Abiy Ahmed Ali (Getty).
in foto: Abiy Ahmed Ali (Getty).

Abiy Ahmed Ali, rivoluzionario premier dell'Etiopia, ha vinto il premio Nobel per la Pace 2019, battendo la concorrenza di illustri candidati, dall'attivista svedese Greta Thumberg alla cancelliera tedesca Angela Merkel passando per Papa Francesco. Classe 1976, con il suo governo è riuscito a mettere fino al conflitto decennale che il suo popolo combatteva contro l'Eritrea, facendo anche importanti passi in avanti per il riconoscimento e il rispetto dei diritti civili. "Il premio Nobel per la pace 2019 – ha precisato il Comitato di Oslo in un tweet – intende riconoscere tutte le parti interessate che lavorano per la pace e la riconciliazione in Etiopia e nelle regioni dell'Africa orientale e nordorientale. Abiy Ahmed Ali, in stretta collaborazione con Isaias Afwerki, il presidente dell'Eritrea, ha rapidamente elaborato i principi di un accordo di pace. Nel suo paese, anche se rimane molto lavoro da fare, ha avviato importanti riforme per dare a molti cittadini la speranza per una vita migliore e un futuro più luminoso. Come primo ministro, Abiy Ahmed ha cercato di promuovere la riconciliazione, la solidarietà e la giustizia sociale".

Abiy Ahmed Ali, l'uomo della pace tra Etiopia ed Eritrea

Abiy Ahmed Ali, 43 anni, è diventato premier dell'Etiopia il 2 aprile 2018, dopo aver già ricoperto il ruolo di ministro della Scienza e della Tecnologia ed essere stato a capo della cyber security del Paese. La sua è una famiglia mista, metà cristiana e metà islamica. Dopo la laurea in ingegneria informatica ad Addis Abeba, ha proseguito i suoi studi all'Università di Greenwich a Londra e poi ha ottenuto un dottorato in risoluzione dei conflitti. È di etnia oromo, il gruppo etnico maggioritario del Paese, ma anche il più marginalizzato e protagonista nel corso della storia di numerose proteste anti-governative. A lui si deve un profondo rinnovamento dello Stato, a cui ha lavorato sin dai primi giorni del suo insediamento: ha fatto scarcerare migliaia di prigionieri politici, legalizzato i partiti d’opposizione, allentato la censura e denunciato l’uso della tortura da parte dei servizi di sicurezza dello stato. Ma soprattutto ha promosso la riappacificazione con la vicina Eritrea, contro la quale c'era una guerra che andava ormai avanti da anni, dal 1998. Il 16 settembre 2018 ha infatti firmato gli accordi di pace con il premier del Paese confinante inaugurando un periodo di pace, che ha portato alla riapertura dei confini e delle reciproche ambasciate, oltre al ripristino dei voli tra Addis Abeba e Asmara.

Chi è Abiy Ahmed Ali, "un incrocio tra Che Guevara e Macron"

Il prestigioso Financial Times aveva definito Abiy Ahmed Ali "un incrocio tra Che Guevara e il presidente francese Emmanuel Macron", al punto che i suoi concittadini, grati per il suo operato, hanno coniato per lui il termine "Abiymania". Il premier si è reso protagonista di una rivoluzione profonda nel suo Paese, introducendo riforme che fino a pochi fa sarebbero state impensabili. E tutto nel giro di pochi mesi: tra i provvedimenti più importanti, ha revocato lo stato di emergenza, ordinato il rilascio di migliaia di prigionieri, permesso ai dissidenti di tornare a casa e sbloccato centinaia di siti Web e canali TV, sui quali in precedenza vigeva la scure della censura, oltre a risolvere i conflitto con l'Eritrea. Tuttavia, non tutti hanno preso bene la sua voglia di cambiamento: a giugno del 2018 è stato anche preso di mira nel corso di un attentato diretto alla sua persona. Ma la maggior parte della popolazione è dalla sua parte: "La sua formazione e la sua esperienza precedente sono fondamentali, sta facendo un ottimo lavoro soprattutto per il futuro dei giovani", aveva detto un civile nel corso di un'intervista rilasciata alla BBC nel 2019.