverse settimane continuavano a denunciare irregolarità durante le elezioni legislative dello scorso novembre, vinte in modo schiacciante proprio dalla Lnd. Il potere è passato ora nelle mani del vicepresidente U Myint Swe, un ex generale allineato con i militari, nominato presidente ad interim, mentre Aung San Suu Kyi, già premio Nobel per la Pace nel 1991, sarebbe detenuta, secondo fonti a lei vicine, in un carcere a Naypyidaw, la Capitale del Paese. Ma chi è Aung San Suu Kyi?

La nascita della Lega Nazionale per la Democrazia e i primi arresti domiciliari

Nata il 19 giugno 1945 a Rangoon, capitale della Birmania nel periodo coloniale britannico, Aung San Suu Kyi ha sempre avuto un ruolo attivo nella difesa dei diritti civili nel suo Paese, tanto da farle meritare i premi Rafto e Sakharov, quest'ultimo sospeso all'inizio degli anni Duemila, e nel 1991 il premio Nobel per la Pace. Ce lo aveva nel sangue: già suo padre, il generale Aung San, capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, fu uno dei principali negoziatori dell'indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, anche se quello stesso anno fu ucciso da alcuni avversari politici. Pure la madre, Khin Kyi, è stata una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fece il suo debutto in politica nel 1988 quando fondò la Lega Nazionale per la Democrazia, ma un anno dopo le furono applicati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare. Proposta del regime che lei rifiutò.

Dal premio Nobel per la pace al colpo di stato del 2021

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Nel 1990 il regime militare decise di convocare elezioni generali, vinte proprio dalla Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro. Ma i militari rigettarono il voto e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L'anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace. Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995 ma restò comunque in un regime di semi-libertà. Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, le fu riconosciuta una maggiore libertà d'azione in Myanmar, ma l'anno successivo fu vittima di un attentato che mise a rischio la sua vita e fu di nuovo messa agli arresti domiciliari, poi rinnovati ancora nei tre anni successivi. Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi fu finalmente liberata, due anni dopo ottenne un seggio al parlamento birmano. Successivamente ha iniziato a visitare vari paesi, dato che le era stato finalmente concesso il permesso dal Governo birmano. Ancora, nel 2015 la Lega Nazionale per la Democrazia ottenne nelle elezioni 291 seggi: si trattava delle prime elezioni libere dal colpo di Stato del 1962. Nel 2016 divenne Ministro degli Affari esteri, della Pubblica Istruzione, dell'Energia elettrica e dell'Energia e Ministro dell'Ufficio del Presidente, prima di diventare consigliere di Stato nel 2016, una sorta di Primo ministro. Infine, nelle scorse ore è stata arrestata e detenuta in una prigione di Naypydaw insieme al presidente Win Myint, nell'ambito di un colpo di Stato promosso dalle forze armate del paese, in protesta contro l'esito delle elezioni generali del novembre 2020, ritenute fraudolente. La Lnd aveva ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando 368 seggi su 434, mentre il principale partito di opposizione, il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione (USDP), sostenuto dai militari, si era aggiudicato solo 24 seggi.

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